La ricerca  |  febbraio 6, 2018

Orgoglio e pudore, la montagna nasconde la sua povertà

Anche nei paesi montani cresce chi vive in condizioni di indigenza. Un fenomeno a sé per l'ampiezza del territorio e per la ritrosia dei montanini a chiedere aiuto. Zona per zona, il ruolo della Caritas, delle associazioni di volontariato e dei servizi sociali comunali. Parlano i protagonisti. Il quadro generale del “Dossier Caritas 2017": in aumento il numero delle persone che si recano ai Centri di Ascolto, soprattutto gli italiani. Il ricorso da saltuario è diventato abituale. Le cause principali: mancanza di lavoro, situazione familiare e abitativa

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La mensa Caritas di Pistoia il 31 dicembre del 2015

La premessa

 La povertà è senza dubbio un fenomeno dai contorni sfumati e difficile da definire. Le cause sono molteplici e non appartengono solo all’ambito economico o di sistema, come vorrebbero farci credere economisti e politici, ma sono anche di tipo culturale ed etico-morale, perché è ormai diffusa da tempo una crisi di valori che induce al consumismo sfrenato, all’egoismo e che non permette di distinguere l’utile dal superfluo. In territori più fragili e marginali, come la nostra Montagna, questo fenomeno è forse più sfuggente, ma non meno grave.

I limiti della montagna

Ovunque si guardi e qualsiasi problema si affronti, la Montagna pistoiese presenta delle costanti negative: è un’area semi spopolata e mal definita dal punto di vista dei confini amministrativi, è disomogenea, per servizi e tutele, è dimenticata dal punto di vista socio-economico, perché non si intravvedono scelte di fondo intelligenti e capaci di darle un volto e di risolvere i problemi strutturali, come la mancanza di lavoro, il dissesto idrogeologico, l’emorragia dei servizi ecc.

Cosi, anche cercando di fare un quadro della povertà, vengono alla luce queste problematiche ad aggravarne l’incidenza. A ciò si aggiunge l’ampiezza del territorio, in cui sono disseminati paesi e borgate sparse a volte difficili da raggiungere.

Un territorio molto vasto

Un tentativo di dare un minimo di razionalizzazione amministrativa è stato la realizzazione dell’Unione dei Comuni Montani, ma di questo istituto fanno parte solo i Comuni di Abetone Cutigliano, San Marcello Piteglio e Sambuca Pistoiese, mentre ne restano escluse ampie zone, come Marliana e l’area montana appartenente al Comune di Pistoia (il cui 60% di territorio è costituito da colline e montagne!) che si spinge, a nord, fino ai paesi di Le Piastre, Pracchia e Orsigna.

Cresce chi vive alle soglie della povertà

Detto questo, i dati raccolti dalla nostra inchiesta, che non ha la pretesa di essere esaustiva, testimoniano che la povertà nella nostra montagna esiste, eccome, e coinvolge un numero sempre maggiore di residenti di nazionalità italiana, compresi in una fascia d’età tra i 35 e i 70 anni, che per vari motivi si trovano in una condizione di indigenza.

Ma ciò che preoccupa ancor di più è il fatto che sta crescendo il numero delle persone che vivono alle soglie della povertà e che per vari motivi, fra cui il pudore, la vergogna e l’orgoglio (virtù proprie dell’indole montanina) tendono a non palesare il proprio stato di necessità.

Le “risposte” istituzionali

Le “risposte” istituzionali alla povertà dipendono dai Servizi Sociali Comunali e Sovraccomunali, ma ancor più rilevanti sono quelle della Caritas, delle Associazioni di volontariato, delle Parrocchie e dei privati cittadini. Sui Servizi sociali ricadono molte incombenze e non sempre la loro struttura burocratizzata (orari di ricevimento, procedure ecc) consente di rispondere con la dovuta celerità ai bisogni più urgenti; inoltre le loro aree di competenza sono troppo vaste e dispersive per offrire un servizio adeguato.

La Caritas diocesana, che anche in Montagna può contare su alcuni piccoli gruppi di volontari, fa quel che può ma quassù occorrerebbe un vero e proprio Centro d’ascolto, strutturato e dotato di personale formato, ma i volontari scarseggiano e il lavoro è immane.

