Uno sguardo oltre, Cultura & Spettacoli  |  settembre 30, 2025

Il Soul di Memphis trova casa a Porretta

A Porretta Terme il legame con Memphis prende forma concreta nel nuovo SOUL Museum, ospitato nelle ex carceri della cittadina termale. Curato da Riccardo Negrelli, il museo racconta la storia quasi quarantennale del Porretta Soul Festival e il gemellaggio con la capitale americana della musica nera. Lo spazio si propone come ambasciata musicale USA in Italia e “casa continuativa” del festival, trasformando un luogo che fu di prigionia in un presidio di cultura, libertà e memoria. Abbiamo chiesto al suo curatore, Riccardo Negrelli, di presentarcelo

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Quante volte ci sarà capitato, quando siamo in auto, di incontrare un cartello stradale che riporta la dicitura “Città gemellata con …“. Nella maggior parte dei casi quella scritta svanisce nella nostra memoria in pochi minuti. Molto spesso non abbiamo elementi concreti che, al di là di questo accenno sulla cartellonistica, ci consentano di toccare con mano l’esistenza di un gemellaggio. A Porretta Terme però non è così.

La cittadina termale dell’Alto Reno, dal 12 febbraio 2025, è parte di un gemellaggio che vede coinvolte anche Memphis, la Contea di Shelby e la Città Metropolitana di Bologna. Questo legame internazionale si esprime nel festival di musica Soul che ritornerà, nel luglio 2026, per la 38ª edizione. Ma oggi c’è uno spazio dove, forse ancor di più del festival stesso, il legame con Memphis si concretizza  in una forma visibile e tangibile. Questo luogo è il nuovo SOUL Museum di via Borgolungo.

Già da qualche anno i cimeli della lunga storia del Porretta SOUL, o almeno una piccola parte di essi, erano stati raccolti in una stanza gentilmente concessa da un commerciante di via Mazzini. Si trattava però di una soluzione provvisoria. Ora invece il Comune di Alto Reno Terme ha messo a disposizione i locali delle ex carceri dove, grazie all’inestimabile  lavoro di Riccardo Negrelli, è stato allestito il Museo.  Forse però dovremmo dire “è in corso di allestimento” poiché si tratta di un work in progress. Ma chi è il curatore di questo piccolo luogo di cultura?

UNA VITA NELLA MUSICA

Riccardo Negrelli lavora dal 1996 nell’ambito musicale dove, nel corso degli anni, ha ricoperto molti ruoli. Ha iniziato come tecnico audio e assistente, prima dal vivo e poi in studio di registrazione. In seguito, ha lavorato per alcuni anni per Lucio Dalla nell’ambito del progetto legato ai Clessidra e non solo quello.
Negrelli inoltre ha partecipato alla nascita di una scuola di musica di Bologna che, all’epoca, rappresentava un unicum poiché era la filiale italiana di un’importante scuola di Los Angeles. Per circa 15 anni ha proseguito, sempre nell’ambito musicale, l’attività didattica con una propria struttura che gli ha consentito di sviluppare legami con gli Stati Uniti e l’area di Memphis. Oggi collabora, come co-curatore, alla Sala della Musica, al secondo piano di Sala Borsa a Bologna, che è un progetto di Bologna Città Unesco della Musica.

Con un curriculum del genere non poteva certo sfuggire ai “radar” del direttore del Porretta Soul. “Nel 2023 ho conosciuto Graziano alla prima edizione di Eufonica,” – mi ha confidato Riccardo Negrelli – ”Uliani era stato invitato per un tavolo. Al termine dell’incontro sulla scala di Palazzo Re Enzo ci siamo presentati e la prima connessione sono state queste conoscenze comuni a Memphis. Abbiamo iniziato a parlare delle esperienze reciproche e, soprattutto, delle persone che entrambi, per motivi completamente differenti, conoscevamo”. Da quel giorno Negrelli ha iniziato a collaborare al Porretta Soul e, fin dall’edizione del 2024 si è dedicato all’allestimento del Museo, un lavoro che, per sua stessa ammissione, oggi è arrivato al 50%.

