In cammino con i libri  |  luglio 12, 2026

Una storia del camminare con gli occhi di personaggi illustri

Rebecca Solnit traccia i profili di alcuni tra i camminatori più significativi della storia e della narrativa, da Wordsworth a Kierkegaard, da Rousseau a Martin Luther King, alla ricerca della profonda relazione tra camminare e pensare. Camminare “ci lascia liberi di pensare senza perderci totalmente nei pensieri”, ci dispone, insomma, nello stato dʼanimo ideale per lasciare libera lʼimmaginazione

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La copertina del libro

Rebecca Solnit, californiana, è scrittrice, giornalista, storica, ambientalista, femminista e critica dʼarte. Ha pubblicato diversi libri su ambiente, arte, politica, letteratura ed esperienze di viaggio, tra cui “Un paradiso allʼinferno” (2009) e “Gli uomini mi spiegano le cose” (Ponte alle Grazie, 2017). I suoi scritti sono apparsi su Harperʼs Magazine e The Guardian. Vincitrice di numerosi premi, è una delle intellettuali americane più rispettate e autorevoli. (Dal secondo risvolto di copertina)

Durante una marcia di protesta, in una località dal paesaggio incantevole o in una metropoli: andare a piedi può assumere significati molto diversi. In questa sua prima storia generale del camminare, Rebecca Solnit indaga la vasta gamma di possibilità racchiuse in questo atto primario e si concentra su alcuni personaggi che attraverso questo gesto hanno plasmato la nostra cultura, dai filosofi, ai poeti, agli alpinisti. Traccia i profili di alcuni tra i camminatori più significativi della storia e della narrativa, da Wordsworth a Kierkegaard, da Rousseau a Martin Luther King, alla ricerca della profonda relazione tra camminare e pensare, tracciandone lʼevoluzione e spiegandone ogni sfumatura. Scopriamo così che camminare “ci permette di essere nel nostro corpo e nel mondo senza esserne sopraffatti” e “ci lascia liberi di pensare senza perderci totalmente nei pensieri”, ci dispone, insomma, nello stato dʼanimo ideale per lasciare libera lʼimmaginazione. Il saggio di una pensatrice libera e autorevole, scritto con il consueto stile arguto e sferzante, privo di pregiudizi e ricco di originali spunti di riflessione. (Dal primo risvolto di copertina)

“Si parte con un passo, poi un altro e un altro ancora che, sommandosi come lievi colpi su un tamburo, formano un ritmo: il ritmo del camminare. La cosa più ovvia e più oscura del mondo è questo camminare, che si smarrisce così facilmente nella religione, la filosofia, il paesaggio, la politica urbana, lʼanatomia, lʼallegoria e il crepacuore. La storia del camminare è una storia non scritta, segreta, i cui frammenti si possono rintracciare con parole semplici in migliaia di passi di libri come anche di canzoni, nelle strade e in quasi tutte le avventure di ciascuno di noi. La storia corporea del camminare è quella dellʼevoluzione del bipedismo e dellʼanatomia umana. Per la maggior parte del tempo camminare è un atto puramente pratico, il mezzo locomotorio inconsapevole tra due luoghi. Trasformarlo in unʼindagine, un rituale, una meditazione, è farne un particolare sottoinsieme del camminare, fisiologicamente simile, ma filosoficamente dissimile, al modo in cui il postino porta la posta e lʼimpiegato prende il treno. Il che vuol dire che la materia del camminare riguarda, in un certo senso, il modo in cui attribuiamo significati particolari ad atti universali. Come il mangiare o il respirare, così il camminare può essere investito di significati culturali completamente diversi, da quelli erotici a quelli spirituali, da quelli sovversivi a quelli artistici. (…) Il camminare ha creato sentieri, strade, rotte commerciali; ha generato concezioni di spazio locali e transcontinentali; ha conformato città, parchi; prodotto mappe, guide, attrezzature e, ancora, una vasta biblioteca di racconti e di poemi che ci parlano di camminate, pellegrinaggi, spedizioni alpinistiche, vagabondaggi, e anche di picnic estivi. I paesaggi, urbani e rurali, sono gestatori di racconti, e i racconti ci riportano ai luoghi di questa storia. Questa storia del camminare è una storia amatoriale, proprio come un atto amatoriale è andare a piedi. Per usare una sua metafora, essa invade e percorre campi altrui – lʼanatomia, lʼantropologia, lʼarchitettura, il giardinaggio, la geografia, la storia politica e culturale, la letteratura, la sessualità, gli studi religiosi – e nel suo lungo tragitto non si arresta in alcuno di essi. Perché, se un campo di competenza può essere immaginato come un terreno reale – un confine esattamente rettangolare dissodato con cura e producente un determinato raccolto – allora la materia del camminare assomiglia al camminare stesso nella sua mancanza di confini. E sebbene la storia del camminare, in quanto appartenente a tutti questi campi e allʼesperienza di ciascuno di noi, sia virtualmente infinita, la mia storia del camminare può essere solo parziale, un cammino idiosincratico tracciato attraverso tutti questi campi da un viandante che si guarda attorno e ritorna più volte sui propri passi. (…) La storia del camminare è la storia di ciascuno di noi, e ogni sua versione scritta può solo sperare di indicare alcuni dei sentieri più calpestati nelle vicinanze di chi la scrive, vale a dire che i sentieri che ho tracciato non sono gli unici cammini. (DallʼIntroduzione dellʼautrice)

CITAZIONE – Camminare è, idealmente, uno stato in cui la mente, il corpo e il mondo sono allineati come se fossero tre personaggi che finiscono per dialogare tra loro, tre note che improvvisamente formano un accordo.

 

DETTAGLI TECNICI

EDITORE: Ponte alle Grazie

LINGUA: Italiano (traduzione dallʼinglese di Gabriella Agrati e Maria Letizia Magini)

ANNO: 2018

PAGINE: 447


La Redazione

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