LE PIASTRE (PISTOIA) – Il patrimonio storico delle ghiacciaie, le piscine di acqua fresca e i rigogliosi boschi, le tante attività e tradizioni, dal campionato della bugia ai presepi. Eppure l’alta valle del Reno intorno a Le Piastre racchiude un’altra grande ricchezza ancora inesplorata e pronta per essere letta da tutti: quella geologica. In questo articolo ti invitiamo a viaggiare con noi attraverso le ere geologiche fino al presente per leggere le pagine scritte nelle rocce e nel paesaggio. Inauguriamo il primo geosito del comune di Pistoia e il secondo della provincia? Facci sapere cosa ne pensi!
Mi addentro nel bosco e seguo il corso del Reno fino a trovare, tra ontani e noccioli, le rovine di un’antica ghiacciaia. Lì sotto, le acque del fiume scivolano sugli strati di arenaria, si tuffano in piscine naturali e levigano i ciottoli che un giorno, chissà, si ritroveranno, rimpiccioliti, a Bologna. Questo per me è stato spesso un piccolo ‘Tibet’, un luogo dove centrarmi nei momenti difficili e dove scoprire nuovi sentieri, sia nel bosco che nella vita.
Arenarie
Il vagabondaggio di oggi mi porta ora ad osservare gli strati di arenaria, ben visibili lungo il fiume lungo la ‘Via delle Ghiacciaie’. Questi strati inclinati verso nordest formano i gradini di una lunghissima scalinata, in cui si alternano banchi di arenaria, quelli più sporgenti, e straterelli di argilliti, quelli più erosi dalle acque. Queste sono pagine di un libro scritto nel lontano Oligocene (35-25 milioni di anni fa): sabbie e argille venivano depositate nel corso di molti milioni di anni in un profondo bacino marino. Erano il prodotto dell’erosione delle Alpi e del loro successivo trasporto verso la costa ed infine, in enormi frane sottomarine, in gergo geologico ‘correnti di torbida’, sul fondale marino.
Pieghe
Questo era quindi un fondale marino, più o meno orizzontale. Perché ora questi strati se ne stanno quassù e oltretutto inclinati? Questo ha a che fare con le pagine successive del nostro racconto, scritto nel Miocene (25-15 milioni di anni fa). A causa della convergenza tra la placca africana e quella europea enormi pezzi di crosta terrestre venivano fratturati, fagliati, piegati e sovrapposti gli uni agli altri a formare quello che i geologi chiamano ‘prisma di accrezione’. Gli antichi fondali marini venivano inglobati nella catena montuosa che si stava formando, gli Appennini. Gli strati venivano piegati come se si spingesse da entrambe le estremità di un foglio di carta. Qui però abbiamo a che fare con centinaia fino a migliaia di metri di roccia. Le pieghe inoltre si accavallavano su un lato cosicché una parte dei fogli di carta si trovava a testa all’ingiù. Gli strati di arenaria lungo il fiume sono ciò che resta di questa parte della piega: non sono solo inclinati, sono ribaltati!
Le argilliti del Botro
Per riprendermi un po’ da questa quantità di informazioni mi incammino lungo l’anello del cammino delle acque che porta a Vivaio e Botro. Sento la salita nelle gambe e il calore del sole sulle mie braccia. A valle di Botro si apre un paesaggio che potremmo trovare nello Utah: argilliti con straterelli argillosi molto inclinati con, qua e la, blocchi di calcare. Scendo giù a guardare da vicino stando attento a non scivolare. La storia di queste rocce è intrigante. Aggiungiamo pezzi al puzzle. Queste argille e calcari si sono accumulate tra Cretaceo ed Eocene (150-35 milioni di anni fa) in un antico oceano che divideva il continente africano da quello europeo, dai geologi chiamato ‘Oceano Ligure-Piemontese’. A causa della successiva convergenza tra Africa ed Europa, l’oceano si chiuse e i sedimenti che c’erano accumulati vennero anch’essi piegati e impilati nel ‘prisma di accrezione’ e successivamente franarono sopra le arenarie. Queste antiche megafrane, chiamate dai geologi olistostromi, sono molto variegate. Qui si possono trovare calcari, argilliti varicolori, marne, fossili, vene di quarzo e, in alcune parti della valle, anche noduli metallici che formavano l’antica crosta dell’oceano ligure piemontese (ofioliti).
Il panorama sulla valle
Risalgo sulla strada e, nel tramonto estivo, mi godo la visuale sulla valle di Le Piastre e, là dietro, sulla piana di Firenze, Prato e Pistoia e sul Montalbano. Da qui la valle appare molto larga più come un altipiano, piuttosto atipica per una valle montana sul crinale appenninico. Questa morfologia è un’eredità del paesaggio Pliocenico (5-2 milioni di anni fa) quando gli Appennini erano basse montagne. In questo periodo la Lima scorreva nella valle di San Marcello e confluiva nel Reno mentre l’attuale alta valle del Reno raccoglieva probabilmente anche le acque della zona ad ovest di Prunetta, fino alla macchia Antonini. Durante il Quaternario (da 2 milioni di anni fa fino ad ora) gli Appennini si sono sollevati in media di 1 mm all’anno ma non uniformemente. Ampie porzioni di crosta si sono ribassate formando bacini che si riempivano dei sedimenti erosi ai loro margini: oggi queste sono le pianure di Firenze, Prato, Pistoia e la Garfagnana. Questo provocava la riorganizzazione del reticolo (il corso dei fiumi) e l’approfondimento delle valli esistenti. Porzioni dell’antico paesaggio però rimanevano visibili nel paesaggio sotto forma di altipiani e terrazzi.
Di nuovo in paese
Finisco il mio vagabondaggio di nuovo in paese, con un buon gelato da mangiare ai giardini, dove ruspe e camion e tricicli sono stati abbandonati dai bimbi tra betulle, pioppi, abeti, statue, panchine e fontane. Ritorno qui dove gli umani hanno vissuto tutto sommato in armonia con gli elementi naturali fino a poco tempo fa, coltivando boschi commestibili di castagno e nocciolo, convogliando una parte delle acque per le ghiacciaie e per i mulini, vivendo in comunità. L’evoluzione geologica è andata di pari passo a quella delle forme di vita e successivamente all’evoluzione storica e culturale. Tutto quello che vedo è l’incredibile risultato di questa evoluzione. Sono grato per questa evoluzione, questo continuo divenire, e questo mi dà energia per affrontare le sfide sociali, personali ed ecologiche che abbiamo davanti.
Andrea Forzoni
Geologo



