Il ricordo della peste in montagna ai tempi del Coronavirus

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Anche la piccola Campeda, nel Comune di Sambuca, ha la sua leggenda. La malasorte prese di mira La Ca’ e la famiglia numerosa dei Vivarelli che vi abitava: morirono il padre e tutti i figli. Si salvò solo l'ultimogenito, ancora lattante, e la madre. Passata la pestilenza si disse che quello era il figlio dei Diavolo. Da allora i discendenti sono detti i "Diavoli", con un'accezione positiva: quella di gente che si è fatta valere e ha superato una grande sventura

No alla fusione, il Comune di Sambuca conservi la sua tradizione

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Contrari all'ipotesi di accorparlo a Pistoia o a San Marcello Piteglio i consiglieri comunali Francesco Cipriani ("Tradizioni e futuro per Sambuca Pistoiese"), Venusia Ducci, ("Futuro Civico San Marcello Piteglio") e Lorenzo Galligani (Fratelli d’Italia Pistoia). L'alternativa? "Più attenzioni e risorse da Stato e Regione"


Addio all'ultimo, solitario abitante di Campeda Nuova

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Divino Biffoni è deceduto pochi giorni fa a 83 anni. Di antica famiglia giunta in Appennino già nel 1700, aveva girato l'Italia e si era poi stabilito sulla nostra montagna a metà degli anni '90. Qui ha vissuto per un lungo periodo in completa solitudine, a parte i mesi più rigidi e a parte le visite di amici e parenti. Sapeva far di tutto con la pietra, il ferro e il legno. Non a caso aveva ereditato dal nonno materno il soprannome di “Maestraccio” come lo chiamavano i pochi suoi coetanei rimasti

“Giornate FAI d'autunno”, oltre cento persone in visita alla Sambuca

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Domenica 13 ottobre i volontari del Fondo Ambiante Italiano hanno aperto del porte dell'Oratorio di Santa Maria del Giglio, della Chiesa di San Jacopo e della Rocca. I visitatori accompagnati da una guida attraverso gli stretti selciati medievali. Al termine ritrovo nel locale del bivacco, con vivande calde e necci, distribuiti dai volontari della Proloco di Taviano

UN PAESE ALLA VOLTA / TREPPIO E LE SUE TRADIZIONI

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L'origine del nome, fra la derivazione dal latino trivium (incontro di tre strade) e la leggenda dei tre galeotti rifugiatisi qui. Un borgo ricco di feste popolari. Alcune perse negli anni, altre tramandatesi fino ad oggi. Di grande rilievo la Processione del Gesù morto: un evento diviso in due parti, che conserva il fascino e la religiosità di un tempo. E ancora il Cantamaggio, nato per salutare il ritorno di chi era emigrato per lavoro, il Fogarone, grande falò acceso alla vigilia di Natale, e il Presepe vivente, celebrazione che si svolge solo dal 2005