Le offese “ingenue” dei nostri nonni montanini

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Ci si offendeva anche tanti anni fa ma in modo assai più blando degli epiteti usati oggi (e della violenza verbale che spesso li accompagna). Un uomo poteva essere definito bindolo, baggiano, chiorbone, balestrone, locco, belone. E per le donne si usavano espressioni come gavorchio, brendana, pignattona, catrame. I tanti modi di dire e i loro significati

Quel fungo è una ballerina che si muove al ritmo di danza

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In Giappone viene chiamato “fungo danzante” (Maitake). E' il Polyporus frondosus sulla nostra montana detto Barbagino o Fungagnino. In altre regioni conosciuto con il nome di Grifola, Leprina, Fungo imperiale e in molti altri modi. E' più buono e assai più delicato del porcino oltre ad essere dotato di moltissime proprietà officinali

In grande quantità: ovvere “a iosa” e “a bizzeffe”

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Le origini di due modi di dire molto comuni anche in montagna. Per alcuni la prima sarebbe una semplificazione dialettale pistoiese del modo di dire “(D) io sa (quanto)", per altri una variazione di "chiosa" (piastrella di piombo). Tre le spiegazioni per la seconda: avrebbe origine nella Roma del XV secolo, deriverebbe da un'espressione araba o da una tipica toscana

I nostri nonni inventavano e cambiavano le parole

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Le aree più marginale da sempre modificano di più anche la lingua parlata. Le alterazioni sono di vario tipo. In alcuni casi appena percettibili, in altri di vera e propria deformazione e trasformazione dei termini. Un fenomeno che fa sorridere ma che è al centro di studi seri e approfonditi