“Il materiale che possiamo esporre attualmente corrisponde a un 20% di ciò che è stato raccolto, soprattutto a livello documentale, “ – ha commentato Negrelli – “però gradualmente determineremo anche un’espansione dei contenuti attraverso il sito web ufficiale che è in fase di realizzazione. L’obiettivo di questo allestimento è che possa contenere le prime 40 edizioni” (NdR: quella del 2026 sarà la 38esima)

 

L’AMBASCIATA AMERICANA A PORRETTA

Sebbene si tratti ancora di un “work in progress” il SOUL Museum è già aperto ai visitatori il sabato dalle 10 alle 12:30 e la domenica dalle 14 alle 18:30.
L’esposizione, che si sviluppa su diversi ambienti, ha il suo fulcro nelle due sale all’ingresso. La prima è dedicata alla storia del Porretta Soul ed è intitolata “Festival Gems” (le gemme del Festival). Qui sono presenti tutte le locandine, molte fotografie, opere d’arte, l’archivio dei documenti, abiti di scena, e le pubblicazioni editoriali/discografiche. In un certo senso la sala “Festival Gems” riassume la storia del Festival nella sua interezza.

La seconda sala è interamente dedicata al gemellaggio con Memphis e la Contea di Shelby ed è stata intitolata “Sister Cities”. Questa sala, le cui pareti richiamano i colori ufficiali del Comune di Memphis, nel suo piccolo ha la velleità, senza nessun tipo di presunzione, di fornire qualche elemento di base che permetta di comprendere i rapporti stretti che ci sono con gli Stati Uniti. Qui, ad esempio, è riportata la targa con la cittadinanza onoraria che Graziano Uliani ottenne nel 1992. Con questa menzione il congresso degli Stati Uniti assegnò a Graziano il ruolo di Ambasciatore del Soul.

La scorsa estate, nei giorni del Festival, Lee Harris, sindaco della Contea di Shelby, è rimasto particolarmente colpito dalla sala “Sister Cities”. In seguito, parlando del Museo di Porretta, il Sindaco Harris lo ha definito come “il nostro avamposto” in Italia. In quest’ottica il Museo può essere considerato come una vera e propria “ambasciata musicale USA” nell’Alto Reno. Questo luogo, una sorta di ponte culturale verso l’America, conferisce al gemellaggio con Memphis una dimensione concreta e tangibile.

Al centro del Museo c’è anche un piccolo cortile interno che storicamente, quando questi locali erano usati come luogo di prigionia, rappresentava l’ora d’aria delle persone qui incarcerate. Questo cortile, in futuro, dovrebbe diventare un luogo di incontro simile a quello che si potrebbe trovare in un caffè. A tale scopo qui è stata recuperata e installata l’insegna “Rufus Thomas Cafè” già utilizzata in alcune edizioni del Festival. Sempre nello spazio esterno dell’ora d’aria è stato installato un “Blue Bottle Tree”. Questo albero fittizio è stato realizzato con delle bottiglie vuote. Si tratta di un’installazione molto diffusa nel Midwest degli Stati Uniti. Nella tradizione afroamericana le bottiglie, che in origine contenevano alcolici, hanno la funzione apotropaica di attirare, catturare e dissolvere gli spiriti cattivi. 

Altri ambienti sono ancora in fase di allestimento. Tuttavia, il SOUL Museum , già oggi, si presenta con una sua precisa identità. All’ingresso di quelle che furono le ex carceri di Porretta si può notare un cartello che recita così: “In questo luogo che fu di prigionia, cultura, musica e condivisione dedicano tutte le proprie risorse per costruire un presente di libertà”. Questa frase, che accoglie i visitatori in arrivo al museo, è un condensato di tutto ciò che storicamente è il Soul: una musica da sempre legata alle lotte per i diritti civili e per la libertà, ed è stata ispirata dal fotografo Stefano Vittozzi, che ha partecipato ai lavori.

