Una Montagna di Parole, La ricerca  |  dicembre 22, 2017

Il “CEPPO”? A Natale ma non solo: tradizioni e credenze di una parola dall’origine antica

Nel corso dei secoli il termine è stato utilizzato per indicare la base dei macellai per tagliare la carne o quella del boia per mozzare le teste. E molte altri significati ancora. La parola ha poi acquisito significati sacri che si mescolavano a usi pagani. La particolarità di Pistoia che con quel termine ha chiamato il suo storico ospedale cittadino

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Sono poche le parole della lingua italiana estremamente ricche di significati e di sfumature e intorno alle quali si sono annodate tradizioni e credenze, le più varie. Una di queste è certo “ceppo”.

La sua origine è legata al termine latino cippus che, già fin dall’inizio, aveva una lunga serie di significati; il cippus era un semplice “tronco di legno”, ma anche la “pietra sepolcrale” o, nel linguaggio militare, il “palo appuntito” usato dai soldati per difendere le trincee, oppure ancora “la pietra di confine” che gli agrimensori piantavano per delimitare una proprietà.

Tanti significati di ceppo

Nel corso dei secoli, però, questo grosso tronco di legno, spesso con monconi di radici ancora attaccate, è servito per altri scopi, profani e sacri. Ad esempio, sul ceppo i macellai per molto tempo hanno tagliato la carne oppure i boia se ne sono serviti per mozzare le teste ai condannati; la base degli antichi aratri era detta “ceppo” e “ceppi” erano anche i freni di antiche ruote; “ceppo”era chiamata la trave di sostegno delle campane e con i “ceppi” si immobilizzavano i piedi ai prigionieri; il “ceppo” è stata poi la definizione popolare della prominenza ossea posta dietro l’orecchio umano. In modo figurato “il ceppo” era il capostipite di una famiglia, da cui prendeva forma l’albero genealogico.

I significati sacri

Ma questa parola ha acquisito dei significati anche sacri. Per molto tempo il Natale in Toscana è stato chiamato “Ceppo” o “Festa del Ceppo”, per l’uso di bruciare nel camino un grosso ceppo di legno proprio nella Notte Santa. Le famiglie contadine lo sceglievano con cura quando dissodavano i campi, successivamente lo mettevano da una parte a seccare; poi veniva adornato, cosparso di vino o burro e benedetto. Infine gli si dava fuoco la notte del 24 Dicembre e la fiamma doveva durare almeno fino a tutto Santo Stefano. In qualche borgo toscano i genitori battevano il ceppo per far uscire dal camino i regali per i bambini, che attendevano ansiosi con gli occhi bendati.

Il ceppo natalizio

Tradizioni secolari dove il sacro si mescolava con antichi usi pagani, forse legati alla ricorrenza del solstizio d’inverno, quando le giornate ricominciano ad allungare. Così “ceppo” è diventato anche qualcosa di augurale, un dono, e fino a qualche tempo fa era consuetudine che i commercianti facessero il ceppo natalizio ai propri clienti, costume che purtroppo è quasi tramontato.

Lo storico ospedale di Pistoia

A Pistoia, infine, il “Ceppo” è anche il nome dell’ospedale storico: secondo una leggenda nel XIII secolo due pie persone, Antimo e Bendinella, avrebbero sognato la Madonna, dietro le cui indicazioni avrebbero dovuto far erigere un ospedale laddove avessero trovato un ceppo d’albero fiorito in pieno inverno. Più realisticamente altri pensano che il nome dell’ospedale pistoiese potrebbe esser dovuto al fatto che in quel luogo era collocato un ceppo cavo di castagno che serviva per raccogliere offerte destinate ai bisognosi.

In ogni caso questa benemerita struttura ha alleviato per secoli le sofferenze dei pistoiesi, fino alla sua definitiva chiusura, solo pochi anni orsono.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)