Ricorrenze e celebrazioni non ci entusiasmano e, in tutta franchezza, del nostro decennale sul web ci stavamo quasi per dimenticare. Eh sì, perché dopo 4 numeri quadrimestrali cartacei, nel giugno per l’appunto del 2016, la “Voce della Montagna” è traslocata sul web. Scelta d’obbligo, inevitabile considerati i tempi, le abitudini dei lettori e l’ormai irreversibile drastico ridimensionamento del peso (non invece del costo materiale, anzi anche per quello) dei giornali cartacei.
Quel che la nostra piccola Voce sia stata in questi anni non dobbiamo dirlo certo noi che l’abbiamo creata e l’abbiamo fatta vivere in questo decennio, il mio amico fraterno Maurizio Ferrari, presidente dell’associazione “Amo la Montagna” che è anche proprietaria della testata, e il sottoscritto direttore della stessa e un po’ direttore di se stesso (su sé stesso io opto per l’altra formula senza l’accento: così mi insegnò la mia maestra alle elementari e per me quella è legge che non c’è bisogno di cambiare. Pare che oggi siano corrette entrambe le interpretazioni. Meno male).
Dicevo direttore di me stesso perché la Voce della Montagna, nonostante i nostri tentativi – all’inizio molto intensi e convinti poi, via via, meno intensi e meno convinti – di farla diventare un giornale strutturato, ovviamente minuscolo e dai costi limitati, non è diventata realtà. La nostra idea era che questa “rivista” quotidiana (un ossimoro?) on line potesse avvalersi di tanti collaboratori e che, fra le altre cose, desse a un po’ di giovani montanini l’opportunità di formarsi e prendere dimestichezza con il mondo del giornalismo e dell’informazione. Di tanti validi e anche prestigiosi collaboratori ci si è avvalsi e si avvale tuttora ma solo per l’interesse e la disponibilità degli stessi; e quanto ai giovani qualcosa si è mosso ma troppo poco. Vi chiedete perché? Semplice. Perché senza risorse, economiche intendo, non si può fare quello che auspicheremmo.
Quindi abbiamo fatto il possibile con i mezzi a disposizione: la nostra professionalità, alla quale non siamo mai venuti meno figuriamoci se lo facciamo alla nostra veneranda età, e qualche sparuta risorsa finanziaria. Anzi grazie, doppio grazie ai pochi che hanno permesso di poterci contare.
Ma la scommessa vera, quella che dicevo all’inizio, è onestamente persa, almeno finora. Non ci siamo persi d’animo e abbiamo continuato a implementare il nostro sito e la nostra pagina facebook ma si sarebbe potuto, e nonostante tutto si potrebbe ancora, fare molto di più.
Sia chiaro per chi come me, come noi, crede nell’economia di mercato e detesta l’idea di uno Stato (e tutte le sue articolazioni intermedie) che si fonda su sussidi a capocchia (e magari sulle elargizioni agli amici) non ha da pretendere nulla dal “Pubblico”. Ci abbiamo provato a chiedere un sostegno ad un progetto, non il giornale di un Comune, non la testata di una parte politica o un’altra bensì uno strumento per chiunque condivida l’idea di difesa, valorizzazione, rilancio della nostra Montagna. Non abbiamo la pretesa di chiedere sostegno ad un’idea chiusa e intoccabile, ci mancherebbe altro, ma un serio confronto con chi ha interesse al nostro progetto – e a questo punto forse più probabilmente soggetti privati anziché pubblici – per modificarlo, migliorarlo, aggiornarlo e renderlo più forte.
Già i dieci anni di attività ci impongono una revisione tecnica del sito (per età) e ne vorremmo fare anche una di contenuti, una revisione non una rivoluzione. Vedremo se continuare a farlo in pochi e con pochi mezzi o in più e con più mezzi. Se qualcuno vuol imbarcarsi e magari guidare con noi un’impresa da sognatori, non potrà che essere il benvenuto.
Comunque, è stato un bel viaggio, con i nostri lettori affezionati e in genere piuttosto discreti e con qualche attenzione impensabile qua e là nel mondo. Sia chiaro non ci siamo montati la testa: è solo il potere del signor Internet.
Alcune immagini della serata di presentazione dieci anni fa




