Abetone, Cutigliano, L'intervista  |  gennaio 12, 2017

Poco tempo ma grandi poteri. “Il commissario prefettizio non è un semplice passacarte”

Intervista al vice prefetto Vittorio De Cristofaro che condurrà i Comuni di Abetone e Cutigliano fino alle prossime elezioni. Le precedenti esperienze a Pescia, Ponte Buggianese e Uzzano e le differenze con l'incarico attuale. La novità della "fusione". La collaborazione dei sindaci uscenti. E ancora l'organizzazione di alcuni servizi, il personale, gli incontri con i cittadini. I criteri in base ai quali scegliere? "Legittimità e interesse collettivo". "Io non cerco il consenso, le mie decisioni non seguono i parametri della politica"

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Il commissario prefettizio de Cristofaro nella stanza del sindaco a Cutigliano
Il commissario prefettizio de Cristofaro nella stanza del sindaco a Cutigliano

CUTIGLIANO – Il vice prefetto Vittorio De Cristofaro, 60 anni, napoletano, da oltre trent’anni a Pistoia, è il commissario prefettizio che dal primo gennaio di quest’anno ha preso servizio nei comuni di Abetone e Cutigliano per condurli in porto fino alle prossime elezioni, a primavera (la vice prefetto vicario, Giuseppina Cassone, è invece il commissario che guiderà i Comuni di San Marcello e Piteglio, e che incontreremo nei prossimi giorni). Il voto porterà all’elezione di un nuovo sindaco e un nuovo consiglio comunale. Uno soltanto, come si sa, perché le due entità, fino a ieri distinte, diventeranno una sola dopo la “fusione” sancita dal consiglio regionale, a seguito della richiesta dei due Comuni passata anche al vaglio di un referendum popolare consultivo, dagli esiti contrastanti: favorevole il 93% dei votanti a Cutigliano, solo il 35% ad Abetone. Ma questa è ormai acqua passata (un po’ meno la polemica che ne è seguita). Adesso si devono accompagnare i due enti verso l’unificazione e a farlo tocca, appunto, a De Cristofaro, che ha già preso possesso della materia. Abbiamo incontrato il commissario nell’ufficio del sindaco, a Cutigliano.

Dottor De Cristofaro per lei questo incarico non è certo una novità, anzi. E’ già stato commissario straordinario nei Comuni di Pescia e Ponte Buggianese e commissario prefettizio nel Comune di Uzzano. Strada in discesa, dunque?

“Le tre esperienze fatte in precedenza in altrettanti comuni della Provincia di Pistoia, che sono durate circa un anno ciascuna, erano caratterizzate dallo scioglimento dei consigli comunali, a seguito di problematiche varie. In questo caso si tratta di un procedimento molto diverso: sindaco, giunta e consiglio decadono, possiamo dire per loro stessa scelta, per andare a fondersi in una sola nuova entità comunale”.

Al di là della durata, lì un anno circa qui pochi mesi, quale sono le differenze principali?

“La differenza sta anche nel diverso rapporto che qui si instaura con i sindaci uscenti, cosa che non poteva accadere negli altri casi. E’ la stessa normativa a prevedere un rapporto di consulenza. Entrambi i sindaci uscenti mi hanno offerto la loro collaborazione, cosa che stanno facendo con garbo istituzionale, correttezza e disponibilità”.

Ci aiuti a capire. In genere si tende a rappresentare il ruolo dei commissari prefettizi come quello di puri burocrati e “passacarte”, che accompagnano un ente alle elezioni e svolgono attività di ordinaria amministrazione. Ma è davvero così?

“Un commissario prefettizio può fare tutto. A lui di fatto sono conferiti i poteri di sindaco, giunta e consiglio. E la mia esperienza passata lo conferma. A Ponte Buggianese nel periodo nel quali svolsi il compito di commissario, fu approvato il regolamento urbanistico. In quel caso furono approvate 80 osservazioni”.

Altro che passacarte, insomma. Quali problemi si immagina di dover affrontare stavolta, anche in base alle precedenti esperienze?

“Le rispondo dicendo che la mia presenza è un’opportunità per chi mi succederà. Io non devo cercare il consenso, quindi agisco secondo parametri che non sono quelli della politica. E non a caso i miei maggiori tifosi nei Comuni dove ho svolto questo ruolo in precedenza erano proprio i politici. Che magari vedevano concretizzarsi decisioni, e dunque atti amministrativi, per loro più difficili da assumere. Lo so che facendo delle scelte ci si crea anche qualche nemico ma fa parte del gioco. Il mio compito è fare le cose, e cercare di farle perbene. Poi chi viene dopo di me ha il vantaggio di trovare un po’ di terreno già spianato o, al contrario, di cambiare quelle scelte senza grossi problemi. Anzi avrà il vantaggio di poter dare tutte le colpe al commissario…”.

Attestato che il ruolo del commissario ha un peso specifico tutt’altro che secondario, quali sono i criteri che adotterà nei suo atti di governo?

“Due semplici criteri: legittimità e interesse collettivo. Gli atti devono rispettare norme e forme e avere come finalità l’interesse dei cittadini”.

