In cammino con i libri  |  luglio 19, 2026

Filosofia del camminare. Esercizi di meditazione mediterranea

Duccio Demetrio ci racconta di come la filosofia sia nata in cammino e si sia perfezionata con Socrate nelle strade di Atene, nelle dispute sotto i portici dellʼAccademia di Platone, nei giardini di Epicuro, nellʼagorà di Alessandria e, in seguito, nella quiete dei chiostri monacali. In questo libro il lettore è spinto a riscoprire il piacere del camminare meditabondo, per gustare quel che sentieri e strade secondarie riservano a chi pratichi lʼarte dellʼattenzione


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La copertina del libro

 

La filosofia è nata in cammino. Si è perfezionata con Socrate nelle strade di Atene, nelle dispute sotto i portici dellʼAccademia di Platone, nei giardini di Epicuro, nellʼagorà di Alessandria e, in seguito, nella quiete dei chiostri monacali. Questo libro non si limita a rintracciare i momenti più suggestivi di tale storia, i più poetici o densi di religiosità peregrinante. Invita piuttosto il lettore a riscoprire il piacere del camminare meditabondo, per gustare quel che sentieri e strade secondarie riservano a chi pratichi lʼarte dellʼattenzione. Dedicandosi a qualche esercizio di meditazione mediterranea qui suggerito, nel piacere girovago dellʼandare a zonzo in solitudine, senza fretta, per ripensare alla propria esistenza e guardare con occhi diversi le cose e il mondo. (Dalla quarta di copertina)

 

Duccio Demetrio, professore di Filosofia dellʼeducazione allʼUniversità degli Studi di Milano Bicocca, è autore di opere dedicate allʼeducazione degli adulti, alla pedagogia interculturale, alle teorie e alle pratiche autobiografiche nella formazione. In questa stessa collana ha pubblicato Raccontarsi (1996), Elogio dellʼimmaturità (1998) e Autoanalisi per non pazienti (2003). È direttore della rivista Adultità e fondatore, insieme a Saverio Tutino, della Libera Università dellʼAutobiografia di Anghiari. (Dalla quarta di copertina)

 

“Non vi è unʼespressione più facile da intendere. Più evocativa o simbolica, persino più sacra di questa. Nessuna è in grado, con la stessa immediatezza, di rappresentare la vita. In ogni suo manifestarsi. Nelle forme biologiche o storiche, in quelle collettive e, ancor più, nelle sfumature più intime e individuali della condizione umana. Nascendo, diciamo – in tante lingue diverse – che il cammino è appena iniziato. Uscendo di scena, che la strada ormai si avviava al suo naturale tramonto o che, prima di questo tempo inevitabile, già si era interrotta bruscamente. (…) Cʼè chi si è affidato da millenni al Salmo 31: “Io ti darò intelligenza e tʼinsegnerò la via, per cui tu hai da camminare”. Chi teme di trovarsi “un errante alla cieca” nella propria ribellione completamente abbandonato, senza più “retto sentiero” (Sura II). (…) La strada è lʼaltra immagine di cui non riusciamo a fare a meno, tentando di rappresentare la vita. “Perdere la strada”, “imboccarne una sbagliata”, “trovarne unʼaltra”; affermare, a malincuore o con un senso di liberazione: “a questo punto, le nostre strade si dividono”; “lasciare la via vecchia per la nuova”, “mettersi su una brutta strada” o, viceversa, “essere sulla strada per il Paradiso” non sono che alcuni tra gli innumerevoli consueti modi di dire. Ascoltati la prima volta in famiglia o a catechismo, avrebbero dovuto educarci a non sbagliare, a scegliere, a desiderare. Ogni morale, civile e religiosa, più spesso popolare, ha utilizzato tali detti e figure per indicare una posta in gioco, un monito, una ricompensa celeste o soltanto un impegno con se stessi e con i propri simili. In ogni caso, la strada percorsa davvero può essersi presentata ampia e agevole o, al contrario, irta di asperità. Talvolta, altri lʼhanno spianata per noi; talaltra – in un moto di orgoglio – la si è costruita e cercata sui propri passi. La si è persino adattata a essi. In ragione, quindi, dei suoi molteplici significati, in ogni caso, sullʼuna o sullʼaltra, dovremmo sostare a ripensarla, a ricordarne i momenti, a rivederla nella sua interezza, come dallʼalto. (…) Perché è impossibile prendere coscienza di sé senza, al contempo, non chiedersi quale sia, o sia stato, il proprio modo di camminare, quale la natura del cammino, quale, quali e quante le direzioni che si paravano dinanzi a noi. Quali i rapporti intrattenuti con il nostro prossimo durante gli itinerari intrapresi: corretti, aggressivi, solidali. Per primeggiare, per vincere onestamente o, evento assai più raro, per godere del piacere di essere sorpassati: senza alcuna invidia o cruccio e molta ironia per le risse altrui.” (Dal primo capitolo, Sulla soglia)

 

Il testo è corredato di varie illustrazioni.

 

CITAZIONE – Il camminare assomiglia al filosofare, al pensare, al dubitare. Perché la strada è lo spazio sempre cangiante del possibile, del relativo, dellʼimprevisto, della prudenza e della cautela, dellʼaudacia e della ponderazione.

 

DETTAGLI TECNICI

EDITORE: Raffaello Cortina

LINGUA: Italiano

ANNO: 2005

PAGINE: 292


La Redazione

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