Sanità e sociale  |  gennaio 29, 2026

“Parlaci di te”, all’ospedale di Pescia il progetto per aiutare il “risveglio” dei pazienti in rianimazione

Il percorso di medicina narrativa e umanizzazione delle cure attivato nella Terapia Intensiva del presidio ospedaliero della Valdinievole. I familiari dei ricoverati rispondono ad alcune domande sulla persona, i suoi gusti, le cose che lo fanno star bene. Informazioni utili ai sanitari nella fase del risveglio del paziente. A distanza di tempo viene effettuata una telefonata di richiamo per valutare l’andamento del recupero ed eventuali problematiche legate alla fase post-rianimazione

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PESCIA (PISTOIA) – I cibi preferiti, la squadra del cuore, le letture, la musica o i programmi televisivi più amati, ma anche ciò che rassicura e rappresenta una persona. Piccoli, ma preziosi dettagli che consentono agli operatori sanitari di avvicinarsi al paziente in modo più personale, anche quando non è ancora in grado di comunicare, soprattutto durante le delicate fasi del risveglio in Terapia Intensiva.

Il progetto innovativo all’ospedale di Pescia

Parte dall’ospedale SS. Cosma e Damiano della Valdinievole il progetto di medicina narrativa e umanizzazione delle cure, attivato presso la Terapia Intensiva del presidio- Area di Anestesia e Rianimazione dell’Asl Toscana centro, Dipartimento di Emergenza e Area Critica – con l’obiettivo di rendere l’assistenza più umana e personalizzata anche nei contesti ad alta complessità assistenziale.

L’aiuto dei familiari con informazioni sul paziente

Il progetto, avviato da alcune settimane, ruota attorno a un poster narrativo dal titolo “Parlaci di te”, che viene compilato dai familiari del paziente ricoverato rispondendo a semplici domande in grado di rappresentare la persona, i suoi gusti, le cose che più lo fanno star bene. Le informazioni raccolte diventano un vero e proprio ponte relazionale: durante la fase di risveglio, aiutano il personale sanitario a rivolgersi al paziente chiamandolo, ad esempio, con il nome più familiare o facendo riferimento a ciò che ama, contribuendo a creare un ambiente più rassicurante. Il poster viene poi affisso accanto al letto, in particolare nei casi che richiedono più giorni di sedazione e per accompagnare e sostenere il momento del risveglio.

L’iniziativa prevede l’eleggibilità del paziente (ovvero che il paziente è idoneo) al progetto da parte del personale medico e infermieristico della Rianimazione, una volta superata la fase acuta e previo consenso dei familiari.

Il follow up post dimissione

Il progetto, seguito dal punto di vista medico dai dottori Emiliano Lotti e Andrea Ciani e dal team infermieristico della rianimazione, si completa con un follow-up post-dimissione: a distanza di tempo viene effettuata una telefonata di richiamo al paziente o ai familiari per valutare l’andamento del recupero e intercettare eventuali problematiche legate alla fase post-rianimazione e, se necessario, una visita da parte di un team medico-infermieristico con presa in carico anche tramite l’attivazione di percorsi specialistici.

Un “progetto personalizzato” per migliorare l’approccio al paziente

“Questo progetto consente un approccio più personalizzato anche in contesti ad alta intensità di cura come la Rianimazione – sottolinea la direttrice sanitaria dell’ospedale della Valdinievole, Giuditta Niccolai –. È un’iniziativa che mette al centro il paziente come persona, con la sua storia, le sue relazioni e la sua identità, inserendosi pienamente nel percorso di umanizzazione delle cure”.

“Il poster narrativo rappresenta per noi un passo in avanti nel migliorare l’approccio al paziente e ci allinea con quanto già viene fatto nelle più importanti terapie intensive del Nord Europa – evidenzia il direttore di Anestesia e Rianimazione dell’ospedale, Filippo Bressan –. Le domande, formulate nel rispetto della privacy, permettono di conoscere meglio la persona di cui ci prendiamo cura e di personalizzare un approccio che rischia di essere in secondo piano in un ambiente ad alta tecnologia quale quello delle rianimazioni”.

“Le fasi di risveglio sono momenti particolarmente delicati, in cui il paziente può sentirsi disorientato e spaesato – spiega il direttore dell’Area di Anestesia e Rianimazione, Vittorio Pavoni –. Questo progetto di medicina narrativa aiuta la persona a ritrovare consapevolezza di sé e a rafforzare la relazione tra equipe sanitaria, paziente e familiari, contribuendo anche alla riduzione dello stress e al miglioramento complessivo dell’esperienza di cura”.


La Redazione

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