Sambuca, Cultura & Spettacoli  |  settembre 25, 2025

Diabolik accorre in aiuto della montagna

Una "Giornata Diabolika", nel segno del famoso fumetto della casa editrice Astorina, l'evento che è andato in scena a Porretta Terme, all'Hotel Roma, lo scorso 20 settembre. L'iniziativa, organizzata dall'Associazione Campeda Futura, ha avuto lo scopo di porre l'attenzione sul tema dei piccoli borghi di montagna.
All'evento ha partecipato un ospite d'eccezione, Giorgio Montorio, storico disegnatore di Diabolik. La replica della manifestazione sabato 27 settembre

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Hanno rubato il futuro della montagna! Ma il colpevole non è Diabolik.
Tutti conosciamo la difficile situazione dei piccoli borghi sulla montagna italiana, in particolare sull’Appennino. Il loro spopolamento, che minaccia la loro esistenza, è stato causato da condizioni oggettive. Le profonde modificazioni del contesto socioeconomico alimentarono l’emigrazione, alla ricerca del lavoro, verso la pianura e le sue città. Oggi la speranza di ripopolare i borghi di montagna si scontra con problemi di non facile soluzione, primo fra tutti l’assenza dei servizi di base necessari per le famiglie. Ma in tutto questo cosa c’entra Diabolik?
Il personaggio mascherato, creato nel 1962 dalle sorelle Angela e Luciana Giussani, è stato protagonista, il 20 settembre scorso, di un evento organizzato dall’Associazione Campeda Futura presso l’Hotel Roma di Porretta Terme. Giorgio Montorio, storico illustratore di Diabolik, è stato invitato da Sante Ballerini, il presidente dell’associazione. “Giorgio è un carissimo amico da 55 anni” – ha confessato Ballerini – “Lui è una delle prime persone che ho conosciuto una volta che io, originario di questa montagna, sono arrivato a Mantova per varie vicende della vita”.
Quella del presidente di Campeda Futura è una storia come tante altre: una persona che, pur essendo emigrata dalla sua montagna, non ha mai dimenticato le sue radici. Oggi con la sua associazione cerca di promuovere iniziativa a favore della sopravvivenza dei piccoli paesi di montagna. “Borghi che da tanti anni sono abbandonati e – ha commentato Ballerini – oltre ad essere abbandonati dall’uomo, registrano anche un notevole degrado del territorio”.
L’amicizia di lunga data con Giorgio Montorio è stata l’occasione per sfruttare la notorietà di Diabolik al fine di accendere, almeno per una giornata, i riflettori sui problemi dei borghi di montagna. Durante questa iniziativa, ribattezzata “Giornata Diabolika”, molti appassionati hanno potuto acquistare delle stampe numerate e personalizzate dalla mano dell’illustratore. L’Associazione Campeda Futura, che ha organizzato questa manifestazione anche come forma di autofinanziamento, ha distribuito materiale informativo per sensibilizzare i partecipanti.
Ma chi è Diabolik? Abbiamo chiesto a Giorgio Montorio, nel caso qualcuno si ponesse questa domanda, di raccontarci la storia del fumetto. Le risposte sono state interessanti e, in alcuni casi, hanno rivelato dei particolari poco conosciuti al grande pubblico.

LA NASCITA DI UN MITO

La fortunata storia di Diabolik nasce da un precedente fallimento. All’inizio degli anni Sessanta le sorelle Giussani avevano pubblicato una serie di fumetti americani intitolata Big Ben Bolt che avevano un pugile come protagonista. L’uscita fu un fallimento e ci furono tantissime rese di copie invendute. “Allora però le rese non si buttavano al macero” – ci ha ricordato Giorgio Montorio – “Le copie invendute venivano rimesse in circolazione, in albi di tre o quattro copie, con una nuova copertina e un prezzo di favore”.
Su una di queste copertine, che erano disegnate da Brenno Fiumali, compariva un bandito mascherato e con due occhi piuttosto cattivi. “La casa editrice vide che queste edizioni con la nuova copertina vendevano di più e quindi” – ha rivelato Montorio – “decisero di puntare su quegli occhi di ghiaccio per creare il nuovo personaggio che sarebbe diventato Diabolik”. Il nuovo fumetto venne realizzato in un formato tascabile con storie brevi che dovevano essere fruibili, durante il tragitto verso il lavoro, dal pubblico dei pendolari. All’apice del successo, giunto negli anni ’70, Diabolik arrivò a vendere 400mila copie per ogni numero.

