L'intervista, Pistoia  |  marzo 8, 2020

“Dobbiamo stimolare la Regione ad occuparsi di più e meglio della montagna”

Intervista ad Alessandro Capecchi, assessore all'urbanistica del Comune di Pistoia che lascia il suo incarico per nuovi impegni regionali. Gli strumenti per aiutare i territori montani, dalla riduzione della TARI a norme che favoriscano il recupero del patrimonio storico. “Necessario superare la visione dirigista e museificatoria: non consumare il territorio ma renderlo fruibile per chi ci abita e lavora”. L'adozione del Piano Strutturale, “da costruire sulla base di un grande processo partecipativo”. E ancora: “Il Comune deve garantire regole più semplici e chiare e risposte più veloci”

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Alessandro Capecchi a Cireglio in occasione dell'inaugurazione del Punto prestito Biblionet della Biblioteca San Giorgio

PISTOIA – Era nell’aria da qualche tempo l’ipotesi che Alessandro Capecchi, assessore all’urbanistica del Comune di Pistoia, lasciasse il suo attuale incarico per assumere ruoli istituzionali a livello regionale. Adesso è arrivato l’annuncio ufficiale, nella conferenza stampa di ieri, sabato 7 Marzo: sarà responsabile degli enti locali del suo partito, Fratelli d’Italia, e successivamente, ma questa non è ancora notizia ufficiale, si candiderà alle prossime elezioni regionali alla carica di consigliere.

“Una scelta sulla quale ho riflettuto molto e non nego sia stata sofferta – ha spiegato Capecchi – ma che avvalora il mio impegno politico sul territorio iniziato quasi venticinque anni fa, e mi permette di continuare a servire una comunità di cittadini ancora più ampia. Lascio la mia carica di assessore d’accordo con il sindaco – ha spiegato ancora nell’annunciare la decisione -, al quale rimetterò le mie deleghe nelle prossime ore, volendo distinguere i piani del mio ruolo amministrativo e politico, e senza approfittare di possibili rendite di posizione”

Prima di lasciare il suo ruolo attuale, Capecchi ha rilasciato alla nostra testata questa intervista.

 

Capecchi in occasione dell’inaugurazione del Punto prestito della Biblioteca San Giorgio, a Cireglio, nel giugno 2018

Sono passati solo 60 anni durante i quali tutti, ma proprio tutti, hanno guardato altrove e la Montagna è diventata un problema locale e nazionale, tanto che sarà difficile porre rimedio in tempi brevi ad un’incuria pluridecennale. Le scelte dell’alta politica (diciamo così!) non hanno avuto il benché minimo respiro strategico ed hanno parlato un solo idioma, quello metropolitano; ma colpevoli sono state anche le Amministrazioni regionali e quelle locali che sono rimaste sostanzialmente inerti di fronte allo spopolamento, all’emorragia dei servizi, al dissesto idrogeologico delle Terre Alte, senza essere state capaci di varare provvedimenti adatti a frenare gli effetti di questi mali. Assessore (o ex assessore) Capecchi, iniziamo da qui. Lei condivide questa analisi generale?

“Certamente. La politica, rincorrendo prima posizioni di concentrazione urbano/industriale e quindi vetero-ambientaliste ha spinto all’abbandono della collina e della montagna da parte di coloro che per secoli vi avevano lavorato, traendo dalle sue ricchezze sostentamento e imparando dalla conoscenza dei luoghi e delle stagioni come governarne elementi e criticità.

Il meccanismo poi del pareggio dei bilanci comunali, la creazione di molti enti intermedi e la sparizione di altri (come le comunità montane) ha fatto il resto. Creando le condizioni per un abbandono progressivo del territorio a cui si è aggiunta una mancata manutenzione, sia in termini ordinari che straordinari”.

Un errore imperdonabile della politica è stato, ed è, quello di non aver capito che le Terre Alte hanno bisogno di un sistema di provvedimenti a sé, diversi da quelli relativi alle pianure ed alle città.

Invece, per un malinteso senso della democrazia, anche le Amministrazioni locali hanno soggiogato gli abitanti della Collina e della Montagna alle medesime regole di chi vive in città. Non trova che sia anche questa una causa della situazione attuale?

“Diciamo che il disegno dei comuni, e le relative normative nazionali e regionali, non tengono troppo conto delle differenze che si sono venute a marcare, sia in termini di servizi che di distribuzione del reddito. Pensiamo al Comune di Pistoia, circa 236 km quadrati che vanno dai monti dell’Orsigna alla pianura di bottegone, con una concentrazione di popolazione minima (circa 280 abitanti a Km quadrato); ebbene, circa 2/3 di tale immenso territorio è collinare e montano, ma le risorse per ovvie ragioni sono concentrate dove risiedono la maggior parte dei cittadini e delle imprese, ed in una simile situazione (circa 700 km di strade asfaltate e 200 di vicinali) diventa impossibile reggere il peso della manutenzione ordinaria, mancata per decenni.

In tal senso una mano la riceviamo quotidianamente dalle associazioni e dalle Pro Loco, che spesso si sostituiscono al pubblico per il bene comune”.

Pistoia è un chiaro esempio di quanto detto sopra. Il suo territorio comunale è un “Mostro” amministrativo, nel senso che, pur essendo prevalentemente collinare e montano, è governato secondo una logica metropolitana. Non è possibile, infatti, che per i cittadini residenti all’Orsigna, a Pracchia, a Le Piastre, a Cireglio ecc. nonché per gli imprenditori di queste stesse aree, debbano valere le stesse regole fiscali e amministrative che vigono per chi abita in centro città. L’attuale Amministrazione, di cui lei ha fatto parte finora, è cosciente di questa ingiusta disparità?

