In cammino con i libri  |  maggio 31, 2026

“LʼArte Gentile di Camminare”, la guida pratica e filosofica di Stephen Graham

Il libro, scritto un secolo fa, è uno strumento essenziale per il camminatore e viandante che desidera scoprire il mondo, lontano dalle comodità e dalle convenzioni. Divenne col passare degli anni un testo di culto per camminatori britannici e fu considerato all’epoca una delle pietre miliari del nature writing europeo. L’autore fu un camminatore instancabile: viaggiò a piedi in Europa, Russia, Stati Uniti e Sud America

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Pubblicato quasi un secolo fa e finora inedito in Italia, Lʼarte gentile di camminare è una guida pratica e filosofica per il camminatore e viandante che desidera scoprire il mondo, lontano dalle comodità e dalle convenzioni. Stephen Graham esplora ogni aspetto di questʼarte gentile: dagli abiti e dagli scarponi più adatti alla scelta dello zaino, fino alle riflessioni più profonde sul significato del camminare e sulla connessione che questʼatto così primitivo ed elementare ha con la libertà umana. Precursore della filosofia del “viaggiare leggeri”, Graham sprona il lettore a “scoprire il mondo a piedi”, e ad abbandonare la comoda sicurezza del divano e delle mura domestiche per vivere la natura in modo più intenso e consapevole, lungo sentieri sconosciuti. Inoltre, esortandoci a uscire di casa per metterci in cammino, invita a compiere il primo passo verso la scoperta più grande: quella di se stessi. Perché, dopotutto, “camminando non ci si guadagna da vivere, ma si conquista la felicità” (dalla quarta di copertina).

Stephen Graham, nato nel 1884 a Edimburgo, è stato un camminatore instancabile. Nel corso della sua vita ha compiuto innumerevoli viaggi a piedi in Europa, Russia, Stati Uniti e Sud America, da cui trasse ispirazione per numerosi libri. È stato anche giornalista per il Times e traduttore dal russo, che aveva imparato grazie ai suoi viaggi nel Caucaso e negli Urali. Lʼarte gentile di camminare, pubblicato nel 1926, è il suo libro più celebre, diventato col passare degli anni un testo di culto per generazioni di camminatori britannici, considerato da autori come Robert Macfarlane, Anne Dillard e Tristan Gooley come una delle pietre miliari del nature writing europeo (dalla terza di copertina).

L’uomo in sé

“Se volete ritrarre lʼUomo in sé, non raffiguratelo con cappello a cilindro e valigetta, o con calzoni di velluto e un fazzoletto rosso stretto al collo, né con la fronte corrugata su un alto scanno con la mano che brandisce una penna, né con pala e piccone lungo il ciglio di una strada. Non mostratelo mentre imbraccia un fucile; non osate rappresentarlo in abiti da prete e una croce sul petto. Non penserete a un re con la sua corona o a un vescovo con la sua mitra. Invece, il ritratto più fedele mostrerà un uomo con un bastone in mano e un fardello sulle spalle; una figura che avanza a fatica su un sentiero in salita e guarda dal buio verso la luce, che si copre gli occhi con la mano mentre cerca la sua strada”.

Accettare un ruolo semplice

“Quindi, quando indossiamo i nostri vecchi abiti e ci mettiamo in viaggio, abbiamo già fatto qualcosa di buono. Ci stiamo impegnando nel modo giusto per trovare il posto che ci è stato assegnato in questo mondo. Anche se la nostra escursione è poco più di un diversivo – una semplice gita o una passeggiata – riusciremo lo stesso a sentire quanto è benefico porsi nel giusto rapporto con Dio, con la natura e i nostri simili. Si va a respirare unʼaria rinfrescante e libera; si va ad affrancarsi dalle tacite premesse della vita quotidiana. Che sollievo sfuggire al ruolo di elettore, di contribuente, di esperto di arte antiquaria, di autore di bestseller o di zio dellʼautore di bestseller. Che sollievo non essere più, almeno per un poʼ, un impiegato di terzo livello, o uno di secondo livello senza più speranze di promozione; che sollievo non essere identificati dal proprio stipendio, o dallʼhandicap al club del golf. (…) Naturalmente, anche il non offendersi fa parte di questʼarte gentile: imparare ad accettare un ruolo semplice e umile, a non pretendere deferenza, rispetto e obbedienza, è un aspetto non secondario dellʼarte di camminare”.

L’arte del viandante

“Suppongo di dover fare una distinzione tra il viandante e il semplice vagabondo (…). Il viandante è un amico della società, è un cercatore, e se può paga da solo le sue spese. La categoria del “viandante” include tutti i veri bohémien, i pellegrini, gli esploratori a piedi, i turisti erranti e simili. Camminare è un modo di avvicinarsi alla natura, al prossimo, alla nazione, a una nazione straniera, alla bellezza – alla vita stessa. Ed è unʼarte perché occorre del tempo per farla propria – ci si chiude la porta alle spalle e si parte verso quella lontana collina. Cʼè molto da imparare, illusioni da superare, pregiudizi e abitudini da scrollarsi di dosso”.

La natura come maestra

Ma prima di tutto cʼè lʼaspetto pratico: è fondamentale fare i conti con lʼattrezzatura, con il modo di mantenersi in salute, di dormire allʼaria aperta, di sapere cosa mangiare e come cucinare su un fuoco da campo. Queste cose le apprenderemo da soli; per tutto il resto la natura sarà la nostra maestra. Sarà lei a insegnarci che cosʼè bello, chi siamo, qual è la ricerca speciale della nostra vita e quale strada dovremo seguire. In presenza della grande guaritrice e maestra ci lasciamo andare, voltando le spalle alla civiltà e alla gran parte delle cose che abbiamo imparato a scuola, nei musei, nei teatri, nelle gallerie. E come per miracolo si inizia a vivere della manna che ci viene concessa ogni giorno. Si tendono le braccia per raggiungere i doni celati, si agogna il raggio della luna e la luce delle stelle, si ascolta con orecchie nuove il canto degli uccelli, il mormorio degli alberi e dei ruscelli. Se siamo tipi orgogliosi, litigiosi o irrequieti, i nostri ardori verranno raffreddati dalla modestia e dalla semplicità. E giorno dopo giorno riempiremo il nostro quaderno – il diario di bordo della nostra anima -, anche se allʼinizio potremmo pensare che non sia nientʼaltro che un semplice elenco di date e luoghi. Ma presto vi troverà posto qualcosa di molto diverso: la poesia, la nuova poesia della nostra vita, e chi ha occhi per vedere saprà che a poco a poco stiamo diventando artisti della vita. Si apprende lʼarte gentile di camminare, e si raggiunge presto la gioia dellʼartista nellʼatto della creazione.” (Dal primo capitolo, Si parte).

 

LA CITAZIONE: “Camminare è unʼarte gentile: impara a camminare e imparerai a vivere. Perché le buone maniere fanno lʼuomo, e camminare modella le nostre buone maniere. Sapere come avvicinare i propri compagni di viaggio, come abbandonarsi di fronte alla bellezza della natura e affrontare la sua selvaticità e i suoi rigori; camminare ci mette di fronte alla realtà”.

 

 

DETTAGLI TECNICI

ANNO DI PUBBLICAZIONE: Copyright 1927, Piano B edizioni 2024

LINGUA: Italiano (traduzione dallʼoriginale in inglese di Simona Moretti)

PAGINE: 191

EDITORE: Piano B


La Redazione

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