LA CASA CONTINUATIVA DEL FESTIVAL

Ma il SOUL Museum  di Porretta non è solo un luogo di cultura. Esso rappresenta anche un esempio virtuoso di riqualificazione e valorizzazione urbana. “C’è stato un impegno da parte dell’amministrazione e devo ringraziare particolarmente il sindaco Giuseppe Nanni” – ha dichiarato Negrelli – “per aver dato delle garanzie di cui avevamo necessità e per avermi lasciato una libertà di gestione che, in altri contesti professionali, non avrei avuto e che non è la normalità. La libertà di gestione che ho avuto, in funzione del rispetto di regole concordate, è la testimonianza della fiducia tra il Comune e il Festival“.

Prima di ospitare il Museo i locali delle ex carceri erano ampiamente sottoutilizzati e afflitti da problemi legati alla struttura, a cominciare dall’umidità degli ambienti. Per questo motivo il lavoro di Negrelli, col supporto dei volontari del Festival, è consistito innanzitutto in una serie di lavori strutturali che si sono rivelati più impegnativi del previsto. Oggi, dopo questi interventi di recupero, i locali delle ex carceri sono un ambiente risanato e piacevole da visitare. “Come fattore di riqualificazione il Museo , anzi direi i musei includendo anche la Casa della Pallacanestro che si trova al primo piano, ” – ha aggiunto il curatore – “possono riuscire, attraverso la cultura e lo sport, a operare una riqualificazione inerente a questi due temi all’interno di Porretta con un approccio assolutamente inclusivo perché Porretta ha moltissime risorse e sarà importante creare delle sinergie.”

Ma il museo del Soul a Porretta non vuole essere solamente un luogo di cultura da proporre a turisti mordi e fuggi. Questo spazio si candida a diventare “la casa continuativa del festival” ovvero la struttura che, tra un’edizione e l’altra, può dare continuità al Porretta Soul. “Sarà molto importante per il futuro,” – ha sottolineato Negrelli – “avere un luogo concreto di riferimento. E’ importante a livello di motivazione, di orientamento, di coesione e anche di organizzazione, di management delle risorse. Il museo può dare questo a tutti.”

 

LA FORZA DI UN SOGNO

Una volta Solomon Burke, parlando del direttore del Porretta Soul, disse “Graziano Uliani persegue il suo sogno, nella nostra musica, nel Soul. Investe soldi e fatica, rischia figuracce e insulti. Ma se credi davvero nel tuo sogno le cose accadono. Il sogno è l’unica cosa che ha il potere di alterare lo spazio, il tempo e le persone”. Pensando a Riccardo Negrelli e, soprattutto, vedendolo al lavoro al museo di Porretta mi sono tornate alle mente quelle parole del famoso cantante. Ho conosciuto Riccardo durante le ultime edizioni del Porretta Soul, ho visto la passione e la dedizione che ci mette sia nel lavoro al museo che nei giorni del Festival e, in base alla mia esperienza personale, posso dire che anche Riccardo, come Graziano Uliani, credeva in un sogno che, pian piano, si sta concretizzando nelle ex carceri di Porretta. E penso che anche questo sogno del SOUL Museum, come ci insegnava Solomon Burke , forse avrà “il potere di alterare lo spazio, il tempo e le persone”.

 

Per maggiori informazioni:
https://www.instagram.com/porrettasoulmuseum/


Andrea Piazza

Andrea Piazza nasce a Mantova nel 1974. Vive tra le rive di due fiumi (il Po e il Mincio) ma coltiva, da sempre, l’amore per la montagna. Ha due grandi passioni: il viaggio e la fotografia. Due attività che trovano un perfetto connubio nell’intrigante bellezza delle nostre montagne. Da qualche tempo cura un blog http://www.artedicamminare.it/ nel quale racconta, in modo simpatico e “non convenzionale”, i suoi viaggi sull’Appennino e non solo.