I paesi stanno morendo. Paesi e borghi sono diventati contenitori quasi vuoti. Gli anziani, colonne del sapere e della tradizione, sono al lumicino. Intorno è l’abbandono.
Così come lo sono i boschi, un tempo bene prezioso e regimati con cura, dedizione e amore. Ogni appezzamento boschivo, al pari dei prati e delle case, aveva un preciso nome. Oggi vige l’incuria dei rovi e delle robinie che infestano tutto.
Il taglio della legna
Molto, da allora, è cambiato. A partire dal taglio della legna, oggi indiscriminato come si taglia un pezzo di marmo delle Apuane. Si tagliava il bosco con il sistema del taglio ceduo: si lasciava una pianta sana e fruttifera, togliendo il circondario legnatico che faticava a crescere. Oggi vige il taglio chiamato alto fusto: si tagliano le piante ad una distanza di una decina di metri l’una dall’altra. Così facendo, se la pianta restante non è ben strutturata, vento e neve ne comprometteranno, nella maggiore delle ipotesi, la rottura del vertice della pianta stessa, decretandone in maniera significativa lo sviluppo.
Il bosco invaso dalle specie aliene
Un tempo i pastori abbondavano su tutto il territorio montano: oggi si contano poche famiglie dedite alla pastorizia. Quando il contadino, lecitamente, ha barattato la vita dura del pastore per la ceramica e dei fine settimana liberi da impegni, la montagna ha voltato pagina. Il bosco ha preso il sopravvento con specie aliene, gli appezzamenti coltivati a cereali quali grano, scandella e segale sono stati abbandonati. Vasti territori sono stati trasformati in semina di abete rosso, allora molto richiesto. L’ingordigia del contadino ha fatto sì che si piantassero abeti troppo vicini l’uno agli altri; conseguentemente interi ettari di bosco a peccio delle nostre montagne sono asfissiati su se stessi, oppure compromessi dalle condizioni meteorologiche. Oggi interi ettari di bosco, in particolare di abeti rossi, sono caduti al suolo perché maturi o non più capaci di combattere contro gli agenti atmosferici.
Il degrado forestale è la perdita temporanea di foreste dovuta allo sfruttamento dei prodotti del legno o della bioenergia. La deforestazione è guidata dalla necessità di terreni agricoli, che possono essere influenzati dai cambiamenti nel sistema alimentare nel quadro delle emissioni agricole.
I montanari conoscono il bosco, le istituzioni lo studiano
I temi della dinamica della vegetazione rappresentano uno degli aspetti più affascinanti dell’ecologia di un territorio, soprattutto perché integrano una serie di conoscenze di base riguardanti molte discipline diverse in una dimensione temporale che spazia dal passato remoto, dominato dalle forze della natura, attraverso una lunga storia di “domesticazione”, fino al presente in cui sembra inevitabile restituire una parte di territorio ai suoi equilibri naturali. Il futuro è legato alla convinzione che solo una buona conoscenza dei meccanismi dei fenomeni naturali e delle interazioni di questi con l’attività dell’uomo può fornire gli strumenti necessari per operare delle scelte di gestione ambientale razionali e lungimiranti, che guardino oltre le ragioni opportunistiche di una politica e di una economia di breve respiro. Importante, che le scelte politiche siano comprese e condivise dal singolo abitante di un territorio e ciò si ottiene solo con una corretta informazione sulle ragioni ed i costi sociali di una pianificazione ambientale scientificamente fondata che, fino ad oggi, non è mai stata condivisa: i montanari conoscono il bosco, le istituzioni lo studiano.
Le conseguenze dell’abbandono dei boschi
L’abbandono dei boschi, in particolare dei cedui, è una delle cause del degrado del territorio e del dissesto idrogeologico. L’abbandono dei boschi cedui comporta due tipologie di problematiche principali: collasso delle piante con il loro ribaltamento, potenziale perdita di efficienza nel contrastare le frane superficiali.
I fattori che maggiormente influiscono sull’entità del fenomeno sono la pendenza del versante, la localizzazione puntuale degli alberi ribaltati, i diametri e le loro età. L’apparato radicale del ceduo, pur invecchiato, è comunque in grado di garantire una certa stabilità che invece non si avrebbe in assenza di copertura forestale. La stabilità dei versanti viene meno solamente in occasione di contenuti idrici del suolo particolarmente elevati e/o per profondità della superficie di scivolamento nell’ordine del metro. Se il ceduo non è in grado di eliminare completamente il rischio di franamento, esso è però comunque in grado di limitare tale eventualità ai casi più estremi e quindi di ridurne drasticamente la frequenza. Dal punto di vista gestionale, quindi, è possibile concludere che la ceduazione condotta entro i 30 anni offre garanzie che, anche su versanti particolarmente acclivi (30-35°), i ribaltamenti siano tutto sommato limitati.
Se ben mantenuti i boschi sono una risorsa rinnovabile
I boschi sono una risorsa rinnovabile solo se ben condotti. Forniscono beni e servizi in maniera costante purché il grado di utilizzazione non sia eccessivo. Attraverso il mantenimento del bene-capitale, è possibile trarre vantaggiosamente frutti-interessi.
Principale, ma non unico indicatore della rinnovabilità della risorsa è la rinnovazione stessa, di tipo agamico (ricacci da ceppaia) nei cedui; di tipo gamico (nuove piantine da seme) sia nei cedui che nelle fustaie.
Quella che in senso generico veniva chiamata selvicoltura naturalistica, intesa come pratica che affianchi l’evoluzione spontanea assecondandone i processi e promuovendone gli sviluppi, rimane il riferimento principale. Oggi trova stimoli crescenti e un rinnovato interesse, integrando la selvicoltura con fattori di tutela della biodiversità: il bosco, più è complesso e più è stabile.
Cultura conoscenza e istituzioni, se vogliono riappropriarsi della gestione boschiva, devono parlarsi e lavorare assieme, garantendo così un equilibrio tra risorse, persone e futuro.
Si parte dalla sostenibilità ambientale: tutela delle risorse ambientali, biodiversità, riduzione dell’impatto ambientale.
Sostenibilità economica: promuovere quelle attività redditizie nel tempo, garantendo un’equa ridistribuzione della ricchezza.
Si passa alla sostenibilità sociale: ciò riguarda il benessere della Comunità, equità e accesso al bosco, regimandolo in maniera consona.
La sostenibilità culturale-istituzionale: importante e fondamentale per preservare l’identità e i valori culturali. Promuove istituzioni responsabili attraverso una governance trasparente e un’etica degna di tale nome.
Infine, il mio bosco. Quello di quando ero fanciullo. Quando andavo a funghi d’estate e a sciarci in inverno con la neve spolverina: il bosco della Borra, sopra Faidello. Lo ricordo con amore e affetto, tant’è che quando posso vado ancora a trovarlo, anche se versa in condizioni mature e, in certi casi, fatiscente.
Tutto ciò che avete letto qui, l’ho scritto su di un quaderno sotto ad un larice imponente, curvo sui suoi anni nel bosco della Borra: anche questo è rispetto e amore per il bosco e la montagna.
Non mi resta che augurarvi buona lettura. E buona vita a tutti.


