L'arte artigiana  |  febbraio 3, 2026

Il corso per mugnaio e il ritorno degli antichi mestieri

Le lezioni teoriche e pratiche promosse dall’Associazione “I tre mulini” di Orsigna nell’ambito del Sistema museale della Montagna pistoiese. Già 34 iscritti provenienti anche da fuori provincia e regione. Oltre a questa iniziativa l’Ecomuseo, in collaborazione col Museo della gente di Rivoreta, ha lanciato corsi per cestai e impagliatori di sedie. Il direttore Vagaggini: "Già tante richieste anche per questa iniziativa"

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Il molino di Giamba a Orsigna

ORSIGNA (PISTOIA) – Già da tempo, su queste pagine, abbiamo caldeggiato una nuova attenzione ai lavori antichi, non tanto perché si debba riesumare un passato nostalgico da sognatori fuori stagione, quanto perché quei mestieri hanno contribuito direttamente o indirettamente ad aver cura del territorio e dell’intero ecosistema. Inoltre un ritorno intelligente al passato può servire sia per ritrovare le nostre radici dimenticate, sia per creare nuove opportunità di lavoro per giovani che non volessero abbandonare la montagna.

Perciò salutiamo con soddisfazione l’iniziativa dell’Ecomuseo e dell’Associazione “I tre mulini” di Orsigna che, nell’ambito del Sistema museale della Montagna pistoiese, hanno promosso un corso teorico e pratico per mugnaio che si sta tenendo tra Momigno e Orsigna.

Tanti iscritti anche da fuori regione

Il direttore dell’Ecomuseo, Lorenzo Vagaggini, è colpito dal numero di adesioni all’iniziativa; “Sapevamo che c’era interesse, ma non ci aspettavamo 34 iscritti, con 30 effettivi, provenienti anche da fuori provincia e da fuori regione ed è un numero di richieste che giustificherebbe subito una seconda edizione. Il corso si svolge in aula e dentro il mulino con prove di molitura di castagne e mais ed ha come obiettivo quello di approfondire in maniera esperienziale tutta la filiera della produzione della farina di castagne di qualità”. Stanno partecipando al corso castanicoltori ma anche chi è interessato a recuperare castagneti storici, mentre altri sono più inclini al tema della molitura; e c’è anche chi intenderebbe recuperare un vecchio mulino o un seccatoio.

“Tutta la parte logistica e organizzativa è curata dall’Associazione I Tre mulini, mentre la promozione ed il finanziamento sono promossi dal SIMOP (Sistema Museale della Montagna Pistoiese) di cui l’Ecomuseo è capofila”, spiega ancora Vagaggini.

Una scelta intelligente

Non c’è da meravigliarsi del successo di questa iniziativa perché i tempi sono ormai maturi per un rilancio della castanicoltura storica; lo dicono anche i dati economici. Il nostro Paese, che nei primi decenni del secolo scorso era grande esportatore di castagne e farina dolce, oggi ne importa dall’estero il 60-70% del proprio fabbisogno e la qualità dei prodotti importati e sicuramente scadente. Inoltre, chi ha a che fare con le castagne lo sa, da alcuni anni si deve lasciare ai cinghiali ed agli altri ungulati circa la metà della potenziale raccolta perché la filiera del castagno è zoppa, per mancanza di metati e di molini. Infine anche economicamente il prezzo di castagne e dei suoi derivati comincia ad essere interessante per chi voglia dedicarsi alla castanicoltura.

Però è necessario che questo risveglio di interesse sia accompagnato da una revisione della normativa sul recupero dei castagneti storici che, ad oggi, risulta bizantina e direi anche punitiva. Occorre quindi uno sforzo collettivo per sostenere questo nuovo e contemporaneamente antico settore che ha fatto vivere generazioni e generazioni di montanini.

Un corso anche per cestai e impagliatori di sedie

Sulla stessa linea l’Ecomuseo, in collaborazione questa volta col Museo della gente di Rivoreta, ha lanciato tre proposte che cercano di promuovere attività ormai scomparse. Anche in questo caso Lorenzo Vagaggini ci spiega meglio i motivi dell’iniziativa: “Abbiamo fatto un percorso per progettare assieme qualcosa che rispondesse alle richieste e fosse coerente con la tematica del museo di Rivoreta (mestieri e vita dei montanini). Da qui le tre proposte dei cesti di vimini, dei cavagni e dell’impagliatura delle sedie. Abbiamo coinvolto ovviamente maestri di queste rispettive arti e, per la parte della impagliatura delle sedie siamo andati a trovare chi, nelle zone di padule, come Sibolla, organizza la raccolta delle erbe palustri per impiegarle nelle attività tradizionali. Anche in questo caso, ad un mese dall’inizio del corso ci sono già numerose richieste di iscrizione”.

Il successo di queste iniziative dimostra che pensare al passato significa contemporaneamente guardare anche al futuro.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)