Ambiente, Editoriale  |  febbraio 20, 2017

Quelle “sinergie” positive che servirebbero alla nostra montagna

Oggi si sconta la mancanza di una vera “filosofia” dell'ambiente anche se vi sono molti esempi di di interazione positiva tra uomo e natura. Non mancano gli esempi, anche vicino a noi, come il Padule di Fucecchio o il Parco della Querciola a Quarrata. Dobbiamo ripartire da qui: ambientalisti, cacciatori, boscaioli, imprenditori, proprietari di boschi e terreni devono pensare ad una vera “sinergia”. Alle istituzioni il compito di coordinarla

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Le parole hanno un’anima, che è la ragione per cui sono nate, ma spesso è necessario riscoprirla per ritrovarne l’essenza, perché il tempo e l’uso la logorano. “Sinergia” è un termine di origine greca e significa “L’agire insieme”, “la collaborazione” e mi sembra lo strumento più adatto per salvare l’ecosistema della nostra montagna. Occorre infatti una sinergia di intenti, di strumenti, di scopi, al di là di ogni barriera vera o presunta, di tipo ideologico o, più generalmente, pregiudiziale.

L’ecosistema naturale

Non si può ignorare il fatto che da molti millenni anche l’uomo sia parte integrante dell’ecosistema naturale e che lo abbia modellato con le sue attività, perché è insito nel vivere stesso l’incidere più o meno pesantemente su un territorio e sui biotipi che lo caratterizzano. Lo fa un albero, quando cresce a dismisura a scapito di altri e colonizza l’area circostante con le radici e con i semi; lo fanno gli animali selvatici, quando a branchi devastano i soprassuoli o brucano le vegetazioni anche arboree; lo fa una frana, quando il terreno perde il suo baricentro; lo fa un fiume, quando esonda e distrugge; lo fa l’uomo, solo per il fatto di esistere e di richiedere spazi e risorse sempre più ampie.

L’equilibrio si è rotto

La sapienza della natura, però, per millenni e millenni aveva provveduto a dominare le alterazioni provocate da una specie vivente o da un’altra con una regola infallibile: l’equilibrio, che, specialmente negli ultimi secoli si è infranto a causa della massiccia e progressiva antropizzazione e che non può essere reintrodotto artificialmente a colpi di interventismo indiscriminato o, al contrario, di una intangibilità quasi maniacale dell’esistente.

La mancanza di una filosofia dell’ambiente

E qui si ritorna alla grande responsabilità dell’uomo contemporaneo che, con il suo comportamento schizofrenico e pieno di eccessi, di fatto non ha ancora elaborato una seria filosofia dell’ambiente naturale, nonostante oggi abbondino i laureati, i diplomati e i super esperti di ogni genere. Senza la guida di una solida e condivisa filosofia dell’ambiente ogni legge, ogni regolamento, ogni direttiva in materia ambientale sono soluzioni velleitarie estemporanee, sterili e talvolta solo elettoralistiche.

Le regole attuali nascono spesso dietro scrivanie asettiche e subiscono lungo il percorso istituzionale i morsi delle varie mediazioni, frutto di lobby ed interessi di bottega, cosicché vengono concepite in un modo e diventano qualcos’altro, sbiadite, alterate e, in ultima analisi,contorte, incomprensibili e dannose.

L’interazione positiva uomo-ambiente

Eppure nel nostro bel paese sono stati innumerevoli i casi di interazione positiva tra uomo e ambiente naturale. La bellezza e l’armonia delle colline toscane sono dovute certamente ad una conformazione naturale, ma anche ad un’opera sapiente dell’uomo che le ha modellate con l’intervento di agricoltori, pastori, boscaioli ecc. In Trentino e in altre regioni la pastorizia insistita nel tempo ha disegnato radure e prati che ben si sono integrate col panorama boschivo, anzi hanno esaltato la fruibilità anche visiva del panorama. E, per venire a noi e ad oggi, il Padule di Fucecchio è stato conservato da cacciatori e ambientalisti, a tutto vantaggio di un territorio utile anche a fini didattici. Così come il Parco della Querciola a Quarrata, coi suoi laghetti e aree verdi, è la sintesi dell’opera dei cacciatori e del consenso di ambientalisti e istituzioni.

Le sinergie necessarie alla Montagna

E allora, perché nella nostra Montagna pistoiese non si può fare altrettanto? Perché cacciatori, ambientalisti, boscaioli, imprenditori, proprietari di boschi e terreni non pensano ad una sinergia, coordinata poi dalle istituzioni, che superi divisioni manichee, contrarie anche al buon senso, del quale si sono fatti forti per secoli i nostri avi, che non avevano tante lauree, diplomi e super competenze in ogni settore dello scibile umano?


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.