“Ne siamo tanto coscienti che sin dal 2018 abbiamo applicato una riduzione della TARI, per le attività produttive pari al 40% e per le utenze domestiche pari al 20%, che manteniamo anche in per l’anno in corso una situazione finanziaria non facile. Così come abbiamo provato a rimodulare gli oneri di urbanizzazione, ma essendo materia regionale i tecnici ci dicono che non possiamo fare un intervento diretto; semmai, ma è questione complessa rispetto alla tenuta del bilancio comunale, potremo lavorare in termini di rimborso di una quota degli stessi per rilanciare l’edilizia, almeno in alcune parti del territorio. Inoltre abbiamo portato in adozione una variante alle attuali norme del Regolamento Urbanistico che favorisce il recupero del patrimonio storico, che costituisce la parte prevalente dell’edificato montano. Infine siamo intervenuti su alcune infrastrutture – quelle di nostra competenza, perché le strade principali sono di ANAS – al fine di migliorare i collegamenti e aumentare la sicurezza. Rilanciando anche il ruolo della Ferrovia Porrettana come cerniera non solo turistica della montagna”.

Sono state ormai poste le basi per il nuovo Regolamento Urbanistico o, come si chiama adesso, il Piano Strutturale. Quali sarebbero i nuovi principi, se ci sono, per dotare la Collina e la Montagna, di strumenti urbanistici più flessibili e più adeguati a quei territori?

“La normativa regionale (Legge 65/14) è stato modificata 19 volte in 6 anni, rendendo molto arduo applicarla. In realtà la stessa ha confermato la ormai storica divisione degli strumenti di pianificazione in due parti: Piano Strutturale (nel quale si fanno le scelte strategiche) e Piano Operativo (dove invece si disegnano, in coerenza con il PS, le scelte di dettaglio). Noi, dopo aver (finalmente!) compiuto il monitoraggio dell’attuale regolamento urbanistico, rimasto per larga parte inattuato, abbiamo dato il via alla nuova pianificazione generale portando in consiglio comunale (a gennaio) l’atto di avvio del procedimento di adozione del Piano Strutturale (il precedente era del 2004…), che andrà costruito sulla base di un grande processo partecipativo ed a cui seguirà subito dopo l’avvio del nuovo Piano Operativo. In tale primo atto si sono evidenziati alcuni tratti generali del nostro indirizzo politico, intesi a valorizzare la montagna e le sue ricchezze, superando però la visione dirigista e museificatoria che ha prevalso nel tempo.

Ciò non vuol dire consumare territorio, ma renderlo fruibile per chi ci abita e lavora garantendo allo stesso tempo il rispetto delle sue prerogative paesaggistiche (come peraltro richiede il Piano di Indirizzo Territoriale regionale); inoltre crediamo fortemente nel ruolo di traino del turismo lento, capace di esaltare le nostre ricchezze culturali ed enogastronomiche”.

Non crede, poi, che un’azione più incisiva e soprattutto corale dei sindaci della nostra Montagna, al di là del colore politico, potrebbe perorare, almeno in sede regionale, la giusta causa delle Terre Alte? Perché lei sa bene che fine hanno fatto i capponi del Renzo manzoniano: si beccavano fra loro mentre stavano andando in pentola!

“Non sta a me dare consigli ai sindaci della montagna, che rappresentano le loro comunità in un contesto economico e sociale non semplice. Semmai posso dire che dobbiamo unire le forze per stimolare la Regione ad occuparsi di più e meglio della montagna, al fine di garantire servizi fondamentali (come la Sanità e i trasporti) ma soprattutto per adeguare le reti infrastrutturali fisiche (strade e percorsi naturalistici come le ippovie) ma anche immateriali (fibra veloce), al servizio della comunità tutta e delle imprese. Ovviamente le divisioni in un simile contesto non giovano, ma io credo che le diversità – se oneste – arricchiscano il dibattito e le possibili soluzioni”.

Un’ultima domanda: quali potrebbero essere le soluzioni per dare nuova linfa vitale alla Montagna pistoiese, per incoraggiare l’imprenditoria giovanile, per arginare il dissesto e lo spopolamento e per frenare l’emorragia dei servizi, perché solo chi abita in Montagna è in realtà il primo vero custode del territorio, a cui dovrebbe essere riconosciuto un ruolo civile e sociale di primo piano.

“Le iniziative possono essere molte, alcune a carico della fiscalità generale altre più di responsabilità degli amministratori locali. Per parte nostra, come comune di Pistoia, abbiamo chiesto ai tecnici di garantire regole più semplici e chiare, risposte più veloci dagli uffici e disponibilità all’ascolto: solo chi vive la montagna può darci la soluzione appropriata ai problemi che la affliggono.

Mentre sotto il profilo infrastrutturale vogliamo continuare a investire nella sicurezza delle scuole, nelle strade e nei parchi e impianti pubblici. Anche con il concorso dei privati, sia nella fase dei lavori sia nella fase, più delicata, della gestione e manutenzione ordinaria.

In tal senso l’esperienza della cooperativa sociale di Pracchia può rappresentare un utile modello, che unisce attività economica, occupazione e intento sociale per il bene di una intera vallata”.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.