CASTELLUCCI (SAMBUCA) – Quando si arriva a Castellucci, poco sopra Treppio, in direzione Collina di Treppio, in mezzo a castagni secolari ben potati c’è, sotto strada, una radura, curatissima e trapuntata da alberi da frutto di vario genere, da prati e da un orto geometricamente perfetto e rigoglioso di ogni tipo di verdure. Al centro si impone una bella casa di montagna, austera e solida, come la gente di quassù. A fianco, dei blocchi di roccia disposti secondo un ordine preciso: alcuni più affusolati ed alti, mentre altri più squadrati e bassi. Ad ognuno corrisponde un nome. Rappresentano, in miniatura, le cime delle Dolomiti del Brenta: La Cima Tosa, il Crossom di Brenta, il Campanil Alto, il Campanil Basso, la Cima Brenta e la Cima Ambiez.
Amedeo Bleggi, trentino di origine, si è ricostruito vicino alla propria casa le Dolomiti.
“Mi sono portato dietro le Dolomiti – dice ridendo Amedeo – perché sono nato in Trentino e da alpinista provetto qual ero ho sempre avuto nostalgia dei miei posti. Così, quando ho deciso con mia moglie di ristrutturare la casa di Castellucci ed ho proceduto a fare scavi per metterla in sicurezza, ho trovato dei grandi massi, e mi è venuta l’idea balzana di modellarli e di disporli a fianco della casa stessa, per poter godere tutti i giorni dell’immagine, seppur ridotta, delle mie Dolomiti”.
Amedeo è un uomo vulcanico e intraprendente, che non sta mai fermo e dedica le giornate a tener ordinata la sua proprietà ma anche a fare lavori socialmente utili alla comunità di Treppio. Pulisce le strade comunali, fa servizio presso la locale sezione della Misericordia, insomma ritiene un dovere civico occuparsi della salute e dei beni pubblici, come dovrebbe fare ogni buon cittadino
Un amore “esplosivo”
Quando chiedo ad Amedeo di spiegarmi come sia capitato a Treppio, lui guarda la moglie Patrizia che gli è seduta accanto e fa un sorrisetto malizioso.
“Le mine mi sono state fatali – dice con simpatica ironia -. Nel 1974 stavo lavorando in questa parte della Toscana sulla Linea elettrica Direttissima Bologna – Roma e fra le altre mansioni facevo brillare le mine per poter montare i pali elettrici. Mi ricordo che quell’estate ero in prossimità dei Due Fiumi, vicino a Lentula, e la spiaggetta del lungo fiume era piena di treppiesi che si godevano il fresco. Attenzionai più volte e con tutti i mezzi, anche con la trombetta, quella gente, avvisandoli dell’imminenza delle mine, ma vedendo che nessuno si muoveva decisi di farne brillare una. Solo allora tutti fuggirono. Fra quelle persone “testarde” c’era anche Patrizia Farinelli, che sarebbe poi diventata mia moglie. Per questo ho detto che le mine sono state pericolose soprattutto per me! Ci siamo sposati a Livorno nel 1977 e poi, per lavoro, abbiamo girato il mondo: in Egitto, in Iran, nello Yemen, in Nigeria, sempre nel settore delle linee elettriche. A Treppio ci siamo stabiliti provvisoriamente nel 1986 e fino al 1994 siamo rimasti nel Pistoiese. Nel frattempo le varie vicende familiari, il lavoro, la nascita e la cura dei figli, fino alla pensione. Infine, dal 2018 siamo definitivamente diventati treppiesi e cittadini del Comune di Sambuca pistoiese”.
Le apparenze ingannano
Amedeo è un uomo schietto, che crede nei grandi valori della Montagna, come l’impegno, l’onestà, il lavoro, l’intraprendenza ma, a differenza degli alpigiani, è loquace, socievole e interessato ad ogni cosa che lo circonda.
Tuttavia Patrizia ci racconta quello che non appare ad un primo impatto: “Ciò che mi ha sempre colpito di Amedeo, fin dai tempi in cui ci siamo conosciuti, è la nobiltà d’animo e la gentilezza, doti che lo hanno fatto apprezzare anche dai treppiesi, che di solito sono prudenti e sospettosi verso gli ‘stranieri’. Intorno a casa ha costruito casette per animali selvatici e rifugi per uccelli che, d’inverno, girano intorno a casa nostra come se sapessero che è anche casa loro”.
Un messaggio positivo
Sulla strada del ritorno vengono in mente tante considerazioni e l’esperienza di Amedeo ci fa soprattutto capire l’importanza del senso di appartenenza ad uno o più luoghi in cui si è vissuto o si sta vivendo, perché l’appartenenza non consiste solo in una serie infinita di ricordi malinconici, ma è forza vitale, è un mettere a frutto lo spirito antico degli avi, è umiltà operosa; è, da una parte, memoria del passato, e dall’altra interazione attiva e vigile con il presente. Amedeo ha ereditato la forza del Trentino che è rimasta impressa nel suo dna ed ovunque vada la porta con sé e la mette in pratica. Come sta succedendo oggi nella sua nuova patria, a Castellucci di Treppio.
LA GALLERIA FOTOGRAFICA

