Lo stesso vale per le Associazioni di volontariato che in quest’ultimo ventennio hanno subito una drastica riduzione di organico.

Serve un nuovo patto Pubblico-Privato

A questo proposito non è fuori luogo suggerire la necessità di un nuovo patto tra Pubblico e Privato, un patto che favorisca il Volontariato, con bonus e detrazioni fiscali per chi vi aderisce, e che riduca il carico burocratico e di responsabilità personali per le Associazioni che dedicano il proprio tempo agli altri. L’apporto sociale del Volontariato è un bene prezioso da tutelare perché gli enti pubblici non sono in grado, da soli, di gestire fenomeni complessi come la povertà, un po’ perché malati di elefantiasi, un po’ perché inchiodati su una burocrazia paralizzante che spesso si compiace solo di carte, protocolli e documenti statistici.

C’è però un altro tipo di responsabilità, che ricade su tutti noi, e consiste nell’inaridirsi della carità e della disponibilità ad ascoltare ed aiutare gli altri, presi come siamo da un folle egocentrismo. Ne consegue che anche i nostri giovani sono restii a dedicare parte del proprio tempo al sociale, come hanno fatto notare i responsabili delle Associazioni della nostra Montagna, presso le quali l’età media dei volontari rimasti è di gran lunga superiore ai 45 anni di età.

Infine è bene ribadire che le risposte attuali alla povertà sono esclusivamente emergenziali , mentre, come si afferma nelle Conclusioni del “Dossier 2017 sulle Povertà e le Risorse” redatto dalla Caritas diocesana di Pistoia “occorre captare i problemi nel loro insorgere e questo è possibile solo se i servizi hanno il coraggio di mettersi in gioco tramite l’ascolto delle persone nella loro interezza e non solo delle loro richieste. Poi c’è bisogno di umanizzare i servizi e creare reti territoriali vere, reperibili, attivabili e non solo mappature sulla carta”, dato che, come affermato da Monsignor Tardelli, Vescovo di Pistoia, nella presentazione al Dossier, “la nostra è una società che così non va e quindi ci invita tutti all’impegno perché l’attenzione a chi è povero in ogni senso non sia assistenzialismo, ma sia relazione di amicizia”.

 

UNO SGUARDO D’INSIEME

Le società opulente, quelle in cui gli status symbol diventano modelli collettivi di riferimento, lasciano dietro di sé molti “vinti” nel loro incedere sfrenato, anche perché il bombardamento mediatico spesso non consente alla gente di ordinare le priorità e di distinguere l’utile dal superfluo. Non devono, quindi , meravigliare i dati nazionali riguardanti l’aumento della povertà nel nostro paese. Anche l’Istituto di Statistica mostra una certa difficoltà nel definire un fenomeno così spinoso e parla di famiglie sicuramente povere, di altre quasi povere e di altre ancora appena povere.

I numeri, diffusi nel Luglio 2017 riguardano l’anno 2016 e, secondo queste stime, le famiglie residenti in regime di povertà assoluta sono 1.619.000, per 4.742.000 di individui; mentre le famiglie in povertà relativa sono 2.734.000, per 8.465.000 individui. Sono dati certamente allarmanti, anche perché negli ultimi anni la povertà sta aumentando per i nuclei familiari composti da 1 componente e per quelli caratterizzati da 4-5 componenti e più.

L’Istituto fa un impietoso riferimento anche alle soglie mensili di reddito sotto le quali si può definire lo stato di povertà. Limitando l’analisi all’Italia centrale, per famiglie di 1 componente la soglia è di 786,73 euro, per chi vive in aree metropolitane, e di 638,00 euro, per chi abita in Comuni fino a 50.000 abitanti. Nel caso di famiglie formate da 2 componenti e 2 figli minori, la soglia è di 1.620,00 euro, per le aree metropolitane, e 1.473,00 euro, per i Comuni sotto i 50.000 abitanti.

I DATI CARITAS A PISTOIA

Il documento che fa un’analisi approfondita della povertà a Pistoia è il “Dossier 2017” elaborato e pubblicato dalla Caritas Diocesana, che si riferisce all’intero anno 2016 ed al primo semestre 2017. Dalla lettura di questo breve ma significativo rapporto emerge una verità preoccupante: sta aumentando il numero delle persone che si recano ai Centri di Ascolto Caritas e soprattutto sta aumentando il numero degli italiani.

