Le città sono giganti dai piedi d'argilla: ce lo dice l'ennesima alluvione

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I drammatici fatti di Livorno mostrano agglomerati urbani vulnerabili, cementificati e asfaltati oltre misura, con fiumi e torrenti tombati. Necessario cambiare i regolamenti forestali; regimare e ripulire i corsi d'acqua; predisporre briglie che rallentino a monte la furia delle ondate di piena; favorire l'agricoltura di montagna e di collina. Serve una svolta culturale, che consideri città e territori circostanti come un unicum

La montagna mai così ricca di eventi. Un ottimo segno. Ma con troppe “coincidenze”

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Appuntamenti a non finire, dovunque e di ogni genere. Un grande successo per tutti, in alcuni casi ben oltre i confini locali, e una opportunità anche in chiave turistica. Grazie, soprattutto, al lavoro volontaristico. Con un limite evidente: l'eccessiva sovrapposizione in alcuni momenti, a fronte del nulla di altri. Manca il coordinamento fra chi organizza. E, più in generale, un progetto di rete e una “regia”


Quelle “sinergie” positive che servirebbero alla nostra montagna

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Oggi si sconta la mancanza di una vera “filosofia” dell'ambiente anche se vi sono molti esempi di di interazione positiva tra uomo e natura. Non mancano gli esempi, anche vicino a noi, come il Padule di Fucecchio o il Parco della Querciola a Quarrata. Dobbiamo ripartire da qui: ambientalisti, cacciatori, boscaioli, imprenditori, proprietari di boschi e terreni devono pensare ad una vera “sinergia”. Alle istituzioni il compito di coordinarla

Anno nuovo, primi bilanci. Tanti segnali incoraggianti

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