Ambiente  |  aprile 13, 2026

Il verde visto dalle metropoli? Ideologico e disconnesso dalla realtà

Pubblicati gli atti di un convegno del 12 e 13 aprile 2024 sui Cent’anni di boschi e cura delle montagne (1923-2023). Nella relazione del direttore dell’Ecomuseo una riflessione sulle foreste delle terre alte e marginali. Ovvero “un immaginario urbano di rivendicazioni ambientaliste, cultura new-age, linguaggio pubblicitario, documentari naturalistici di qualità variabile”. Sullo sfondo restano tutti i nodi irrisolti: nome di tutela sbagliate, gestione dell’ambiente squilibrata, necessità di un profondo riordino catastale

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Sono stati pubblicati, a cura dell’Ordine dei dottori agronomi e dei dottori forestali della provincia di Pistoia, nonché dell’Associazione Ecomuseo della Montagna pistoiese, gli atti di un convegno svoltosi a Palazzo Achilli (Gavinana) nei giorni 12 e 13 Aprile 2024 su un resoconto centenario (dal 1923 al 2023) relativo alla gestione dei boschi e delle foreste nazionali e della nostra Montagna.

Molti e di vario genere sono gli interventi, alcuni di natura storica, altri più specificamente forestali e ripercorrono un lungo periodo in cui si sono sommate leggi e decreti finalizzati alla gestione del nostro patrimonio boschivo nazionale e appenninico.

Il volume è sicuramente interessante come documento storico e come resoconto della legislazione emanata in materia ed invita a riflettere su una serie di problemi che tuttora non sono stati risolti.

Credo che l’introduzione di Lorenzo Vagaggini, attuale direttore dell’Ecomuseo della Montagna pistoiese, contenga riflessioni adeguate sulla situazione forestale delle terre alte e marginali. Intanto la gestione dei boschi non può essere disconnessa dal fattore antropico, che costituisce di per sé presidio e tutela del territorio, e la desertificazione demografica attuale delle colline e delle montagne va nella direzione esattamente opposta.

Poi occorre un’opera nuova di mediazione tra montagna e città in modo tale che si capisca che l’una ha bisogno dell’altra. Ma è ancor più veritiero ciò che il Vagaggini afferma a proposito del paesaggio appenninico: “Capita che contemplando un paesaggio appenninico, con le sue estese foreste e i pochi pascoli e aree aperte… la maggior parte delle persone, prive  delle necessarie chiavi di lettura, trovi soccorso in un immaginario ‘urbano’, ossia  uno spazio ideale collettivo dove per decenni si sono mescolate e continuamente rielaborate rivendicazioni ambientaliste, cultura new-age, linguaggio pubblicitario, documentari naturalistici di qualità variabile, con gli slogan di divulgatori e presunti esperti opinionisti”. Un modo elegante per dire che il verde visto dalle metropoli è ideologico e non è la stessa cosa di quello reale.

 Foto di repertorio (di Eleonora Pacini)

I problemi irrisolti

In effetti, addentrandosi nei nostri boschi attuali, ci troviamo di fronte ad intrichi di pruni, alberi rinsecchiti o caduti, casciai impenetrabili, edere che si avvinghiano agli alberi in una stretta mortale che eventi atmosferici estremi  fanno stramazzare al suolo con il pane di terra, frane,  piccoli smottamenti, danni causati dall’eccessiva presenza di ungulati; insomma una situazione imbarazzante che contraddice il principio, sancito fra l’altro anche dalla Legge forestale della Regione toscana, secondo cui il bosco è un bene di rilevante  interesse pubblico (art. 2).

I bizantinismi delle norme di tutela ambientale

Eppure sulla carta esistono le norme di tutela, ma sono talmente bizantine, astruse e sanzionatorie che è difficile anche comprenderne lo spirito che vi è sottinteso. Allora ci accorgiamo di quanto siano stati dei giganti uomini come Serpieri, Fanfani e Gortani che davvero hanno contribuito in modo determinante a tutelare la Montagna.

Secoli di gestione non equilibrata

Facendo un bilancio millenario, invece che secolare, si può ben dire  che nei secoli   non c’è mai stata una gestione equilibrata dei nostri boschi che hanno vissuto momenti di sfruttamento eccessivo, come al tempo delle runcationes medievali e sotto i Lorena ed altri di forti limitazioni, come nell’età medicea e in quella  sciagurata attuale che è improntata ad una gestione ideologica di stampo ambientalistico-metropolitano che stenta a comprendere che tagliare un bosco ceduo significa ringiovanirlo e che non ha ancora sancito rimedi contro il proliferare di  una pianta alloctona come la robinia pseudacacia che entro pochi anni comprometterà fortemente  la  nostra biodiversità forestale.

Necessario un intervento catastale di riordino fondiario

Infine un problema che in pochi menzionano è la necessità di un possente intervento catastale di riordino fondiario, considerando che spesso su una singola particella di terreno insistono almeno 5,10 e a volte 20 proprietari, molti dei quali ormai emigrati da anni o secoli; ciò di fatto rende estremamente difficoltoso ogni progetto pubblico o privato di gestione intelligente del patrimonio forestale.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)