Si pensi che nel primo semestre del 2017 sono state registrate 13.159 visite, il 16% in più rispetto al primo semestre del 2016 e i cittadini italiani sono risultati primi per presenze , il 47,8 %. Inoltre è in costante aumento il numero dei pensionati italiani over 65 anni. Quanto al numero di persone accolte nell’intero anno 2016 sono state complessivamente 2221 e già 1741 nel primo semestre del 2017.

C’è da dire che la rete Caritas comprende anche Centri d’ascolto situati in altre località: Quarrata, Agliana, Oste, Poggio a Caiano, Carmignano, Lamporecchio, Casalguidi, Montale e Limite sull’Arno.

Tuttavia, analizzando la percentuale, ben il 52,7 % del numero complessivo di 2221 unità risulta residente nel Comune di Pistoia e il 12% riguarda i residenti nei Comuni di San Marcello Piteglio, Abetone Cutigliano, Marliana e Sambuca Pistoiese. Quindi si possono ragionevolmente stimare in 1.200 circa i pistoiesi in stato di bisogno urgente. La loro età risulta compresa tra i 35 e i 54 anni (oltre il 50%), mentre sta aumentando a dismisura il numero dei pensionati italiani che hanno difficoltà economiche.

Le cause che inducono all’indigenza sono legate principalmente alla mancanza di lavoro, alla situazione familiare e all’abitazione; di conseguenza oltre il 98,4 % delle persone accolte lamenta problemi legati alla scarsità dei redditi, con ciò che consegue: indebitamento, indisponibilità rispetto a esigenze straordinarie, difficoltà di gestione del reddito relativamente alle spese di alloggio, a sfratti, a emergenze sanitarie ecc.

Di fronte ad una situazione di questo genere la rete Caritas, con le varie Associazioni ad essa legate, si prodiga in interventi di vario tipo: di beni e servizi materiali, per l’84,8 % (viveri, vestiario, prodotti per neonati ecc.), di sussidi economici, per il 14,2 % (pagamento di utenze domestiche,affitti o mutui, buoni spesa, prestiti sociali ecc.), di assistenza legale, per l’1,1 %.

Questi dati devono far riflettere ma sono ancor più degne di nota le considerazioni di Giovanni Cerri, responsabile dell’Osservatorio Caritas diocesana di Pistoia. “Fino a qualche anno fa – afferma Cerri – il ricorso alla Caritas era episodico, ora è diventato quasi una pratica normale che consente di sopravvivere. Chi si rivolge a noi ha solo una piccola fonte di reddito, a volte lecita a volte illecita, e conta sull’ormai sistematico contributo mensile che può offrire la nostra struttura. Noi viviamo costantemente in una situazione generale di tipo emergenziale, anche perché mancano politiche preventive che intervengano per arginare la povertà. Intanto, nell’intera Diocesi di Pistoia rileviamo almeno 2300 persone povere e il loro numero è di gran lunga sottostimato”.

I POVERI IN MONTAGNA

Un primo resoconto numerico sul fenomeno povertà nella nostra Montagna, lo fa ancora Giovanni Cerri: “Dalla Caritas diocesana sono assistite complessivamente 40 famiglie residenti in montagna, in parte attraverso Associazioni locali e parrocchie, in parte direttamente. Da Sambuca, nel 2017, sono venute una decina di persone, da Marliana 14, mentre poche unità da Abetone Cutigliano. Ma la Montagna – continua Cerri- è una realtà a sé, sia per l’ampiezza del territorio, sia per la ritrosia dei montanini, che è un misto di orgoglio e pudore. Inoltre non è sempre agevole collaborare con le Associazioni di volontariato, troppo sparse sul territorio, mentre occorrerebbe una vera e propria rete strutturale che ruotasse intorno ad un Centro ufficiale di ascolto Caritas, che attualmente non esiste. Più costante è, invece, la collaborazione con i Servizi Sociali dell’Unione dei Comuni, con sede a San Marcello”.

