L'intervista, San Marcello  |  luglio 7, 2016

“Fantasia e piacere di scrivere. I miei libri nascono così”

Intervista a Giampaolo Merciai sull'ultimo thriller "Poco Giuda!", ambientato nella Prato del 1300 e poi in quella di oggi. Un ritorno alla città d'origine dopo le precedenti ambientazioni, sulla Montagna Pistoiese, in Sicilia e Svizzera. La presentazione in anteprima nella biblioteca di casa Cini, a San Marcello. I lavori in cantiere: poesia in vernacolo e un nuovo romanzo

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SAN MARCELLO PISTOIESE – E’ stato presentato in anteprima il 25 giugno scorso, nello splendido salone di Casa Cini, affollatissimo, il nuovo romanzo di Giampaolo Merciai, dal titolo “Porco Giuda!”. Al termine della presentazione, e dopo il rituale delle copie autografate, abbiamo intervistato l’autore.

Possiamo avere qualche anticipazione sul nuovo romanzo “Pocrco Giuda!”
“Si tratta di un thriller con al centro una delle reliquie più venerate della religione cattolica: la Sacra Cintola o Sacro Cingolo, la cintura che Maria Vergine lasciò cadere nelle mani dell’apostolo Tommaso, al momento della sua assunzione in cielo”.

La prima parte del romanzo è ambientato a Prato, la tua città. Perché?
“Il mio primo romanzo, ‘Soffio di Vento’, ho voluto ambientarlo in questo territorio montano che ho scelto per vivere la seconda e ultima parte della mia vita. Il secondo, ‘Terra Fangosa’, l’ho ambientato in due terre che amo molto: la Sicilia e la Svizzera. Potevo scriverne un altro senza ricordare la mia città? Inoltre la Sacra Cintola è conservata all’interno del Duomo di Prato”.

E’ ancora forte il tuo legame con Prato?
“Sono ancora molto legato, ma non da viverci. Il legame non è con la città in quanto tale, ma con alcuni scorci che ricordano la mia infanzia, la mia giovinezza, la mia maturità. Mentre scrivevo ‘Porco Giuda!’, ho visitato spesso questi luoghi per ricordare episodi lontani; per rivivere momenti che avevo dimenticato e per ritrovare, col pensiero, persone care che non ci sono più. È questo il legame forte che mi lega a Prato, perché oggi la maggior parte della città non è più la ‘mia’ città”.

Trattandosi di un thriller non possiamo scoprirne i misteri e gli intrighi, ma che cosa puoi aggiungere di questa storia?
“Il romanzo inizia con un misterioso personaggio, che si muove guardingo in una notte nera e impenetrabile di un passato remoto, con lo sfondo di una Prato del XIV secolo. Nasce il primo mistero del libro. L’uomo delle tenebre che fa qualcosa di proibito è Musciattino, un monaco di Pistoia che, in segreto, si reca a Prato protetto da una imprevedibile quanto strana nebbia di luglio. La storia si sposta, poi, nell’epoca moderna, dove il giovane avvocato Gianrico Dagomari – discendente di quel Michele di cui parla una delle leggende della cintura della Madonna, originario di Prato, ma che esercita la sua professione a Napoli -, dopo il ritorno nella sua città natale, si trova al centro di un complotto internazionale”.

Dove hai già presentato il volume e quali sono le prossime tappe?
“Il libro è uscito a metà giugno e ho deciso di iniziare dai luoghi dove vivo. Ho già presentato il 25 e 26 a San Marcello, il 16 luglio presenterò a Piteglio, il 9 agosto a Gavinana. Sto lavorando ad altre date in paesi limitrofi. A settembre, poi, inizieranno le presentazioni cittadine: Prato, Sesto Fiorentino, Pistoia e Firenze, ma saranno solo le prime. Inoltre, la mia casa editrice, La Lettera Scarlatta di Mondovì, sta preparando un tour in Piemonte per ottobre”.

Che sensazioni hai provato nel presentarlo all’interno della prestigiosa e secolare biblioteca di Casa Cini”?
“Avevo già visitato quello splendido salone, ma poter presentare un mio libro in quella atmosfera magica, fra divani e poltrone, mobili e quadri, statue e libri secolari. E pensare che su quelle stesse poltrone e divani si sono seduti personaggi illustri della storia e della letteratura italiana e non solo, è stata un’emozione difficile da spiegare e che non dimenticherò mai”.

Come nascono i tuoi romanzi?
“Dalla mia fantasia e dal piacere di scrivere. Ho sempre desiderato ‘inventare’ storie e ‘personaggi’, ma il mio lavoro mi portava spesso a giro per il mondo e non potevo mantenere l’indispensabile concentrazione né la necessaria continuità. Ora, ho tutto il tempo che mi serve”.
Hai pubblicato anche libri di poesie. Ne vuoi parlare?
“Ho lasciato l’attività lavorativa nel 2003. Avevo scritto qualche poesia nei pochi momenti di tempo libero. Mi venne l’idea di pubblicare una prima silloge da regalare a Natale a parenti e amici. Niente di serio, mi ero detto, solo un gioco senza pretese e un regalo diverso. Nacque così ‘Parole in Libertà’, stampato in proprio. Ottenne un successo inatteso. Qualcuno mi suggerì di partecipare ad alcuni premi letterari. Lo feci e, solo allora, mi convinsi che scrivevo qualcosa di buono. I tanti riconoscimenti che seguirono mi spronarono a pubblicare altre tre sillogi: ‘Cercavo un luogo dove posare le parole’, 2004; ‘Una stanza con quarantaquattro finestre’, 2005; ‘Come era bianca la neve nel febbraio millenovecentoquarantaquattro’, 2007”.

Tu collabori con un periodico semestrale. Di cosa si occupa?
“Si tratta del semestrale “Nuèter” (noialtri in bolognese), nato a Porretta Terme in provincia di Bologna che, con la collaborazione di autori della parte pistoiese del crinale, racconta storie, tradizioni e ambiente della montagna bolognese e pistoiese. Storie del passato recente e remoto, personaggi, luoghi che non esistono più o fatti che si possono trovare solo negli archivi storici. È un modo per rivivere la montagna dimenticata e ricordare ai giovani quella parte di “storia” che non potrebbero mai leggere mai: la storia della loro origine”.

Qual è il libro più bello che hai letto?
“Sono tanti, ma in questo momento, per ragioni diverse, mi vengono in mente ‘Vita’ di Melania Mazzucco, ‘Il cacciatore di aquiloni’ di Khaded Hosseini e ‘La ladra di libri’ di Markus Zusak”.

Dopo la “fatica” di “Porco Giuda!”, a quali progetti stai lavorando?
“Mi interesso anche di teatro e con la mia compagnia teatrale stiamo rappresentando la seconda commedia che ho scritto la scorsa estate. Ne sto ultimando una nuova, sempre brillante e in vernacolo, per la prossima stagione, e preparando un nuovo romanzo: appunti, ricerche storiche, personaggi, avvenimenti, luoghi. In sostanza anticipo il lavoro per il prossimo inverno. L’inverno, qui in montagna, è lungo e spesso noioso, non sono tipo da bar o da circoli ricreativi; non vado a caccia né a pesca, non colleziono monete né francobolli, quindi… “.


La Redazione

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