Gli approfondimenti  |  settembre 29, 2025

Una “rivoluzione appenninica” per dare un futuro alle terre di montagna

Venerdì 3 ottobre a Pistoia la presentazione del progetto dei quaderni di analisi e proposte promosso da Terra Selvaggia” di Sambuca Castello e “Amo la Montagna” di Castello di Cireglio. Un approccio culturale diverso rispetto ai problemi delle aree periferiche e montane. Si parte dagli aspetti demografici e dal fenomeno inarrestabile dello spopolamento. Come provare a invertire la tendenza

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PISTOIA – “Rivoluzione appenninica – Quaderni di analisi e proposte” è il titolo del progetto che l’associazione Amici della politica di Pistoia presenterà al pubblico venerdì prossimo, 3 ottobre, alle 17.30, in Piazza San Domenico 2 nell’omonimo convento. Il progetto si propone di promuovere un approccio culturale diverso alle aree periferiche collinari e montane, nella consapevolezza che il tempo che rimane è ormai poco per tentare di impedire il definitivo spopolamento e l’abbandono ambientale delle terre alte, con irreparabile danno anche per le zone metropolitane. È, dunque, giunto il momento di prendere in seria considerazione ogni proposta che miri ad invertire una tendenza che va rivelandosi sempre più traumatica per il nostro futuro.

I promotori del progetto

Il progetto complessivo viene promosso da due note associazioni del nostro territorio, “Terra Selvaggia” che ha sede a Sambuca Castello e “Amo la Montagna” di Castello di Cireglio e prevede la pubblicazione di agili opuscoli, curati da esperti nelle varie discipline, che di volta in volta si occuperanno di aspetti diversi relativi ai molteplici problemi della montagna, proponendo strade da perseguire per risolverli.

Il dato demografico

Il primo aspetto trattato sarà quello demografico, la cui impostazione verrà illustrata da Marco Breschi, docente di demografia all’Università di Sassari nonché sindaco di Sambuca Pistoiese. Si parte da questo argomento perché la demografia parla chiaro: salvo improbabili cambi di rotta, la popolazione italiana dovrebbe passare dagli attuali 58,6 a 35,5 milioni nel 2100 e l’Appennino pistoiese subirà una sorte analoga in tempi ancor più brevi; tra il 2002 e il 2024, si sono avuti quasi 5.000 decessi e circa 1.500 nascite: vale a dire 3 morti per ogni nato. La popolazione dei tre Comuni dell’Unione di Comuni Montani Appenino Pistoiese (Abetone Cutigliano, San Marcello Piteglio e Sambuca Pistoiese) è diminuita di oltre il 17% nel primo quarto del nuovo millennio e, senza l’apporto di abitanti provenienti da fuori, scenderà dagli attuali 11mila abitanti a poco più di 3mila. E tra questi ultimi, i vecchi saranno la metà.

I nostri Appennini, dunque, saranno una grande residenza per anziani e, viste le più recenti vicende, priva della S, ovvero senza Sanità. Ampie zone, soprattutto quelle più distante dai principali assi stradali, saranno vuote, prive di abitanti. Un fenomeno già oggi in rapida espansione e facilmente verificabile se si sale d’inverno nei paesi e nelle frazioni più isolate.

Senza un cambio di passo, una vera e propria rivoluzione appenninica, il destino sembra tracciato. Il futuro di una comunità è impossibile senza una popolazione. Ecco, dunque, il motivo per cui la questione demografica è decisiva. Nell’immediato è prioritario resistere ovvero lottare per garantire le condizioni essenziali affinché le terre dell’Appenino restino abitate nei prossimi decenni. Al di là di tutte le incertezze, il futuro non è un destino prefissato, ma un risultato delle nostre azioni nel presente. Una semplice verità che la grande politica non ha colto. Resistere oggi per andare incontro a un nuovo futuro con una montagna, non più al margine, ma integrata con i territori forti a partire dalle sempre più vaste e problematiche aree metropolitane, dense di insediamenti ma dissipatrici di beni materiali primari e di biodiversità.

L’evento è aperto al pubblico, ai sindaci della Provincia ed ai candidati alle prossime elezioni regionali.

 

 

L’INTERVENTO

 

“Prima resistere e poi invertire la china.

Perché il declino non sia irreversibile”

 

Senza un deciso cambio di rotta, le nostre montagne rischiano la desertificazione demografica, in particolare quelle più lontane dalle arterie statali. Basta salire a Sambuca in questi giorni per trovare, dopo la breve euforia estiva, interi paesi pressoché disabitati. È questa la condizione di Torri, Posola, Monachino e di alcune decine di piccole borgate. Alcune non esistono più come Bubbiana, nel 1070 si chiamava Terra Bubianise, divorata dalla famelica vegetazione. Un destino a cui sono andate incontro gran parte delle case isolate di cui, chi è capace di ascoltare, ne sente la voce, ne riconosce i segni del tempo e riesce a vedere i fantasmi della vita.

Le terre più alte e lontane stanno vivendo la più assurda dell’eutanasia nel silenzio della grande politica. Anzi no, proprio di recente, nell’ultimo Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne, l’attuale governo nazionale ha trovato giusto il tempo, prendendo atto dell’irreversibilità del processo di spopolamento di alcune aree interne, di puntualizzare che non possono essere, però, abbandonate a sé stesse, anzi “hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita”.

Le terre alte e marginali con il loro scarso valore intrinseco sono ritenute pressoché improduttive e fonte anzi di oneri per la comunità e, pertanto, la grande politica facendo poco o nulla sembra essersi arrogata il diritto di sopprimerle mentre l’urlo della gente di montagna si perde nel vuoto. La circostanza grave, inaccettabile, è che il comprensibile senso di smarrimento che, talvolta, serpeggia tra gli abitanti della montagna, soprattutto tra le persone anziane sempre più private di servizi essenziali, sia fatta propria da chi dovrebbe fare e dare una concreta speranza. Un documento ufficiale del Governo nazionale, pur in parte disconosciuto, dice a chiare lettere a chi vive nelle aree più fragili che, al più, li accompagnerà, come si fa ad un funerale, ad una socialmente dignitosa dipartita.

“Rivoluzione appenninica” vuole contrastare questo destino. Il tempo a disposizione è davvero poco e nell’immediato è prioritario resistere ovvero lottare per garantire le condizioni essenziali affinché le terre dell’Appenino restino abitate nei prossimi decenni. Al di là di tutte le incertezze, il futuro non è un destino prefissato, ma un risultato delle nostre azioni nel presente. Ecco questo progetto ha l’ambizioso obiettivo di fornire una serie di analisi e di proposte concrete. Si parte con la demografia perché è la malattia più incombente nella montagna fragile. Questa patologia può essere aggredita con un complesso di azioni concertate e proprio di questo si discuterà nel primo incontro.

 

Marco Breschi

Docente di demografia

Sindaco di Sambuca Pistoiese


La Redazione

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