E' tempo di lavorar la terra: arare, solco, iova…

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Cambiano i mezzi restano uguali i modi di dire. L'origine molto antica di arare e le derivazioni aratro, aratura e altre. Il solco deriva dal greco e ci riporta ai tempi in cui si usavano gli animali. La iova è in origine una zolla di terra erbosa. Un'espressione che si ritrova anche nel corso e nei dialetti versiliesi-apuani

L'origine dei “cenci”, dolci fatti con gli scarti di pasta

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Diverse le interpretazioni sul nome di questo prodotto tipico del periodo di Carnevale. Dal latino “cincius” ma anche il senso antico di cencio come “uomo dappoco”, quindi cosa vile. Nei territori a influenza bolognese si usano i termini “frappe”, “sfrappe” o “sfrappole” e l'origine è quella francese di “frape”, ovvero frangia


Quando la mora è nera, un fuso per sera

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Un proverbio molto legato alla vita reale. A settembre, infatti, le giornate iniziano ad accorciare e in passato ci si poteva dedicare di più alle attività domestiche. Da qui il legame fra il frutto di bosco, che matura in quel periodo, e la filatura della lana

Il "Brocco"? Un cavallo inaffidabile. E poi anche un atleta scarso

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L'origine di questa parola, il latino broccus, aveva tutt'altro significato: si riferiva a una cosa sporgente, all'infuori. E spesso era legato alla conformazione dei denti. Poi nel linguaggio ippico ha significato "ronzino" con i denti sporgenti. Più di recente si è iniziato ad utilizzarlo per chi si cimenta in attività sportive con scarsi risultati

Fancilla, quel modo antico per chiamare una ragazza sulla Montagna Pistoiese

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E' la versione femminile contratta di fan(ti)cello, quello che era il garzone già nel 1300, collegato alla parola fante e al suo contrario infante (dal latino fari, ovvero parlare). Secoli più tardi, intorno al 1700, il termine fancilla ha acquistato il significato di bambina, con una connotazione vezzeggiativa. E oggi viene ancora utilizzato soprattutto da persone di una certa età