Una Montagna di Parole  |  agosto 19, 2017

Un nuovo “mostro” grammaticale: l’uso improprio di “Piuttosto che”…

Dopo l'invasione delle parole straniere e gli strafalcioni lessicali il linguaggio corrente pieno di errori grammaticali. Piuttosto che ha persa la sua funzione avversativa, con lo stesso significato di anziché. Oggi viene usato come sinonimo di oppure, quindi del tutto diverso. E anche la sua origine conferma il vecchio significato

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Ormai la burrasca del pressappochismo ha invaso anche la lingua italiana. Non bastavano l’invasione delle parole straniere, specie quelle legate al computer (ma i francesi lo chiamano ordinateur, con un termine della propria lingua!) e gli strafalcioni lessicali; ora prosperano anche quelli grammaticali, con a capo il “piuttosto che..”, usato in modo improprio.

Cambiato il senso

Si tratta di una locuzione che ha in origine una funzione avversativa: per esempio, un tempo si diceva “mangio il pane, piuttosto che la pasta” per indicare una preferenza tra i due alimenti, uno dei quali escludeva l’altro. Oggi, invece, giornalisti, politici e anche scrittori usano la stessa frase con valore diverso: “piuttosto che” diventa sinonimo di “oppure” cosicché il pane e la pasta dell’esempio precedente sono scelte entrambe gradite.

In verità “piuttosto” deriva da “più+ tosto”, col significato di “più presto”,”più facilmente”, “preferibilmente”, “invece”, col valore avversativo che conserva anche nella locuzione “piuttosto che”.

Moda o che altro

Questa allora è una delle tante mode? E’ un malcostume linguistico? O che altro? Forse quella di oggi è solo voglia di trasgredire, di dissacrare tutto, anche i cardini ella comunicazione linguistica. Dove s’ andrà a finire? (avrebbe detto mio nonno, che era di Pianosinatico!)


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.