L'esempio di Paraloup ci interroga: perché lì sì e da noi no?

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Riflessione di un lettore sull'articolo uscito la vigilia di Pasqua: "La bella convergenza d'intenti trovata in Val Stura ha riportato la vita su quei monti non tanto diversi dai nostri". Un esempio da seguire per guardare al futuro con più ottimismo: "Nel nome di quella dignità che certo non manca alla nostra gente quando è chiamata ad essere protagonista del proprio destino"

Rinnovo il mio appello: passiamo dal dire al fare

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Sante Ballerini scrive ancora alla Voce della Montagna. L'analisi della fine di un'epoca: i risultati di sessant'anni di abbandono dei monti e la necessità di ripartire: "Scopriamo tutte le sinergie possibili. La montagna ha ancora molto da offrire: cominciamo a conoscerci e a contarci, mettendo insieme tutti quelli hanno voglia di fare"


E adesso creiamo "l'Operappenninica". Per dare un futuro ai nostri monti

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Sostegno convinto all'idea lanciata da FEDERICO PAGLIAI di far nascere un CONSORZIO-COOPERATIVA del fare. Arriva da SANTE BALLERINI, originario di SAMBUCA: "Sono fiducioso: mi ha convinto la grande adesione all'iniziativa per le popolazioni colpite da nevicate mai viste e dal terremoto". La ricetta? Semplice: "Servono uomini liberi e di buona volontà, capaci di cambiare la sorte segnata di tutta la nostra Montagna"

“Risalire con un’azione collettiva. Ma il pallino non può restare in mano ai politici”

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Nuovo intervento di SANTE BALLERINI dopo la lettera del consigliere comunale ROBERTO FOSSI. Che affronta il tema dell’abbandono della montagna: “Nel Comune di SAMBUCA si è passati dai 4688 abitanti nel 1961 ai 1749 del 1981”. E non crede al riscatto della Politica: “Sta ai sambucani e ai tantissimi che a Sambuca possiedono casa e terreni dire basta allo stato di abbandono e al degrado che devasta il territorio”

"Spetta alla politica creare le condizioni per vivere nelle aree periferiche"

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Il consigliere comunale ROBERTO FOSSI riprende l'intervento di SANTE BALLERINI: "D'accordo con le premesse ma le scelte deve farle la politica". Serve "una classe dirigente che progetti un rinnovato sviluppo delle aree marginali". Il ruolo della comunità? "Saper scegliere amministratori capaci". Ed essere consapevoli di un "progetto globale e non locale, che coinvolge la metà dei comuni italiani"