Torniamo alla novità rappresentata dal fatto che in questo caso, ed è la prima volta anche per lei, si vanno a fondere due diverse entità amministrative. Quali complicazioni può comportare?

“Certo, questo è un aspetto nuovo anche per me. A partire da una serie di adempimenti burocratici che hanno a che fare con la creazione del nuovo comune; per espletare certe pratiche, per esempio, ho dovuto personalmente recarmi all’Inps e sottoscrivere alcuni atti. Ci sarà da scegliere il nuovo stemma del Comune unico Abetone Cutigliano, magari cercando una sintesi fra quelli che già esistevano prima. E poi, soprattutto, devo affrontare i problemi di due realtà diverse anche se per alcuni aspetti sicuramente simili. Con una storia amministrativa e problemi non sempre necessariamente comuni”.

Ci sono problemi particolari che dovrà affrontare a seguito della fusione?

“Diciamo che ci sono alcuni questioni che inevitabilmente, almeno in questa prima fase, dovranno rimanere distinte fra i due ex comuni. Penso soprattutto alla gestione della raccolta rifiuti e allo pulizia della neve. I servizi oggi sono organizzati in modo diverso: nel caso del Comune di Abetone è un servizio diretto, con un proprio parco mezzi, nel caso di Cutigliano con l’affidamento ad una gestione esterna. Fondere i due sistemi oggi è di fatto impossibile e in tempi stretti avrebbe pure poco senso. In futuro vedranno le amministrazioni elette come procedere”.

I problemi che si hanno con le fusioni sono spesso da un lato il rischio di ridurre servizi ai cittadini e dall’altro lo spostamento del personale dipendente. Come pensa di affrontare questi aspetti?

“La sede legale del nuovo Comune sarà a Cutigliano ma è stata fatta una scelta che ritengo oculata, cioè di creare una municipalità ad Abetone, nella sede del Comune. Dopo le elezioni un consigliere comunale potrà assolvere a funzioni amministrative con particolari deleghe. La formalizzazione degli atti deve essere fatta a Cutigliano. Ad Abetone resteranno comunque uffici distaccati per una serie di funzioni. Quanto al personale dipendente può accadere che qualche cambiamento si renda opportuno ma non mi sembra un vero problema. Un posto di lavoro che non è in discussione può anche prevedere un piccolo spostamento di sede. La distanza fra le due località non è tale da rendere questo un aspetto fondamentale”.

Come intende porsi nei confronti dei cittadini? Ha già pensato come organizzare colloqui e momenti di incontro?

“Ho già avuto modo di conoscerne qualcuno che si è presentato in ufficio solo per salutarmi, senza alcuna particolare richiesta. Una cosa non scontata che mi ha fatto piacere. Incontrerò la cittadinanza senza alcun problema, il sabato mattina, alternando Abetone e Cutigliano. Ascolterò tutti, cercherò di capire le loro richieste ed esigenze e poi capirò dalla macchina comunale come procedere”.

Quanto alle realtà associative presenti sul territorio, invece, pur nelle ristrettezze dei tempi, ha pensato a qualcosa in particolare?
“Diciamo che per il ruolo che ricopro e il tempo che resterò qui non posso pormi obiettivi specifici in questo campo. Ma incontrerò tutti, comprese le realtà associative. Non sarò io a cercarle ma sono a disposizione per incontrarle e ascoltarle”.

A proposito di tempi, che idea si è fatto. Quanto pensa che possa davvero durare il suo incarico?

“Mi ero fatto un’idea di un lasso di tempo molto breve, pensavo che marzo avrebbe coinciso realisticamente con la fine del mio incarico. Mi pare invece di capire che sarà un po’ più lungo del previsto, dipenderà dalla tornata elettorale amministrativa o eventuale ‘election day’ con altre competizioni elettorali”.

E’ da pochissimi giorni che ha questo incarico ma la sensazione è che, tutto sommato, non sembra dispiacerle, a parte i chilometri da fare nei tre giorni alla settimana che lei ha programmato di dedicare ad Abetone e Cutigliano.

“Sono un uomo di mare che ha vissuto oltre trent’anni a Pistoia e non conosco bene la montagna. Posso dire però che quassù si vive un’altra dimensione. La dimensione del piccolo paese, anche abbastanza lontano dai centri urbani, è cosa non priva di fascino. Non posso sottovalutare questo aspetto. Anche se ci sarà molto da lavorare, su due comuni e, appunto, per tre giorni alla settimana”.


Paolo Vannini

Laurea in scienze politiche, giornalista professionista dal 1998, ha lavorato nei quotidiani La Nazione e Il Giornale della Toscana (edizione toscana de Il Giornale), è stato responsabile dell'Ufficio comunicazione del Comune di Firenze, caporedattore dell'agenzia di stampa Toscana daily news, cofondatore e vice direttore del settimanale di informazione locale Metropoli. Ha lavorato presso l'Ufficio stampa di Confindustria Toscana, ha collaborato e collabora per diverse testate giornalistiche cartacee e on line - fra queste il Sole 24 ore centronord, Il Corriere Fiorentino (edizione toscana del Corriere della Sera), Radio Radicale - si occupa di uffici stampa e ghost writing.