Editoriale, Ambiente  |  settembre 15, 2019

Il tempo dei predatori di funghi

Un'altra fungata e un'altra invasione dei nostri boschi: traffico impazzito all'alba, parcheggi selvaggi, gruppi frenetici in varie direzioni che fanno paglia delle foglie secche che calpestano. Il problema non sono solo i quintali di funghi raccolti ma la mancanza totale di rispetto per l'ambiente: un comportamento compulsivo che meriterebbe studi psichiatrici e sociologici. La Regione Toscana decida se la Montagna deve essere solo un luogo di divertimento per i cittadini oppure una terra con i giusti vantaggi per chi ha il coraggio di viverci e di lavorarci

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E ci risiamo. Ogniqualvolta c’è una fungata si scatena un processo mentale che sfiora la patologia e che conduce migliaia di cittadini ad invadere i nostri boschi alla ricerca dei funghi, anche se “ricerca” è un termine che non rende l’idea di ciò che sta accadendo.

Traffico impazzito all’alba

In questi giorni il traffico di automobili dirette in montagna inizia all’alba e si protrae per alcune ore, senza tregua. Una fila sterminata che si disperde in varie direzioni e che trova pace solo ai piedi di versanti montani che hanno fama di essere posti buoni per funghi.

Uno spettacolo indecente

E allora scendono dalle auto orde frenetiche che sbraitano, urlano chiamano e che si spostano in massa facendo paglia delle foglie secche che calpestano furiosamente.

E’ uno spettacolo indecente, che la gente di montagna tollera sempre meno: ci si sente feriti, depredati, impotenti, abusati e non tanto perché queste orde portano via qualche quintale di funghi, quanto perché mostrano assenza completa di rispetto verso un bene che dovrebbe essere custodito con amore e di cui ci si ricorda solo quando produce qualche frutto, del quale siamo, tutti, immeritati beneficiari. Inoltre disturba anche l’arroganza di chi crede di poter far da padrone solo perché ha pagato il permesso regionale che consente la raccolta dei prodotti del sottobosco e che peraltro ha un costo ridicolo.

La frenesia da fungo

Questa frenesia del fungo richiederebbe approfonditi studi psichiatrici e sociologici che, forse, porterebbero a scoprire che si tratta di comportamenti compulsivi messi in atto da gente che sversa in queste fughe scomposte dalle città le proprie frustrazioni e i propri problemi, senza offrire nulla in cambio, anzi lasciando molto spesso la montagna in condizioni peggiori rispetto a quelle che aveva trovato.

Appelli e azioni repressive non bastano

É inutile dire che non servono appelli all’educazione civica, questionari pubblici i cui esiti vengano poi presentati agli enti preposti a risolvere i problemi o ancora contravvenzioni che in questi giorni sono state elevate in gran numero dai carabinieri forestali per infrazioni ai regolamenti; tutto resta com’è ed ogni anno, sia che si parli di mirtilli o di funghi, è sempre la solita storia.

Cara Regione: cosa deve essere la montagna?

Allora che fare? Soprassiedo sulle soluzioni bizantine e pilatesche che gli enti pubblici hanno fin qui proposto e che evidentemente non hanno alcun beneficio e parlo invece di cosa si dovrebbe fare.

E’ semplice: la Regione Toscana dovrebbe decidere se la Montagna pistoiese e le altre debbano essere solo un luogo di divertimento per i cittadini oppure se debbano essere terre vive, con le proprie regole ma anche i giusti vantaggi per chi ha il coraggio di viverci e di lavorarci.

Questa è la decisione che deve essere presa al più presto, senza indulgere a pressioni elettorali o ad altre bassezze del genere.

Ma questa sarebbe la Grande Politica, praticata da gente coraggiosa e che guarda al domani, non ad un pietoso oggi.

Infine una domanda: ma quale pianeta vogliamo salvare se non siamo capaci di mantenere nemmeno il giardino intorno a casa?


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.