La generazione nata degli anni ‘50, e ancor di più quelle precedenti, non hanno mai sentito parlare dai propri avi della natura, intesa come concetto onnicomprensivo, ma dei campi, dei boschi, dei castagneti, dei fiumi, dei fossi, del cielo, della pioggia, della neve ecc., cioè degli elementi con cui avevano tutti i giorni a che fare. Oggi si direbbe che i nostri antenati siano stati privi dell’idea di un sistema globale, di una formazione filosofica ecologista ma, a ben guardare, sapevano gestire i corsi d’acqua, i castagneti, le strade, a tal punto che spesso i tracciati più importanti e persino le mulattiere conservano ancora l’impronta e le strutture di un passato assai lontano. La loro forza era quella di vivere nel presente con l’esperienza del passato e di avere i piedi ben piantati a terra, in una realtà spesso durissima ma vera, con la quale dovevano fare i conti ogni giorno, pena la sopravvivenza.
L’ipocrisia degli antichi Romani
Presso i nostri progenitori romani l’idea di natura, intesa come sistema, non era poi così profonda, sebbene in alcuni scrittori illuminati, come Virgilio, Plinio il Vecchio, qualcuno ha espresso una certa vena ecologica. E’ vero che il Tevere, ad esempio, era dedicato ad una divinità fluviale (Tiberinus) ma nelle sue acque confluiva di tutto, tanto che Cicerone dice che c’era chi si faceva trasportare in lettiga circondato da cuscini di fiori profumati per evitare i miasmi del fiume sacro; oppure a Roma era punito severamente chi avesse toccato i boschi sacri, ma quando si cominciò a disboscare intensamente a causa dell’abusivismo edilizio e i boschi sacri furono pericolosamente ridotti a pochi alberi, solo alcuni ebbero da ridire, e vennero anteposte le leggi dell’economia e del progresso ad una coscienza ecologica.
Se poi pensiamo alla Fenicia antica, i famosi cedri del Libano erano considerati alberi sacri (peraltro rimasti ancora come simbolo nazionale) ma la sistematica distruzione storica delle foreste per costruire navi o altro, ne ha fatto sopravvivere solo pochi esemplari, oggi protetti.
Quindi tutto è stato sacro finché non ha contrastato le leggi del denaro e dell’egoismo umano.
Un oggi contraddittorio
Oggi siamo tutti ecologisti, almeno a chiacchiere; la scienza ci ha fatto capire che la natura ha leggi precise ed è un sistema che ha un proprio equilibrio, su cui l’uomo incide, almeno secondo molti scienziati, pesantemente, anche se ci sono ancora pareri contrastanti. Così insegniamo ai bambini a rispettare la natura, a non gettare la carta nei boschi, ad abbracciare gli alberi, a rispettare ogni tipo di animali, spesso senza conoscerne davvero l’impatto sugli ambienti naturali, a non inquinare, finché tutto questo non interferisce con le “esigenze stringenti” del nostro benessere.
Allora tutti in auto, sugli aerei alla ricerca di paradisi naturali collocati alle estremità del pianeta oppure tutti in crociere organizzate, a visitare fiordi o isole sperdute o ancora tutti a ricercare cibi esotici che giungono da terre lontanissime, del cui trasporto estremamente inquinante non interessa a nessuno.
Sono passati due millenni dalla civiltà romana, ma non sembra che sia cambiato molto. L’ipocrisia è la stessa.
Natura e naturale: due parole di moda
Allora, che idea abbiamo di natura, oggi? Non si avvicina forse più ad una cartolina illustrata, con bei colori dipinti da una virtualità mediatica che ammiriamo compiaciuti e di cui parliamo estasiati, salvo voltarci altrove all’occorrenza? E’, per lo più, un’idea astratta libresca, asfittica; basta guardare lo stato del nostro ambiente naturale che non vogliamo vedere e che ogni giorno è sottoposto ad un degrado preoccupante. La natura, quella vera, è immensamente bella e immensamente crudele ed il dovere dell’uomo è rispettarla, governandola con intelligenza e buon senso, almeno finché può, per evitare che ci spazzi via. Che ne sarebbe della popolazione mondiale se non ci fossero i vaccini e la medicina che debellassero i virus, i batteri e le malattie che la natura produce? Non tutto ciò che è “naturale” è bello e buono, come noi erroneamente pensiamo guardando la tv, leggendo i giornali o compulsando le etichette di prodotti in vendita. Ci sono veleni naturali potentissimi e rischi di catastrofi sempre incombenti sull’umanità e da cui nella storia l’uomo si è sempre dovuto difendere, salvo l’homo metropolitanus, salottiero e ideologico che tuttavia trasale quando una frana spazza via un paese o quando un terremoto distrugge un’intera regione. Allora, solo però per un attimo, riflette sulla propria pochezza. Anche quella è la natura, ma non è contemplata nell’immagine della cartolina illustrata che guardiamo estasiati.