A proposito della tipologia dei poveri, Cerri conclude dicendo che “in Montagna i poveri sono quasi tutti italiani, mentre gli stranieri scendono in città, anche se paradossalmente il costo della vita e degli affitti è assai più alto”.

I SERVIZI SOCIALI DELL’UNIONE DEI COMUNI

Un resoconto più preciso sulla povertà in alcune zone della nostra Montagna è quello di Tatiana Frullani, responsabile dei Servizi Sociali dell’Unione dei Comuni Montani (Abetone Cutigliano, San Marcello Piteglio e Sambuca). “Nel 2017 sono stati erogati contributi per 45.000 euro per integrazione redditi, alloggi, riscaldamento, bollette e progetti di inclusione sociale e lavorativa a favore di 32 nuclei familiari, per un numero complessivo di 63 persone. Di queste- continua la Frullani – sono 45, tra i 18 e i 65 anni, 9 over 65, 7 tra i 6 e i 17 anni e 2 in età compresa tra 0 e 5 anni. Riguardo alla nazionalità, 47 sono italiani e 16 stranieri. Inoltre, mediante Associazioni del territorio, vengono distribuiti aiuti alimentari con cadenza quindicinale. Tuttavia c’è una fascia considerevole di bisogno sommerso che è difficilmente quantificabile. In questo caso – conclude la responsabile – i Servizi Sociali sono in contatto con i medici di famiglia e le Associazioni di volontariato affinché possano far emergere situazioni familiari e individuali che necessitano di aiuto”.

L’APPORTO DELLE ASSOCIAZIONI DI VOLONTARIATO IN MONTAGNA

Anche se il Volontariato risente di una crisi sempre più grave e il numero dei volontari diminuisce costantemente, alcune Associazioni disseminate nei nostri paesi continuano a sottoporsi a sforzi considerevoli ed essendo territoriali, hanno una conoscenza più capillare delle situazioni di povertà.

MARESCA GAVINANA – Di particolare rilievo è il ruolo della Pubblica Assistenza di Maresca Gavinana che copre un territorio molto vasto (da Abetone a Cutigliano, da San Marcello a Piteglio fino a Sambuca). Attualmente consegna pacchi alimentari ad una quarantina di famiglie, di cui 25 a San Marcello, 10 a Sambuca e le altre nella zona di Abetone e Cutigliano. Di queste l’80 % sono italiane e solo il 20 % straniere, mentre fino a pochi anni fa la percentuale era invertita.

“Noi della Pubblica Assistenza di Maresca Gavinana – dice Stefano Traversari, responsabile del servizio – copriamo una fascia troppo ampia di territorio. Ci sono alcune zone, come Sambuca, per servire le quali incontriamo grandi difficoltà, anche perché il numero dei nostri volontari è ridotto. Prevalentemente facciamo consegne di pacchi alimentari: nel 2017 avevamo una convenzione con la Coop e, a partire da Marzo 2018, ne avvieremo una con il Banco Alimentare di Firenze, che fornirà generi alimentari della Comunità Europea”.

CUTIGLIANO – Della zona di Cutigliano si occupa anche il locale gruppo della Misericordia, che lamenta anch’esso una drastica diminuzione del numero dei volontari, mentre aumentano le persone bisognose. “Sebbene i poveri qui da noi siano in numero non elevato – spiega il responsabile, Giuliano Tonarelli – non è facile venire a conoscenza delle situazioni di necessità, per l’indole naturalmente riservata dei montanini. Di recente ci ha colpito il caso di una signora che ha chiesto aiuto su Facebook e tutti hanno contribuito per quanto potevano”.

VALLE DEL SESTAIONE – Nella valle del Sestaione, tra Pian di Novello e Pian degli Ontani, sembra incidere meno il fenomeno della povertà . “Ci sono due o tre casi conosciuti – sottolinea Cristiana Rossi – per i quali si è mobilitata la solidarietà dei paesani. Quando emergono casi di bisogno, ricorriamo al buon cuore della gente di qui, che per fortuna è ancora grande”.

SAN MARCELLO – A San Marcello, all’interno della Parrocchia, esiste un gruppo Caritas, nato nel 1972, che è particolarmente attivo. La responsabile “storica” è Daniela Fratoni, mentre il presidente è il parroco, Don Cipriano Farcas. Ci sono poi un segretario ed un Consiglio.

