Sambuca, L'intervista  |  agosto 14, 2025

Spopolamento irreversibile? “Gli abitanti della montagna hanno il diritto di lottare per un destino diverso”

Intervista a Marco Breschi nella doppia veste di sindaco di un piccolo comune montano e di esperto demografo. “Ci sono segni di ripresa ma l’abbandono delle terre alte non è un fenomeno esaurito”. E dipende dalle zone: “Sulle Alpi dinamiche più che favorevole in Trentino Alto Adige, regrediscono le aree montane del Piemonte. Sugli Appennini segnali di vivacità nel versante emiliano-romagnolo, negativi in gran parte del meridione”. La nuova legge sulla montagna? “Se rimane questo testo è un’occasione mancata”. Cosa rischiano le terre alte e marginali? "Sono ritenute improduttive. L'alta politica sembra essersi arrogata il diritto di ‘sopprimerle’"

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Marco Breschi, sindaco di Sambuca

La “Questione Montagna” è davanti agli occhi di tutti e non è ben chiaro come la grande politica si prepari ad affrontarla. Alcune recenti indagini hanno dato risultati talvolta contradditori in particolare sull’andamento della popolazione e sul ritorno alle terre alte. A questo proposito abbiamo sentito l’opinione di Marco Breschi che, oltre ad essere un demografo, è sindaco a Sambuca Pistoiese, uno dei comuni più problematici della Toscana dato che è pressoché all’apice della graduatoria dei comuni toscani in base all’indice di disagio. Si è scelto di intervistare Marco Breschi non tanto come sindaco e amante della Montagna quanto come esperto di dinamiche demografiche nelle terre alte e marginali.

Caro sindaco, cosa sta succedendo in montagna? È vero che si assiste ad una ripresa della popolazione della montagna?

Alcuni recenti interventi, anche di grande respiro e profondità, sembrano proporre prospettive diverse per le dinamiche demografiche. Nel giugno 2024, il Libro bianco sulla montagna (frutto di una collaborazione tra Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie, Università degli Studi di Milano e Unimont) riscontra, a livello nazionale una tendenza, tra il 2012 e il 2022, allo spopolamento e all’invecchiamento della popolazione delle montagne con una diminuzione media dei residenti pari al 5%, a fronte dell’1,8% nell’intero Paese. A distanza di un anno, Il Rapporto Montagne Italia 2025, realizzato da Uncem (Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani) offre una lettura più ottimistica. Nelle sintesi giornalistiche e, talvolta, anche in alcune delle numerose presentazioni ufficiali del Rapporto, è rimarcato che, tra il 2018 e il 2023, il numero delle persone che vivono nei comuni di montagna dell’Italia è aumentato di 100.000 unità. Centomila persone in più che hanno scelto nuovi ritmi di vita nella natura ad alta quota. L’era dello spopolamento e dell’abbandono per le comunità delle Alpi e degli Appennini non è però terminato. Lo stesso Rapporto sottolinea che le terre alte non organizzate sono destinate a spopolarsi. I nuovi abitanti della montagna privilegiano le comunità, spesso allargate, dotate di servizi irrinunciabili come trasporti, sanità, scuole.

Chi ha, dunque, ragione?

Tutti e nessuno o, più correttamente, dipende dal dettaglio territoriale adottato nelle analisi. Se, infatti, si scende a livello di singole aree è facile imbattersi in situazioni contrastanti. Le Alpi mostrano sensibili differenze muovendosi da est verso ovest: la dinamica demografica è, infatti, più che favorevole in Trentino-Alto Adige mentre le aree montane del Piemonte vivono una fase di stagnazione-regresso. Sugli Appennini, in un quadro più problematico, si osservano segnali di vivacità nel versante emiliano-romagnolo; all’opposto, la realtà resta negativa in larga parte dell’Appennino meridionale. Il punto è che non esiste una Montagna tout court: un’evidenza che traspare nella grande difficoltà di individuare, anche da un punto di vista semplicemente statistico, i Comuni montani. Ad esempio, secondo l’Istat, il Comune di Pistoia, in forza delle caratteristiche del suo territorio, è classificato tra i comuni montani. E, così, Genova e Messina. In vero, la quasi totalità della popolazione di questi tre comuni non vive in montagna ma nelle aree di pianura, pedemontane e, ancor più, in quelle urbane. I criteri adottati, ritenuti da molti inadeguati da tempo, risultano, oggi, del tutto superati alla luce anche dell’evidente impatto indotto dal cambiamento climatico sul mondo vegetale. La linea altimetrica delle abetine è in continua crescita e, negli Appennini della Toscana, alcuni intraprendenti montanini hanno iniziato ad ottenere il primo olio d’oliva da piccoli appezzamenti piantumati nel decennio 2010-19 ad altitudini impossibili nel passato.

Anche il recente disegno di legge “Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane” non sembra dare chiare indicazioni.

