Sambuca, Voce del Territorio  |  agosto 9, 2025

Il luogo dove innamorarsi dell’Appennino

In questa testimonianza personale il racconto del primo incontro con Castello di Sambuca. Un borgo che, come tanti altri su queste montagne, è ricco di fascino e narrazione. Il posto ideale dove innamorarsi dell'Appennino. Oggi la Rocca di Selvaggia, simbolo di questa piccola frazione, non è accessibile per problemi strutturali e di sicurezza. La testimonianza di Andrea Piazza si conclude con l'appello a sostenere la campagna di crowdfunding "RIAPRIAMO LA ROCCA" promossa dal Comune di Sambuca Pistoiese.

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“Castello e Pavana un ricordo lasciato tra i castagni dell’Appennino”. Queste parole, tratte dalla canzone Amerigo di Francesco Guccini, mi trasmettono sempre un grande senso di nostalgia. In effetti, lo scopo del cantautore era proprio quello di comunicare la malinconia dello zio Enrico emigrato in America. Però, in questa sensazione che provo ascoltando la canzone, c’è qualcosa di molto più personale, qualcosa di mio.

IL LUOGO DOVE INNAMORARSI DELL’APPENNINO

Castello di Sambuca è il posto dove mi innamorai dell’Appennino. Accadde circa dieci anni fa quando l’amico Sante Ballerini, originario di Campeda, mi accompagnò a visitare il borgo di Selvaggia Vergiolesi. Fu amore a prima vista. Fino a quel giorno la mia passione per la montagna mi aveva sempre portato a frequentare le Alpi. Da bambino coi genitori, in seguito coi campi estivi della parrocchia e poi, da grande, in solitaria o con gli amici montagna per me era sinonimo di Dolomiti. Dopo la scoperta di questo piccolo borgo pistoiese ho iniziato a girare l’Appennino in lungo e in largo. L’ho attraversato partendo da Fiumalbo col Cammino di San Bartolomeo, poi arrivando a Lucca con la Via Matildica del Volto Santo, fino a Pistoia seguendo la Via Francesca della Sambuca, sul Cammino di San Jacopo e, tra pochi giorni, da Modena a Massa sulla Via Vandelli. Il mio amore per l’Appennino, scoppiato qui a Sambuca Pistoiese, mi ha condotto a girovagare in lungo e in largo, dalla valle del Trebbia fino al Gran Sasso.
Però, come si dice, “il primo amore non si scorda mai”. Ed è per questo motivo che, ogni volta che mi prende il “mal d’Appennino”, io vengo qui ai piedi della rocca dei Vergiolesi. Ci sono tornato spesso, ho anche accompagnando tanti amici sullo storico tratto della Via Francesca che arriva da Pavana. Quell’antico sentiero descritto anche da Guccini nel romanzo “Croniche epafaniche”: da quel posto preciso cominciava quella via più antica, la mulattiera che va a Sambuca. Una volta venni qui pure di notte, per fotografare il tramonto e l’alba del giorno dopo. Quella fu un’esperienza per me indimenticabile.

UNA “PRINCIPESSA” SELVAGGIA E LA FINESTRA SULL’UNIVERSO

Prendendo a prestito le parole di Guccini potrei dire “non so che viso avesse”, però io lo so come si chiamava: Selvaggia dei Vergiolesi. Ho spesso pensato a quella ragazza, la musa ispiratrice di Cino da Pistoia. Un nome così esotico (Selvaggia) che da sempre mi fa pensare ad una principessa come quelle della Disney, un’eroina ribelle, nata e cresciuta in mezzo alla Natura. Una sorta di Rapunzel dell’Appennino pistoiese.
Spesso immagino Selvaggia che si affaccia alle finestre del Castello di Sambuca per ammirare il cielo stellato sambucano. Quello stesso cielo che, come ho già detto, venni qui a fotografare alcuni anni fa.
Da qualche tempo, quando penso a lei, mi si infilano nella testa le parole di “She’s a Rainbow”, la canzone dei Rolling Stones con quella melodia dolce che ricorda un carillon. C’è quella strofa che dice “Have you seen her dressed in blue? See the sky in front of you”. Ecco appunto, il cielo di fronte a te: così mi immagino Selvaggia, vestita di blu e affacciata ad una finestra di quella torre ora diroccata. La notte che passai sotto il cielo alla Sambuca ebbi l’impressione che, in fin dei conti, questo borgo è, esso stesso, una finestra affacciata sul Tempo e sull’Universo. Quando vieni qui di notte hai, sopra la testa, un cielo stellato che fa eco all’infinito. Tutto intorno ci sono quei ruderi diroccati che richiamano la memoria dei secoli passati. Ogni volta che ritorno qui ho proprio la sensazione che questo luogo sia magico.

RIAPRIAMO LA ROCCA

Purtroppo, da qualche tempo, la rocca di Sambuca è stata recintata e non ci si può avvicinare. Uno dei muri sta cedendo e ci sono rischi reali per la sicurezza. Questo fatto è stato veramente un colpo al cuore anche per me. Ho provato la stessa tristezza di un bimbo che smarrisce un oggetto al quale era molto affezionato.
La rocca di Selvaggia è un simbolo che non può andare perduto. Anzi, è più di un simbolo, è un vero “luogo del cuore” per molti di noi.
Io, sebbene molto affezionato a queste montagne, sono solo un forestiero che torna qui ogni tanto. Ho voluto raccontarvi cosa rappresenta per me questo borgo. Ma quelli che vivono da queste parti lo sanno molto meglio di me: ognuno ha i suoi motivi per essere affezionato a questo posto magico.
Una lodevole iniziativa è la campagna “RIAPRIAMO LA ROCCA”, promossa dal Comune di Sambuca Pistoiese, e finalizzata alla raccolta di fondi per mettere in sicurezza e riaprire la rocca. Allora anch’io vi invito a donare perché, come recita uno slogan della campagna, “certi luoghi non sono solo da guardare ma da custodire insieme”.

 

Clicca questo Link per accedere alla campagna di raccolta fondi per la Rocca di Selvaggia

 


Andrea Piazza

Andrea Piazza nasce a Mantova nel 1974. Vive tra le rive di due fiumi (il Po e il Mincio) ma coltiva, da sempre, l’amore per la montagna. Ha due grandi passioni: il viaggio e la fotografia. Due attività che trovano un perfetto connubio nell’intrigante bellezza delle nostre montagne. Da qualche tempo cura un blog http://www.artedicamminare.it/ nel quale racconta, in modo simpatico e “non convenzionale”, i suoi viaggi sull’Appennino e non solo.