Nuovi progetti, Economia  |  novembre 26, 2018

Nel Mo.To.RE non mettiamo solo energia dal bosco

Alcune considerazioni dopo il lancio del progetto per la produzione del nuovo combustibile. Non si può puntare solo sul legname. L'importanza della castanicoltura, del recupero di vecchi sentieri e di nuove pratiche con effetti terapeutici come il “forest bathing”. Manca una visione d'insieme da parte di chi legifera e progetta

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Chi ama la montagna non può non guardare con interesse al progetto Mo.To.RE , un progetto che sta prendendo il via nella Montagna pistoiese e che intende apportarvi economia e sviluppo. Due sono i motivi di merito che si possono ascrivere a questo progetto, finanziato dalla Regione Toscana. Il primo è che verrebbero ripuliti i nostri boschi, che sono in uno stato di pietoso abbandono e che attualmente offrono facile esca a incendi e frane. Il secondo è che si darebbe impulso allo sfruttamento di un’energia rinnovabile a chilometri zero.

Qualche perplessità

Ma da pervicace montanino ormai adulto e vaccinato mi permetto qualche osservazione. Non sono tanto sicuro che si abbia, da parte degli organi competenti, una visione politico-strategica dell’uso dei nostri boschi. In altre parole, ci si pone il problema di come vorremmo che fossero i boschi appenninici del futuro? Dovranno essere solo serbatoi di legname e quindi solo fonti di energia? Oppure potranno avere anche altri scopi, di tipo economico-sociale più ampio?

Purtroppo ci si è abituati a legiferare e a progettare sull’oggi, mentre ci dimentichiamo del domani. Un metodo di approccio serio ai problemi è quello di vederli in un’ottica futura, a cui dovrebbero essere ispirati tutti gli interventi, legislativi e non, per non incorrere in un pressappochismo pieno di contraddizioni. Questo vale anche per i nostri boschi, un patrimonio meraviglioso la cui gestione necessita di equilibrio e buon senso.

Non solo legname

Il bosco, però è anche altro.

Innanzi tutto una risorsa economica importante è e sarà la castanicoltura. Curare i vecchi castagneti e crearne di nuovi, innestando polloni selvatici o piantumando nuovi alberi, sarebbe un investimento per il futuro. Poi il deficit di natura della civiltà metropolitana dovrebbe suggerire un recupero di vecchi sentieri nel bosco ed una riproposizione in chiave estetica del bosco stesso.

Il bosco dovrebbe, cioè, essere bello, armonioso, invitante e vario, dove poter incontrare biodiversità vegetale e animale ( cosa che non è adesso).

Non sono da sottovalutare i suoi effetti terapeutici. Recentemente sta prendendo campo nel mondo la pratica del Forest bathing, il bagno di foresta, che consiste non solo nell’esigenza sempre più impellente di semplici passeggiate rilassanti all’interno della natura, ma in qualcosa di ben più importante.

I bioricercatori hanno scoperto che le foglie di alcuni alberi ( lecci, querce, faggi castagni, pini ecc) rilasciano monoterpeni , cioè sostanze volatili benefiche per l’organismo e che il legno di tali piante contiene oli essenziali che riducono lo stress e aumentano le difese immunitarie.

In Piemonte e in Trentino esistono già percorsi organizzati di forest bathing (ma perché sempre e solo lassù?), in particolare nella Valsessera (Piemonte) e a Fai della Paganella (Trentino) e costituiscono preziose fonti economiche nel rispetto dell’ambiente e di un turismo sostenibile.

Nel nostro Appennino non mancano certo le potenzialità, ma occorre capire che il bosco è un patrimonio di tutti e non solo di singole categorie economiche.

Due domande provocatorie

Siamo sicuri che gli attuali regolamenti e leggi consentirebbero, ad esempio, l’apertura di nuove strade forestali (per curare il bosco c’è bisogno anche di quelle!) o un gestione corretta delle piante invasive? Se non si pone mano a modifiche temo che anche i boscaioli incontrino difficoltà. E infine, se il progetto Mo.To.RE ha anche obiettivi di ricerca, dov’è finito il rapporto già avviato con l’Università?

Allora, viva il Mo.To.RE, ma affinché un veicolo si muova, non occorre solo il motore, ci vogliono le trasmissioni, la carrozzeria, le ruote, il carburante e soprattutto la perizia di chi guida.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.