Il disegno di legge dovrebbe essere ormai in fase di arrivo e nel giro di alcuni mesi avremo una nuova legge per la Montagna. A parte il fatto che è ancora indecifrabile l’auspicata, almeno dal ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, Roberto Calderoli, “definizione chiara e tecnica di cosa si intenda per montagna”, se il testo resterà quello attuale si tratta, a mio parere, di un’altra occasione mancata. Al di là di alcuni interventi utili, il testo appare scritto avendo più in mente le Alpi che gli Appennini. Oltre a persistere una governance troppo accentrata sul governo centrale, scarsa è l’attenzione alle questioni ambientali, in particolare al cambiamento climatico e alla prevenzione del dissesto idrogeologico. Limitati e poco incisivi appaiono le agevolazioni fiscali: siamo ben lontani da una politica di fiscalità di vantaggio aperta alle famiglie e ai residenti. Infine, i fondi stanziati risultano del tutto insufficienti in rapporto all’ampiezza e complessità della Questione Montagna.

Nulla di nuovo, dunque, all’orizzonte?

La politica, l’alta politica, è lontana e piegata sui grandi quadri e solo di rimbalzo, volge, in modo distratto, lo sguardo sulle terre marginali. Una piccola, forse insignificante, prova è la ridotta partecipazione dei parlamentari eletti nei collegi della Toscana e, soprattutto, la ripetuta assenza dei parlamentari di maggioranza, agli incontri, promossi da Anci Toscana, con i sindaci della Consulta della Montagna per uno scambio di idee sul disegno di legge in discussione. Nessun onorevole della maggioranza si è fatto vivo. Abbiamo tutti presente il carico di lavoro e i pressanti impegni dei parlamentari: resta, comunque, forte il senso di scarsa considerazione nei confronti di chi conta poco, sicuramente in termini di numero di voti. A pensare male si insinua, però, il dubbio che l’assenza dei parlamentari della maggioranza celi una sorta di imbarazzo. L’attuale Governo che dice di volere aiutare la Montagna, è arrivato, in un documento ufficiale (Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne), a prendere atto dell’irreversibilità del processo di spopolamento di alcune aree interne che non possono essere, però, abbandonate a sé stesse, anzi ‘hanno bisogno di un piano mirato che le possa assistere in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento in modo da renderlo socialmente dignitoso per chi ancora vi abita’”.

Parole forti e chiare: dobbiamo dunque preoccuparci per il futuro delle comunità del nostro Appennino?

Parole dure che, talvolta, echeggiano nella testa di chi vive in Montagna dove, nel più assordante silenzio, è in corso la più assurda delle eutanasie omissive. Le terre alte e marginali con il loro scarso valore intrinseco sono ritenute pressoché improduttive e fonte anzi di oneri per la comunità e, pertanto, l’alta politica sta facendo poco o nulla sembra essersi arrogata il diritto di ‘sopprimerle’ mentre l’urlo della gente di montagna si perde nel vuoto. Il fatto grave, inaccettabile, è che il comprensibile senso di smarrimento che, talvolta, serpeggia tra gli abitanti della montagna, soprattutto tra le persone anziane sempre più private di servizi essenziali, su tutti quelli per la salute, è fatto proprio da chi dovrebbe fare e dare una concreta speranza. Un documento ufficiale del Governo nazionale, pur in parte disconosciuto, dice a chiare lettere a chi, come noi, vive nelle aree più fragili che, al più, ci accompagnerà, come si fa ad un funerale, ad una socialmente dignitosa dipartita. Ciascuno ha indubbiamente il diritto di dire la sua opinione anche in modo diretto e brusco. Chi vive in Montagna ha però il diritto di dissentire, di ricordarselo a tutti i prossimi e futuri appuntamenti elettorali e, soprattutto, di provare tutti insieme a sognare e lavorare per un destino diverso dalla irreversibilità del processo di spopolamento.

Qualche idea per un dare un futuro alle nostre montagne?

Sì. Varie proposte sono state avanzate a tutti i livelli anche dal basso. Ma ne parleremo con calma in un’altra occasione. Godiamoci, pur consci delle tante difficoltà, di questa breve estate dove le nostre montagne, seppure per poco tempo, si rianimano e tante case si riaprono.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle Scuole superiori pistoiesi. Ora è imprenditore agricolo e si sta impegnando nella promozione e nel rilancio del territorio appenninico come Presidente dell'Associazione "Amo la montagna APS" che si è costituita nel 2013 e che ha sede a Castello di Cireglio.Ha collaborato per 25 anni alla rivista "Vita in Campagna", del gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato alcune raccolte di racconti ispirati alla vita quotidiana di Sambuca, dal titolo :"Dieci racconti sambucani"; "La mia Sambuga" e "Cuori d'ommeni e di animali", nonché una favola per bambini, "La magìa della valle dimenticata" illustrata dagli alunni della scuola elementare "P.Petrocchi " di CIreglio (Pistoia)