Nel 2017 le entrate della Caritas parrocchiale sono ammontate a 11.500 euro, fondi derivanti interamente da offerte in chiesa e donazioni, mentre le uscite sono state di 9.500 euro, destinate, per circa la metà, al pagamento di bollette, affitti e spese di riscaldamento, dell’altra metà circa 2/3 sono state impiegate per acquistare alimenti ed 1/2 per contributi e spese mediche. Il numero delle persone sicuramente in difficoltà è di circa 65 , quasi tutte italiane.

Questi sono i dati nella loro assoluta crudezza, ma Daniela Fratoni fa un’analisi umana e sociale assai più approfondita. “I numeri non dicono tutto – esordisce Daniela – perché vi sono molte situazioni al limite della povertà che è difficile individuare, anche perché, quando in un paese piccolo come il nostro un centro di ascolto fissa orari e luogo di ricevimento, non si presenta nessuno, per pudore, vergogna o altro. Cosicché molti bisognosi preferiscono rivolgersi al parroco, ad una figura autorevole nella comunità o vanno a chiedere aiuto altrove, dove nessuno li conosce. Il nostro Gruppo Caritas – continua Daniela – collabora con i Servizi Sociali Sovracomunali e con qualche altra Associazione della zona, specialmente con la Pubblica Assistenza di Maresca-Gavinana. Ma c’è una cosa che preoccupa più di ogni altra: l’affievolirsi del senso di comunità, di umanità e di carità che porta anche alla riduzione del numero dei volontari. Il lavoro che ci aspetta tutti quanti – e su questo Daniela insiste particolarmente – è una rieducazione delle coscienze all’ascolto ed alla disponibilità umana, specialmente rivolta alle giovani generazioni, che rappresentano il nostro futuro. Senza un forte impegno collettivo in questa direzione, alla lunga si affievoliranno gli sforzi del Pubblico e del Privato”.

Non a caso, oltre alle suddette attività, il Gruppo Caritas di San Marcello organizza occasioni di aggregazione e promuove progetti di attenzione al prossimo realizzati con i ragazzi che frequentano il Catechismo.

MARLIANA L’ampio territorio compreso nei confini amministrativi del Comune di Marliana è gestito dai Servizi Sociali del Comune stesso, in collaborazione con la Misericordia di Momigno ed è quest’ultima che distribuisce alle famiglie in difficoltà economica i pacchi alimentari con cadenza mensile. Il responsabile, Alessandro Mungai, riassume la situazione con questi dati numerici: “Nel 2017 le famiglie assistite sono state 20, per un totale di 48 persone, il cui numero maggiore è compreso nella fascia d’età fra i 18 e i 65 anni. Gli italiani risultano in numero di 38 e gli stranieri di 10. Questo nostro servizio – conclude Mungai – è attivo da ben 20 anni”.

PISTOIA – Per quanto concerne la zona montana che ricade nei confini amministrativi del Comune di Pistoia, gli scarni dati trasmessi dai Servizi Sociali non consentono di avere un quadro completo della situazione, per cui sono state le varie Associazioni a fornire qualche ulteriore informazione. La Croce Rossa di Cireglio distribuisce pacchi alimentari a 3 famiglie che non vivono in paese, mentre è assai più articolata l’analisi che fa il gruppo Caritas de Le Piastre. La portavoce, Luciana Ferrari, spiega che si rivolgono al gruppo 16 persone, prevalentemente italiane, alle quali vengono distribuiti pacchi alimentari con cadenza quindicinale e poi al bisogno. “Il problema – afferma Luciana – è che aumenta il numero delle persone in difficoltà, per le quali il Gruppo Caritas rappresenta un punto di riferimento imprescindibile, anche perché gli Assistenti sociali del Comune sono poco presenti. Ciò che dispiace di più è che gli anziani locali preferiscono non esporsi piuttosto che manifestare alla gente del paese la propria condizione di necessità”

A Pracchia è la Parrocchia, con un numero esiguo di volontari, che cerca di dare risposte ai bisogni della gente, mentre a Orsigna è l’A.C.O. (Associazione Culturale Orsigna) che si prodiga per coloro che versano in stato di bisogno.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.