Se proprio volessimo trovare un filo rosso tra le tantissime (e forse troppe!) manifestazioni che si sono tenute nella nostra Montagna in questa torrida estate 2026, esso ruoterebbe intorno a Beatrice di Pian degli Ontani, la poetessa pastora, vissuta nel secolo XIX (1802-1885) e famosa per la creatività poetica, lei che era completamente analfabeta.
Il suo nome ha accompagnato diversi eventi importanti e non solo legati a presentazioni di libri, quasi che un rinnovato sentimento comune abbia imposto prepotentemente la riscoperta delle grandi tradizioni della cultura popolare appenninico pistoiese.
L’appuntamento di Rivoreta
Il 17 agosto, nella chiesa di Rivoreta, l’Associazione del Museo della gente dell’Appennino Pistoiese, ha presentato la ristampa anastatica del libro di Teresa Filangieri Fieschi Rivaschieri, “L’Abetone Pistoiese” (Napoli 1886), un libro in gran parte incentrato sulla poesia popolare e soprattutto sulla figura di Beatrice. Pietro Bresci, uno degli organizzatori dell’evento, ne descrive i tratti essenziali: “Una filantropa, la nobildonna napoletana Teresa Filangieri (1826-1903), che soggiornò con altri nobili e appartenenti alla ricca borghesia postunitaria in Alta Val di Lima e qui scrisse i suoi ricordi nel giugno 1886. Rapita dall’imponenza della natura desiderò che quelle montagne fossero amate per l’aria pura, per la freschezza delle acque e per i boschi foltissimi, dove abitava un popolo gentile che parlava la lingua di Dante ed aveva attitudini poetiche naturali. L’amore allietava e ingentiliva la vita di questo popolo di poeti e fra questi la nobildonna dedica ampio spazio a Beatrice, attraverso il ricordo dei figli Angelo e Gianni. Ne emerge non solo la figura di una poetessa dalla vena cristallina, ma anche una donna dalla fede granitica, che ha avuto come soli maestri il duro lavoro e la natura incontaminata dei suoi monti. La nostra Associazione ha voluto ripubblicare questo particolare esemplare dei Ricordi con dedica autografa dell’autrice, perché sia degnamente custodito e possa ancora rivelare a chi lo consulta la poesia ed il fascino della Montagna pistoiese e della sua gente qual era nell’Ottocento”.
L’evento delle Piastre
Il 23 agosto, in piazza della Chiesa a Le Piastre ha fatto tappa un evento collegato a Pistoia Capitale italiana del libro 2026 e, nell’ambito del progetto “Leggere, raccontare, incontrarsi d’estate”, si è svolta la presentazione del libro di Paolo Ciampi, “Pastorale”, in cui si parla fra l’altro di Beatrice di Pian degli Ontani e dei poeti della Montagna. L’evento è nato in collaborazione con la Proloco delle Piastre.
L’autore, scrittore e giornalista toscano, ha sottolineato nel suo libro lo stretto binomio culturale tra pastorizia e poesia che ha caratterizzato la cultura della Montagna pistoiese tra Ottocento e primo Novecento, un binomio che ha trovato in Beatrice un punto costante di riferimento. I pastori sono stati definiti “maestri di parole” che venivano suggerite dal loro strettissimo rapporto fisico e spirituale con una natura incontaminata.
L’evento ha suscitato una riflessione collettiva sul grande passato culturale dei nostri territori montani, che è culminata in una giusta considerazione di Cristiana Petrucci, la moderatrice della presentazione, secondo cui questo continuo riferimento ad un passato lontano rischia di esaurirsi in una sterile rievocazione nostalgica. In effetti la cultura appenninica attuale non produce più quasi nulla di creativo e dal passato non si traggono stimoli per pensare al futuro in chiave positiva e propositiva.
L’appuntamento di Castello di Cireglio
Il 29 agosto, nell’ambito della Festa del Parco letterario Policarpo Petrocchi, Massimo Bacigalupo, professore emerito di letteratura angloamericana dell’Università di Genova e membro effettivo dell’Accademia ligure di scienze e lettere, parlando della lingua popolare toscana legata alla figura del lessicografo Policarpo Petrocchi e di altri autori a lui contemporanei e successivi, si è soffermato sulla creatività linguistica dell’area appenninico-pistoiese, che ha avuto proprio nella figura di Beatrice di Pian degli Ontani una sintesi perfetta di purezza, di naturalità e di attaccamento alle radici. Gli esempi citati di tale vena creativa di matrice montanina sono stati tanti, alcuni dei quali di notevole pathos ed altri caratterizzati addirittura da un colorito umorismo.
Come detto sopra, dunque, la poetessa pastora rappresenta ancora dopo due secoli un riferimento imprescindibile, in quanto voce eccelsa di tanta gente semplice di quassù ma anche testimone di un riscatto culturale a cui la nostra Montagna dovrebbe dar seguito, diventando, memore di un così alto passato, anche arbitra attiva del proprio futuro.
E a proposito di Beatrice di Pian degli Ontani, proprio in questi giorni è in fase di montaggio un documentario dedicato alla poetessa pastora “Il canto di Beatrice”, diretto da Alessandro G.A. D’Alessandro e prodotto da Felix Film con il sostegno del Bando Cinema della Regione Toscana, del quale abbiamo avuto modo di parlare sul nostro sito nell’articolo qui sotto.
“Il canto di Beatrice”, ecco il documentario sulla poetessa pastora










