La retata del gennaio 44 e il tragico destino degli ebrei della montagna

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In uscita il libro "Vite sospese. Memorie e storie della Shoah nel Pistoiese". Andrea Lottini ripercorre la costituzione di una colonia israelita alla fine degli anni '30 alla quale si aggiunsero altri nuclei familiari in cerca di rifugio. Fino alla loro deportazione. "Furono arrestati da italiani o da pattuglie fatte da italiani e tedeschi". Pochi riuscirono a salvarsi


Vi racconto la mia montagna più intima

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La salita dal fondovalle alla vetta in uno dei primi giorni assolati del nuovo anno. E i ricordi che scorrono. Il bosco da bambino vissuto come avventura e palcoscenico della vita. La scoperta dei diversi linguaggi della notte: gli animali, il vento, gli alberi. L'attenzione ai particolari: gli insetti, l'acqua, gli odori. La cima infine raggiunta e l'orizzonte lontano. I ricordi delle persone più care. E il confronto con una fede incostante

Neve eccezionale: creiamo insieme una galleria di immagini

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Nevicate come non si vedevano da anni, o forse decenni, hanno lasciato e stanno lasciando il segno. GROSSI DISAGI ANCHE NEL GIORNO DELL'EPIFANIA, con la statale 66 praticamente bloccata al traffico, dopo la chiusura della statale 12 per l'Abetone e le lunghe interruzioni delle forniture di corrente elettrica.
La Voce della montagna propone ai propri lettori di creare assieme un un racconto per immagini, da pubblicare nei prossimi giorni. Con le fotografie di chiunque voglia lasciare un piccolo segno. Aspettiamo i vostri scatti

Quell'indimenticabile arrampicata segnata da cenere, cicche e pietre…

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Federico Pagliai racconta un episodio di trent'anni fa: l'arrivo sulla cresta del Balzo Nero seguendo i mozziconi di sigaretta lasciati da Silvio, il grande amico che non c'è più. “Non avevamo imbracature, chiodi e neppure una corda. Ancora oggi mi chiedo da dove siamo saliti e chi ci ha protetto”. Il ricordo di quel montanaro vero, “l’unico alpinista al mondo che arrampicava con la forza di un toro e l’istinto di uno stambecco”

La tristezza del Natale a Campeda fatto di solo silenzio

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Dopo quella di Federico Pagliai, nuova riflessione sull'atmosfera nel piccolo borgo nel giorno della natività: "Chi ha fatto in tempo a veder quei luoghi animati dalle voci e dai suoni della vita quotidiana, è intristito dall'assenza di rumori". Assenza dovuta allo spopolamento: "La gente è andata via non appena ha potuto trovare un’alternativa ad un’esistenza fatta di fatiche e precarietà". Il ricordo del falò della Vigilia e della dura raccolta di ginepri per alimentarlo

Il "buen retiro" del Natale 2020: Campeda e Pidercoli

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Alla ricerca di luoghi speciali, nel silenzio e nella natura senza guinzaglio. E' laddove ti devi recare di proposito che raccogli il vero senso delle cose, la potenza delle radici, l’essenza ultima di certi valori. Pidercoli non ha luci, alberi addobbati, presepi, è un borgo abbandonato. E a Campeda una stella di Natale è l’unico segno di ricordanza umana verso quella festività