SSAN MARCELLO PITEGLIO – Da un’idea della Rete Castanicoltori Slow Food è nato il primo Campus nazionale di formazione in castanicoltura e imprenditorialità sociale. Il percorso si fonda sull’esperienzialità, ovvero sull’acquisizione di metodologie pratiche e sostenibili per la gestione del castagneto sotto il profilo economico, ambientale e imprenditoriale, con l’obiettivo di rendere i partecipanti pienamente consapevoli delle sfide legate alla scelta di diventare castanicoltori. L’iniziativa si è svolta alla presenza del vicepresidente di Slow Food Italia, Federico Varazi, e del presidente di Slow Food Toscana, Massimo Rovai.
Come si è sviluppata l’esperienza
L’iniziativa è stata sviluppata grazie alle competenze di Rosaria Olevano, portavoce della Rete, e di Alessandra Telch, giovane altoatesina che ha scelto di mettersi in gioco investendo nella montagna pistoiese. Il progetto, immediatamente sostenuto dall’amministrazione comunale di San Marcello Piteglio, è stato presentato dalla condotta Slow Food Montagna Pistoiese ad Anci Toscana; una volta accolto e finanziato, è stato inserito all’interno della Scuola di Montagna organizzato da Anci Toscana e GAL MontagnAppennino.
I campus a Piteglio
Il Campus è articolato in sei moduli, ciascuno della durata di tre giorni. Ha preso avvio nel weekend del 27–29 marzo alla presenza del sindaco di San Marcello Piteglio, Luca Marmo, del vicesindaco Giacomo Buonomini, del vicepresidente di Slow Food Italia Federico Varazi e del presidente di Slow Food Toscana Massimo Rovai. Il percorso formativo si concluderà a dicembre 2026. Le attività si svolgono a Piteglio, grazie alla collaborazione della locale Pro Loco, che cura gli aspetti logistici legati a vitto e alloggio. Il programma prevede una componente teorica pari a circa il 25%, mentre la parte restante è dedicata ad attività pratiche che coprono l’intero ciclo di gestione del castagneto da frutto. Dopo gli interventi su potatura e innesto, verrà affrontata la parte fitopatologica con il contributo di docenti di alto livello.
Coinvolti esperti ed Università
Sono coinvolte le Università di Torino e Firenze. L’entomologa Chiara Ferracini (UniTo), promotrice della lotta biologica al Cinipide del castagno (Dryocosmus kuriphilus), porterà la propria esperienza sull’introduzione dell’antagonista naturale Torymus sinensis. Paolo Capretti e Luisa Ghelardini (UniFi) approfondiranno le principali patologie fungine, storiche ed emergenti, mentre Pietro Castellucci (UniFi) illustrerà gli aspetti teorici della gestione del castagneto. Margherita Migliacci e Sonia Chianetta, studentesse di Scienze Forestali e aderenti ad AUSF UniFi, condivideranno inoltre le loro esperienze relative al castagneto sperimentale universitario.
I temi affrontati nel corso
Tra i temi affrontati vi saranno anche il riordino fondiario e la frammentazione normativa tra le diverse regioni, che rendono sempre più necessaria una legge nazionale per il recupero e la salvaguardia dei castagneti tradizionali. Saranno inoltre evidenziate le molteplici funzioni del “mondo castagno”, non come semplice memoria del passato, ma come concreta opportunità di rilancio per le aree montane.
Le visite a “casi di studio”
Il percorso includerà visite a casi di studio significativi, con esempi di conversione di boschi cedui in castagneti da frutto mediante tecniche di innesto. Un focus specifico sarà dedicato all’essiccazione tradizionale delle castagne e alla loro trasformazione in farina, con approfondimenti pratici sulla molitura a pietra. In quanto elemento identitario del territorio, la farina dolce sarà valorizzata anche attraverso lezioni di analisi sensoriale e grazie alla collaborazione con i Cuochi dell’Alleanza, che ne illustreranno gli usi tradizionali e innovativi in ambito gastronomico.
Le testimonianze
Ampio spazio sarà infine riservato a testimonianze virtuose di giovani provenienti da diverse regioni italiane, che hanno recuperato castagneti abbandonati avviando aziende modello nel settore, contribuendo a riportare lavoro e popolazione in aree soggette a forte spopolamento.
Ai partecipanti, giovani provenienti da sette regioni italiane e in gran parte già proprietari di castagneti, sarà rilasciato un attestato di frequenza.
Le foto contenute in questo articolo sono di Maurizio Pini
