PISTOIA – Non sempre la pubblicazione di un libro corrisponde ad un’operazione culturale; a volte è il frutto di aspirazioni un po’ meno nobili. Diverso è il caso della riproposizione in italiano del volume di Pippo Rusconi, dal titolo originario Le pays des montagnes de pistoie che, nella traduzione di Andrea Ottanelli e di Giulia Ottanelli, è diventato “La montagna pistoiese”, Alvivo Edizioni 2025. L’opera, promossa dal GAL MontagnaAppennino e presentata il 18 Dicembre 2025 nella sala del Consiglio del Palazzo comunale di Cutigliano, è corredata da illustrazioni, cartoline d’epoca nonché da foto più recenti ed ha il merito di far riscoprire il quadro socio-economico della nostra Montagna tra la fine dell’800 e il primo ‘900.
Si tratta di un documento sull’ambiente, il territorio, l’organizzazione sociale e sulle tradizioni della gente di quassù, dedita al lavoro, ma anche oppressa da sacrifici e da stenti indicibili, nonché spesso costretta ad emigrazioni stagionali.
Pippo Rusconi, l’autore
Nell’ambito dei nascenti studi sociologici francesi, Pippo Rusconi pubblica nell’Agosto del 1911, sulla rivista La Science sociale, uno studio sulla Toscana “fatto da un toscano”, come afferma Paul Roux nella prefazione. Emerge un quadro incentrato prevalentemente sulla valle della Lima e più particolarmente sul paese di Spignana e sulla fattoria La Lama; tuttavia quest’area così ristretta può assurgere a paradigma dell’intera Montagna pistoiese dal punto di vista economico-sociale e culturale.
Vi si parla di poderi, di mezzadrie, di piccoli e grandi proprietari, di economia agro silvo pastorale, di industria alberghiera, di turismo, di fabbriche e di vita collettiva, forse l’aspetto più stimolante dell’intera opera. Non è un caso che il curatore, Andrea Ottanelli, si soffermi, nell’introduzione, sull’interesse che ha destato anche all’estero questa parte di Toscana, solo apparentemente marginale ma degna di uno studio approfondito a tutto tondo con lo spirito positivista “che intendeva illustrare modi e stili di vita degli abitanti con metodi e contenuti dell’indagine sociale”.
La vita collettiva
Uno degli aspetti individuato da Rusconi che più di tutti colpisce è l’ultima sezione dell’opera dedicata alla vita collettiva della gente di Montagna.
Emerge un profondo spirito comunitario ed un senso rilevante di appartenenza ai luoghi ed alle tradizioni che costituivano il cemento ed il supporto alla vita spesso grama dei borghi montani. Le feste paesane, le cerimonie e le ricorrenze religiose, le veglie serali e notturne, le villeggiature estive, attese dai montanini come preziosa risorsa economica, la frequentazione dei castagneti, con tutte le attività connesse che avevano anche una dimensione rituale. Insomma un senso collettivo che riuniva i paesani intorno al campanile ed ai valori tramandati dai padri.
E infine la religione, che costituisce l’ultimo paragrafo dell’opera; sull’argomento l’autore si esprime così: “I paesi di Montagna sono di solito pervasi da un forte spirito religioso e nelle Montagne di Pistoia la credenza religiosa è molto radicata tra i paesani”. Questo ha prodotto gente onesta e retta, semplice, dignitosa e rispettosa delle leggi e delle autorità, perché, come peraltro sosteneva lo stesso Machiavelli, il fondatore della scienza politica moderna, l’educazione religiosa è di grande supporto al rispetto delle regole della convivenza civile e riduce di molto la necessità di normare ogni aspetto della vita.
La lettura di questo libro è davvero interessante, anche se può indurre il lettore montanino a qualche malinconia nel vedere come di quel mondo oggi non sia rimasto quasi niente e, se può confortare il fatto che ci siamo lasciati alle spalle le fatiche e gli stenti di quel tempo, non si può non rimpiangere l’attaccamento alle radici che rendeva quelle genti orgogliose, sanguigne e fortificate dalla testimonianza e dallo spirito degli avi.
