Uno sguardo oltre  |  gennaio 28, 2025

La castanicoltura in Francia, un esempio da imitare

Previsto il sostegno statale a piccole cooperative di giovani che gestiscono in comodato d’uso gratuito castagneti e oliveti abbandonati. Le regioni in cui si concentra la produzione sono la Corsica e l’Ardèche, un dipartimento situato nella regione Alvernia-Rodano-Alpi che annovera ben 65 varietà di castagne locali. Quattro i tipi di interventi finanziati fino al 70% del totale delle spese sostenute

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La castanicoltura si sta riprendendo un po’ dello spazio che le è stato tolto in un ottantennio di incuria e di abbandono. Sia per la resa economica delle castagne e dei loro derivati, che sta cominciando ad essere interessante, sia per l’attenzione particolare della gastronomia contemporanea verso questi prodotti, sia per una nuova coscienza del valore dei paesaggi culturali tradizionali in termini di biodiversità, si comincia a guardare al castagno con un occhio nuovo, anche perché la qualità delle castagne di importazione lascia molto a desiderare.

Tuttavia recuperare una filiera semiabbandonata non è facile e desta meraviglia che l’homo oeconomicus e quello ambientalisticus dei nostri tempi, non ci siano arrivati prima, nonostante i continui appelli dei montanini.

Dunque qualcosa si sta muovendo nei sostegni alla castanicoltura, ma c’è un’insidia italica perenne in ogni settore di intervento, cioè la burocrazia, o meglio la distanza tra i centri deliberativi e la realtà, per cui spesso chi legifera non conosce la situazione dei territori in cui le regole devono essere applicate. Inoltre si opera con continui distinguo che alla fine scoraggiano ogni imprenditore o semplice proprietario di buona volontà

Cosa fanno i nostri cugini francesi

Anche la Francia ha seguito il nostro cattivo esempio nella gestione della castanicoltura, tanto che la produzione francese attuale è di 8000 tonnellate, contro un fabbisogno di 25000. Fra cugini ci dovremmo consolare, si fa per dire. Fatto sta che siamo costretti ad importare dall’estero una quantità enorme di castagne fresche, spesso raccolte da piante ibride di scarso pregio.

Tuttavia negli ultimi 8 anni la Francia sta facendo un percorso molto più interessante di sostegno alla castanicoltura e assai meno dipendente dai nostri distinguo burocratici legati all’estensione dei castagneti o alla loro dislocazione.

Più in particolare sono due le regioni francesi in cui si concentra la produzione di castagne: la Corsica, che sta ancora studiando un approccio sistematico al ripristino di questa coltura, e soprattutto l’Ardèche, un dipartimento situato nella regione Alvernia-Rodano-Alpi, che annovera ben 65 varietà di castagne locali.

Intanto in Francia sono sostenute con aiuti statali piccole cooperative di giovani che gestiscono in comodato d’uso gratuito castagneti e oliveti abbandonati, offrendo ai proprietari che non se ne occupano un 10% del raccolto, fresco o lavorato. Questa opzione consente un recupero delle piante altrimenti destinate a morire e contemporaneamente permette la rivitalizzazione del paesaggio culturale.

Si tratta di un esempio da seguire perché anche qui da noi il paesaggio culturale si sta piano piano perdendo.

L’esempio dell’Ardèche

Il Dipartimento dell’Ardèche, con  il piano denominato Chataigneraie traditionelle, ha messo a disposizione, a partire dal 2023, cinque milioni di euro per sostenere castanicoltori di professione o  semplici proprietari  che desiderano rinnovare i propri castagneti, per produzione di castagne d’Ardèche AOP o creare nuovi impianti da legno o da frutto, anche perché la gastronomia francese di alta qualità richiede con forza prodotti a base di castagne, come creme poco zuccherate, crepes, dolci di vario tipo, marroni grigliati o’glacés.

Sono quattro i tipi di interventi finanziati fino al 70% del totale delle spese sostenute: il recupero di castagneti abbandonati, la potatura degli alberi innestati, l’innesto di polloni selvatici e la realizzazione di nuovi impianti.

C’è però una pregiudiziale fondamentale, cioè che i contributi riguardano solo le varietà tradizionali di castagni e non sono previsti per quelle ibride.

Interessante è il fatto che sono incluse nei contributi anche le spese per realizzare piste collettive o individuali di accesso ai castagneti.

Oltre a questo aspetto, il Dipartimento dell’Ardèche intende contemporaneamente migliorare la qualità silvicola delle particelle a castagneto e valorizzare il legno di castagno, affiancando i proprietari nelle operazioni più complesse, come la diagnosi del potenziale silvicolo delle loro particelle, la messa in pratica di una corretta gestione forestale nonché l’affiancamento nella realizzazione dei lavori.

Creato anche un centro di trasformazione

La filiera della castagna è stata incentivata anche dalla realizzazione nel 2018 di un centro di trasformazione del prodotto fresco, gestito da una grande cooperativa, la Vivacoop, la quale è aperta a tutti i produttori che intendano trasformare le castagne in confetture o altro.

Oltre alla trasformazione (vi si possono lavorare fino a 5 quintali di castagne al giorno) questa cooperativa si occupa dello stoccaggio, offrendo dunque ai castanicoltori un servizio completo.

Infine vi vengono propagandati percorsi turistici all’interno dei castagneti, consentendo visite guidate e appuntamenti gastronomici.

Insomma, i castagneti diventano anche un’attrazione salutare e salutistica.

Un esempio da imitare

Questa esperienza francese dovrebbe essere presa a modello soprattutto perché vede nell’incentivazione dei castagneti una risposta a tutta una serie di problemi, ambientali, economici, turistici, occupazionali e storico-culturali; in altre parole i nostri cugini dimostrano di sostenere non solo una tipologia di piante da frutto, ma un intero sistema ecologico-economico di cui l’uomo è parte fondamentale e inalienabile.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)