La ricerca  |  luglio 15, 2019

Ripopolare le aree periferiche? Ecco come si fa. Ce lo insegna la storia

Tanti esempi nel passato lontano dal caso di Torri nel 1400, disabitato e ripopolato grazie alle scelte dell'allora Comune di Pistoia, agli incentivi di carattere socio-economico-fiscale dei Lorena all'epoca del Granducato. Oggi servono scelte precise: potenti incentivi fiscali, leggi (poche) e regolamenti ad hoc, sburocratizzazione, incoraggiamento dell'imprenditoria privata ecosostenibile. Serve soprattutto la “volontà politica”

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Il dibattito organizzato dalla Voce della Montagna nel novembre del 2016 a Cutigliano sulle prospettive future dei territori montani

“Non c’è niente di nuovo sotto il sole”, dice un famoso passo dell’Ecclesiaste e questa, a ben vedere, è una verità inoppugnabile. Infatti la Storia è piena di situazioni “ già viste”, che a noi sembrano particolarmente inedite, quando ce le troviamo davanti agli occhi.

Lo spopolamento nel lontano passato

Anche un fenomeno come lo spopolamento delle aree periferiche era noto ai nostri avi ed è stato risolto con svariati metodi, più o meno politicamente corretti. Il più noto di tutti è il Ratto delle Sabine, che fu ideato dai Romani per assicurare un futuro alla propria stirpe. Ma quella del rapimento è una soluzione quantomeno sconveniente, da non seguire, anche perché dubito che le donne d’oggi si presterebbero a pratiche di tal genere!

La politica demografica dei Lorena

Parlando più seriamente, ci sono, però, esempi dagli esiti sorprendenti e molto più vicini a noi nello spazio e nel tempo. Nella Toscana granducale, i Lorena attuarono una vera e propria politica demografica per popolare o ripopolare aree disabitate o semiabitate, come Livorno o la Maremma, applicando incentivi di carattere socio-economico-fiscale che permisero un graduale afflusso di abitanti in quelle zone marginali.

Il caso di Torri

Ancora più limpido è il caso del paese di Torri, attualmente nel Comune di Sambuca Pistoiese. Nella prima metà del 1400 Torri era rimasto pressoché disabitato, a causa probabilmente di una terribile epidemia. Il Comune di Pistoia (già, proprio lui!), conscio dell’importanza strategica di quel paese di confine promise molti benefici a chi vi si fosse stabilito definitivamente: vi giunsero dal Frignano (nel Modenese) 40 persone guidate da un tal Giffredi (Gioffredi è ancora un cognome molto comune in quei luoghi) e il borgo, pian piano e con fatica, si ripopolò.

La conferma dello storico

Ce lo attesta lo storico Michelangelo Salvi che, nelle Historie di Pistoia (1657), parla di riduzione di tutte le “gravezze” per incentivare il ripopolamento in quelle terre aspre e lo stesso Comune di Pistoia continuò questo tipo di politica anche nel secolo seguente, come dimostra un documento inedito del 1516 (Catasto granducale, Comune di Pistoia , 1516 c.161 v), dove si afferma, tra l’altro, quanto segue: “Comune et homini di Torri… atteso e considerato che detto comune et homini di Torri confinano col Bolognese et sono in luogo sterile, macro e quasi dishabitato… pel passato lungamente non è stato mai posto loro né teste né extimo per la estrema povertà loro, ma solamente pagano certa taxa all’Opera di Sancto Jacopo”.

La storica ci insegna

Dunque la strada maestra per ripopolare la montagna ce la indica la Storia e oggi dovrebbe vertere su questi principi: potenti incentivi fiscali (almeno per 10-20 anni), leggi e regolamenti appositi (pochi e semplici!), pesante sburocratizzazione, incoraggiamento dell’imprenditoria privata ecosostenibile e valorizzazione di un turismo lento e consapevole.

Ma alla base di tutto ci dovrebbe essere la “volontà politica”, un convitato di pietra che è rimasto per troppo tempo muto e inerme ad assistere all’abbandono delle nostre terre alte.

 


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.