Economia  |  gennaio 25, 2026

Aziende in crisi, i dati allarmano. Aumentano le chiusure anche in montagna

I casi di due piccole e giovani imprese pastorali che hanno cessato di recente l’attività a Cireglio e Orsigna. Secondo Confagricoltura Pistoia servono sostegni strutturali. Il parere di Corsini delle Roncacce: “I contributi regionali e comunitari destinati ai progetti-giovani vincolano l’attività solo per cinque anni. Nascono così imprese guidate da chi non ha esperienza gestionale ed è poi spesso costretto a chiudere"

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Quando chiude un’azienda non c’è mai da esultare perché con essa se ne va un’esperienza, una tradizione e molto spesso anche una specificità che non viene rimpiazzata o sostituita con le medesime caratteristiche.

In Italia nel 2025, o meglio nel periodo compreso tra il primo Gennaio e il 30 Novembre, sono “morte” 283.637 aziende, sulla base dei dati CRIBIS, il portale e-commerce che dà accesso alla banca dati di informazioni commerciali su imprese italiane e estere; spesso si tratta di aziende individuali o con al massimo due dipendenti, ma il dato più preoccupante è che il 26% è costituito da aziende giovani che chiudono entro i primi 5 anni di attività. Questo dovrebbe far riflettere sui motivi, anche vari, che portano a questi effetti e a quali soluzioni adottare in un Paese, come il nostro, in cui l’unica certezza incrollabile è la burocrazia.

La situazione nel pistoiese

Volendoci limitare all’ambito agricolo nella nostra realtà pistoiese, occorre rilevare che diverse aziende, specialmente nel settore olivicolo sono sull’orlo della chiusura a causa di avversità ambientali e di costi crescenti.  Confagricoltura Pistoia ha denunciato a più riprese la necessità di sostegni strutturali, perché il rischio non è soltanto la chiusura di qualche azienda ma anche la perdita di una tradizione plurisecolare e l’abbandono di terreni coltivati che produrrebbe un imbarbarimento ambientale anche intorno alle città. Il problema, dunque non è solo economico, ma coinvolge anche la perdita del paesaggio culturale con tutto ciò che ne consegue, anche in termini estetici. Le soluzioni, secondo Confagricoltura, sono semplificazioni fiscali e burocratiche, incentivi per una gestione sostenibile e strumenti assicurativi che salvaguardino il patrimonio agricolo territoriale.

E nella nostra montagna?

In generale le aree marginali sono sempre le più penalizzate, secondo una logica inconcepibile per un paese civile e la nostra Montagna non fa eccezione, pur mantenendo alcune eccellenze, specialmente in ambito artigianale, dettate più dalla resilienza dei singoli imprenditori che da un sostegno normativo e fiscale da parte degli enti statali e regionali. Per di più il nostro territorio montano è estremamente fragile dal punto di vista ambientale e sono preziose le aziende agro-silvo-pastorali che lo presidiano.

Purtroppo nel corso del 2025 due aziende pastorali hanno chiuso l’attività in aree diverse della nostra montagna; la prima a Cireglio e l’altra all’Orsigna. Si tratta di giovani imprenditori che hanno abbandonato l’allevamento caprino e hanno scelto un lavoro dipendente o addirittura si sono trasferiti. Al di là dei motivi personali, che pure hanno avuto il loro peso, non si possono non mettere in conto le difficoltà di vario genere che si incontrano nella gestione degli animali soprattutto in aree dislocate geograficamente, a cominciare dai regolismi burocratici e dai balzelli fiscali, che hanno indotto una giovane imprenditrice alla seguente amara considerazione: “Tanto si vuole spingere la gente solo verso la grande distribuzione”.

Purtroppo in questo sfogo c’è del vero, anche se c’è da tener conto di altri aspetti, di cui parla un imprenditore “storico” della nostra montagna

L’opinione di Giuseppe Corsini

Che le cose siano strutturalmente più complesse lo testimonia Giuseppe Corsini, allevatore e fondatore dell’azienda agrituristica Le Roncacce. ”Purtroppo qui in montagna – dice Giuseppe – si assiste spesso a cessazioni di attività in ambito  agricolo-pastorale perché i contributi regionali e comunitari destinati ai progetti-giovani vincolano l’attività  solo per cinque anni e vengono elargiti anche a  chi non ha alcuna esperienza gestionale specialmente in aree disagiate. Nascono così aziende poco strutturate che non vivono a lungo e spesso dopo i primi cinque anni sono costrette a chiudere. C’è da dire, poi, che non sono disponibili i dati regionali sul saldo annuale della natalità e della mortalità delle aziende in questo settore e navighiamo un po’ al buio”.

Una soluzione, però, ci sarebbe: “Se vogliamo davvero incentivare la nascita di realtà solide – continua il Corsini – occorre formare giovani volenterosi nelle aziende esistenti, anche retribuiti per due o tre anni, e concedere loro i contributi solo dopo che abbiano maturato esperienza e siano davvero coscienti delle difficoltà di fare azienda in montagna. Altrimenti si buttano via risorse con scarsi risultati”.

Sagge parole, che da tempo non ci stanchiamo di ripetere e che dimostrano ancora una volta quanto siano alla lunga troppo evanescenti le disposizioni pensate dietro le scrivanie e quanto poco incidano sulla realtà quotidiana, tanto più se sono condite con slogan e con bilanci vanitosi e parziali. E Corsini conclude il suo pensiero sulla gestione dei boschi : “Anche in ambito forestale ci sarebbe da fare una lunga riflessione perché le norme attuali privilegiano l’alto fusto rispetto al naturale allevamento delle piante giovani”.

Sarebbe come dire, aggiungiamo noi, che l’avvenire di un popolo si poggia sugli anziani!!


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)