La ricerca  |  aprile 18, 2025

Dal passato qualche buon principio per governare la Toscana

Le "Idee generali per il governo della Toscana" di Pietro Leopoldo, Granduca dal 1765 al 1790, potrebbero esser valide anche oggi. Tanti spunti ancora attuali per un buona amministrazione fatta di buon senso, buone pratiche e un maggior legame con la realtà e con le più profonde esigenze della gente. L'importanza ai ascoltare i cittadini, premiare il merito e le capacità, ridurre le imposizioni fiscali e semplificare il sistema

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Il Granduca Pietro Leopoldo

E’ compito primario di ogni buon politico che si proponga alla guida di una Regione fissare alcune idee-chiave del proprio programma ed esporle chiaramente ai cittadini, in modo da riscuoterne l’attenzione e la fiducia. A volte, però, succede che il programma politico si faccia senza tener conto delle vere esigenze della gente e che si possa realizzarlo ignorandola, mentre è essenziale prestare ascolto a tutti, ad ogni classe sociale ciascuno appartenga.

L’importanza dell’ascolto

Il consiglio più saggio in proposito è quello di un vero e proprio esperto della politica, che nomineremo più avanti. “Chi governa in Toscana è essenziale che ascolti tutti, riceva tutte le persone di qualunque ceto e condizione, dando udienza egualmente a tutti, ascoltando con buona maniera e pazienta, in specie la gente di campagna…”. Questo è un vero e proprio caposaldo del perfetto amministratore perché, nonostante viviamo in un’epoca globalizzata e mediatica al massimo, la pratica dell’ascolto, specialmente delle aree marginali, non sembra particolarmente in voga. Chi, come noi, vive nelle zone montane, si accorge di come i provvedimenti che ci governano vengono studiati e concepiti lontano da noi, in centri burocratici autocelebrativi e non siano mai né capiti né condivisi da chi abita davvero le zone svantaggiate e fragili, ormai destinate ad un destino irreversibile senza disposizioni intelligenti e lungimiranti.

Il nostro politico illuminato continua sullo stesso tema: “Per gli affari ordinari poi vanno fissati certi giorni ed ore per ascoltare chiunque si presentasse. E’ necessario incoraggiare la gente, in specie bassa, perché non abbiano soggezione e di dargli con buona maniera tutto il comodo di esporre quello che vorrebbero dandogli l’indirizzo necessario per i loro affari”.

Oggi, ad esempio basterebbe tender l’orecchio alle giovani generazioni ed ai giovani imprenditori che vogliono continuare ostinatamente a vivere e investire nella nostra Montagna per capire come siano veramente lontani dalle loro esigenze e dalle loro aspettative gli enti pubblici che presiedono al governo dei territori. Di fatto, come dicono molti di essi, gli enti pubblici sono percepiti come i loro principali antagonisti, che avanzano pretese e impongono impedimenti burocratici, senza consigliarli o sostenerne la resilienza.

Il ruolo degli “impiegati” amministratori

E ancora il  nostro politico illuminato descrive  il ritratto perfetto di quelli che chiama “impiegati” e che possono facilmente essere omologati ai nostri amministratori locali ed in genere all’apparato burocratico attuale: “E’ essenzialissimo anche negli avanzamenti di carriera  di non considerare altro che il merito e le capacità, senza avere riguardi di anzianità, di rango e nascita e specialmente di non accordare mai né avanzamenti, né impieghi, né gratificazioni in riguardo a parentela o in grazia di qualche matrimonio, amicizia o raccomandazione. E’ importantissimo di far vedere in tutte le occasioni e di convincere il pubblico che non si può mai ottenere niente negli impieghi se non col merito e le capacità e che né moglie, figli e parenti di chi governa può mai influire a far ottenere impieghi. In genere bisogna avere davanti agli occhi che la scelta degli impiegati è la più importante di tutte le incombenze di chi governa, dipendendo da questa la buona riuscita di qualunque affare”.

Se applicati, questi buoni principi alimenterebbero la fiducia nella politica e nell’amministrazione che oggi sta purtroppo svanendo e che allontana in modo preoccupante la gente dalla cosa pubblica e dalle cabine elettorali.

Ridurre i vincoli e le imposizioni fiscali

Sempre il nostro politico illuminato continua così: “Occorre abolire le privative e le leggi proibitive, diminuire le imposizioni e tasse, condonarne molte, semplificarne il sistema e procurare di fare ottenere a ciascuno la facoltà di poter disporre intieramente e liberamente dei suoi prodotti, senza ispezione nessuna del governo. Inoltre è essenziale che chi sarà alla testa del governo di Toscana tenga forte a non tener mai appalti, né privative, né privilegi di sorta che sono tutte illusioni e contrarie al diritto di proprietà”.

In effetti oggi siamo circondati e oppressi da un vincolismo esasperato e esasperante che sconvolge ogni buon proposito individuale e che spesso viene giustificato dai pubblici amministratori con la giaculatoria che lo esiga l’Europa, anche quando ciò non corrisponde a verità.

Chi è il nostro politico illuminato?

I suddetti consigli “illuminati” non sono usciti dalla bocca di uno dei tanti politici di oggi, perennemente impegnati in campagne elettorali e in baruffe chiozzotte quotidiane, ma sono vecchi di oltre 250 anni, sebbene così attuali nella sostanza, Chi li ha suggeriti è stato un grande riformatore che ha posto le basi della Toscana moderna e, per alcuni aspetti, anche contemporanea.

Nelle Idee generali per il governo della Toscana, Pietro Leopoldo, Granduca dal 1765 al 1790, traccia le linee guida di una buona amministrazione e non può certo esser tacciato di moralismo o di ideologismo, lui che era animato da principi laici e progressisti, anzi sarebbe più corretto definirli avveniristici, perché nello spirito  potrebbero esser validi anche nel nostro oggi, dove c’è bisogno di buon senso, di buone pratiche e di  un maggior legame con la realtà effettuale e con le più profonde esigenze della gente, specialmente di chi abita in aree marginali e depresse.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)