Sulla vicenda della ormai certa chiusura per lavori del ponte Melini, a Pracchia, Giulia Venturi ha scritto questa lettera aperta che ha intitolato “A quelli che restano. La vicenda del ponte Melini a Pracchia”. Ecco, di seguito, il testo del suo intervento.
Chi abita in montagna lo sa che ha scelto di fare una vita scomoda. Chi dimora sulle terre alte è a conoscenza del fatto che, per essere circondati di bellezza, il prezzo da pagare è quello rinunciare alla vita facile e veloce.
Insomma, vivere in montagna è difficile, ma vi assicuro che negli ultimi anni per molte persone sta diventando impossibile.
Oggi vi parlo in particolare di alcune frazioni della Montagna Pistoiese: Pracchia, Orsigna e il Vizzero, che recentemente stanno vivendo un periodo di forte preoccupazione.
Questi piccoli paesi si stanno spopolando; dopo aver vissuto un ritorno felice di abitanti post pandemia, di nuovo la tendenza di gran parte della popolazione è quella di ripartire, salutare i verdi monti dell’Appennino per raggiungere posti meno aspri da abitare. Complici di questo, purtroppo, sono anche le amministrazioni locali, che nel goffo tentativo di rivalutare questi territori, spesso portano avanti progetti più dannosi che vantaggiosi.
Molto probabilmente il fatto è che c’è morfologia difficile da comprendere, ci sono le asperità del terreno e delle dinamiche di equilibrio troppo umane per i rigidi protocolli e gli sterili piani di azione degli enti pubblici.
La vicenda del Ponte melini
Adesso, come vi ho anticipato, vi racconterò una storia che riguarda in particolar modo i paesi di Pracchia, Orsigna e il Vizzero, ma sono sicura che molti lettori di altre piccole realtà di montagna si riconosceranno in questo racconto con esperienze simili e potranno condividere il senso di smarrimento e impotenza di gran parte degli abitanti di questi piccoli paesi.
La vicenda in questione riguarda l’imminente avvio dei lavori sul ponte Melini di Pracchia. Ormai da circa un anno si discute in merito alla questione, perché per poter effettuare questi interventi la ditta incaricata sostiene che si debba chiudere il ponte al transito dei veicoli e, inizialmente, persino a quello pedonale. Quando l’amministrazione provinciale ha comunicato alle popolazioni coinvolte questa notizia, chiaramente si è generato un clima di allarme e preoccupazione. Chiudere il ponte Melini significa dividere in due il paese di Pracchia, una parte del quale rimarrà isolata insieme alle frazioni di Orsigna e del Vizzero. Si interrompe un tratto di strada fondamentale, che collega i tre paesi coinvolti con il resto della Montagna Pistoiese e con la città di Pistoia, dove molti abitanti lavorano, vanno a scuola e possono trovare servizi e beni di prima necessità. L’unica strada alternativa percorribile è quella che passa da Porretta Terme, con la quale la popolazione coinvolta impiegherebbe circa un’ora in più per raggiungere Pistoia e intorno alle due ore per pervenire negli altri paesi della Montagna Pistoiese al di là dal ponte in oggetto.
Le assemblee con i cittadini
Apparendo evidente che questa non è una soluzione percorribile e percependo il malessere dilagante, alcuni delegati della provincia hanno indetto assemblee e riunioni per discutere del problema. In questa sede hanno potuto ascoltare dell’impossibilità dei bambini di andare a scuola, dell’incapacità della Misericordia di Pracchia di raggiungere i cittadini oltre il ponte con i mezzi di soccorso, di alcuni giovani che non possono andare a lavorare, perché il loro stipendio servirebbe a malapena a coprire il costo del carburante delle quattro ore di viaggio giornaliere; hanno potuto comprendere la difficoltà della farmacia di Pracchia, che non potrà essere rifornita di medicinali e sono venuti a conoscenza della preoccupazione delle attività commerciali alle quali viene preclusa la maggior parte della clientela che proviene da zone limitrofe. Dopo questo attento ascolto, infine, il verdetto: i lavori con chiusura al transito dei veicoli inizieranno il 15/06/2025. La decisione è stata presa con l’intento di non intralciare il trasporto scolastico. Tuttavia, il problema è tutt’altro che risolto. Questa decisione ricade in modo drammatico sul turismo estivo con il quale questi paesi sopravvivono.
Il 23 aprile l’incontro pubblico in provincia
L’incontro per illustrare alle associazioni locali le ragioni di questa scelta avverrà il 23/04/25 alle ore 11, presso la sala Nardi, nella sede della Provincia, a Pistoia. In questa sede i cittadini avranno modo di manifestare nuovamente i problemi e le perplessità in relazione a questo intervento. Eppure, la decisione pioverà dall’altro, perché ci sono interessi che evidentemente vanno oltre la volontà di mantenere vivibili e accessibili i paesi della Montagna pistoiese. Si potevano trovare soluzioni, si poteva mettere in sicurezza una strada alternativa, scelta preziosa, anche in vista di altri possibili disagi legati a catastrofi naturali che potrebbero lasciare isolati i paesi al di là del ponte Melini. Si poteva se solo si fosse partiti con quest’intenzione, se solo si fosse riusciti a sposare l’intervento con il territorio. Forse per questo ci vuole ancora tempo, forse la nostra capacità di astrazione è diventata troppo grande da impedirci di essere concreti.
E così le amministrazioni locali navigano in fiumi infinti di bandi e finanziamenti e si scordano, per fare sfoggio di questa loro capacità di abili burocrati, di conoscere il territorio e di mettere al primo posto i luoghi e i cittadini. Perché questa chiusura avrà un impatto sui tre paesi coinvolti, perché sicuramente verrà protratta oltre il tempo prestabilito. E questo ce lo insegna la vicenda del ponte di Pontenuovo sulla SP Montalese e quello del più vicino ponte di Maresca.
Le ripercussioni su attività economiche e servizi
Intanto magari qualche attività commerciale, danneggiata dall’assenza di lavoro durante il periodo estivo, chiuderà, vedendosi così ripagati gli anni di servizio offerto per il proprio paese. Sì, perché chi frequenta un po’ la realtà della montagna pistoiese sa che le attività locali lavorano per il guadagno, ma anche per offrire un servizio alla popolazione, molto più di quanto lo facciano spesso le amministrazioni locali. È doloroso scrivere di questi abitanti, di queste piccole associazioni che di nuovo si sentono danneggiate dall’alto nel loro continuo intento di prendersi cura dei propri paesi. È amaro, perché loro sono padroni di gesti sinceri, di un impegno davvero amorevole e silenzioso, non sventolato tra patetici sentimentalismi e vaporose dichiarazioni di voler proteggere queste zone che all’effettivo sono davvero grandi patrimoni paesaggistici e storici per il nostro paese.
Una storia che doveva essere raccontata
Questa storia era giusto raccontarla e raccontarla in questi termini, senza farne uno strumento politico. Era giusto raccontarla per mettere a nudo un disagio e uno sconforto che troverà voce in moltissimi lettori e abitanti della montagna. Questa storia va a loro, a quelli che restano, alla loro umanità e alla loro resilienza, nella speranza che, intanto, qualche coscienza si svegli e cambi le cose.