Il segreto di questo grande successo è dovuto è dovuto, secondo l’anziano disegnatore, ad alcuni punti fermi. Primo fra tutti gli occhi del protagonista Diabolik che, col loro fascino glaciale, hanno fatto breccia nel pubblico femminine. “Le donne rappresentano il 40% dei lettori di Diabolik. E si tratta” – ha commentato il disegnatore – “di persone che non leggono altri fumetti ma solo Diabolik. Di questo trovo riscontro ancora oggi quando parlo con gli i lettori. Inoltre, la scelta della Jaguar, che ancora oggi piace moltissimo, si è rivelata vincente tra i fan di Diabolik”.
Altro aspetto di successo è stato l’amore inossidabile tra i due protagonisti. Eva Kant non è la classica figura femminile di secondo piano ma, come ci ha ricordato Montorio, è un personaggio centrale. Non è il classico personaggio figura debole che necessita dell’aiuto da parte del protagonista maschile. Anzi, è lei stessa che spesso accorre in aiuto a Diabolik per salvarlo.
Nonostante il fumetto sia nato negli anni della rivoluzione sessuale, non c’è mai stato sesso nelle pagine di Diabolik. Eppure, la casa editrice ebbe modo di manifestare una particolare attenzione per le vicende sociali e politiche dell’epoca. Nella primavera del 1974, in prossimità del referendum sul divorzio, la redazione decise di dedicare la seconda di copertina del fumetto a un appello per votare “NO” all’abrogazione della legge.
Quello di Diabolik è dunque un successo senza tempo e questo è innanzitutto merito delle sorelle Giussani che, come ricorda Giorgio Montorio, “avevano come unico desiderio quello di vedere pubblicato il loro lavoro. Tanto più che, alla loro scomparsa, lasciarono la casa editrice al direttore Mario Gomboli affinché potesse garantirne la crescita”

  

 

UNA BATTAGLIA CONTRO IL MONDO INTERO

“Nessuna cosa al mondo potrebbe darmi l’esaltazione che mi dà l’idea di combattere contro il mondo intero” così diceva Diabolik in un fumetto dei primi anni. Quest’idea di un eroe che si batte contro tutte le avversità mi ha fatto pensare a Sante Ballerini ed al suo impegno per i borghi di montagna.
“È vero, la mia è una battaglia che a pieno giudizio può sembrare persa, ma il mondo sta cambiando.” mi ha confidato il presidente dell’Associazione.
Questo cambiamento sarebbe testimoniato, secondo Ballerini, da segnali piccoli ma significativi. Campeda Nuova, che fino a poco tempo fa era disabitata, oggi ha un residente di circa 30 anni. C’è poi Piedercoli, altro borgo del Comune di Sambuca Pistoiese, che è si era spopolata ma oggi ha due nuovi residenti provenienti da Roma.
Certamente sono scelte di vita impegnative ma “al di là di questi esempi,” – ricorda Sante Ballerini – “la montagna può dare molto, perché il mondo si sta impoverendo. E la montagna ha tante risorse che oggi vanno completamente sprecate.”

Quella di Campeda Futura e del suo presidente potrebbe sembrare, a prima vista, una battaglia contro i mulini a vento. Eppure è animata da una grande passione per i luoghi delle proprie origini. Una passione che, in un certo senso, ricorda quella delle sorelle Giussani che, come ci ha ricordato Giorgio Montorio, vissero per tutta la vita animate dalla passione per la loro opera.

 

A GRANDE RICHIESTA la Giornata Diabolika tornerà a Porretta Terme, presso l’Hotel Roma, sabato 27 settembre.
Per informazioni sull’iniziativa e sull’attività dell’Associazione Campeda Futura:

tel. : 348 428 2128

e-mail : [email protected]

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Andrea Piazza

Andrea Piazza nasce a Mantova nel 1974. Vive tra le rive di due fiumi (il Po e il Mincio) ma coltiva, da sempre, l’amore per la montagna. Ha due grandi passioni: il viaggio e la fotografia. Due attività che trovano un perfetto connubio nell’intrigante bellezza delle nostre montagne. Da qualche tempo cura un blog http://www.artedicamminare.it/ nel quale racconta, in modo simpatico e “non convenzionale”, i suoi viaggi sull’Appennino e non solo.