L'intervista  |  luglio 21, 2019

Il ritorno alle origini del campione francese di rugby

A colloquio con Vincent Lagasse, nato 38 anni fa nel Sud della Francia, alla scoperta di Castel di Cireglio, dove viveva da piccola la nonna materna. A 5 anni l'incontro con il pallone ovale, poi una lunga carriera ai massimi livelli. I racconti ascoltati da bambino sul paesino vicino a Pistoia. La recente morte della madre e la voglia di ricercare quei luoghi. La visita al paese di Petrocchi: “Vorrei acquistare una casa qui dove ho ritrovato me stesso”. L'incontro con la società pistoiese di rugby “Gli Orsi”

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Vincent Lagasse

Nel giardino della nostra anima si depositano, fin dai primi anni di vita, dei semi che col tempo germogliano e crescono a nostra insaputa. Poi, quando diventiamo adulti, pretendono la nostra attenzione e si impongono a tal punto che non possiamo più ignorarli. Uno di questi è il “senso di appartenenza” al luogo in cui siamo nati e cresciuti o dove sono vissuti i nostri avi. In una parola sola sono le nostre radici.

Una storia commovente

Pochi mesi orsono ho sentito bussare alla finestra di casa mia, a Castel di Cireglio; ho aperto e mi sono trovato di fronte ad un giovane non molto alto ma dalla possente figura fisica di atleta. Con modi gentili mi chiedeva se conoscessi l’ubicazione della casa di sua nonna. Era Vincent Lagasse, un campione francese di rugby, che stava ricercando le proprie origini perché la nonna materna veniva da Castel di Cireglio e si era trasferita in Francia molti decenni prima. E’ una storia bella e commovente che merita di essere raccontata, proprio con le sue parole.

L’intervista

 

Vincent Lagasse raccontaci questa storia molto bella. Partiamo dall’inizio.

“Sono nato trentotto anni fa nel Comune di Castres in Occitania (Sud della Francia) e precisamente ad Amigoul, un piccolo paese fra le montagne del Tarn. Sono cresciuto, con mio fratello e mia sorella, in mezzo ai boschi, in una fattoria piena di animali, circondato dall’affetto dei miei e soprattutto dalle premure della nonna materna, Elsa Adani, una donna di gran coraggio e carattere, come sanno essere le donne di Toscana”.

A quando risale l’incontro con il rugby e quale ruolo ha svolto questo sport nella tua vita?

“Il rugby mi ha permesso di uscire dal mio paese sperduto tra i monti; a cinque anni ho toccato il primo pallone ovale e sono entrato nel prestigioso club del Castres Olimpique. Poi, con gli anni, ho militato come giocatore professionista in squadre di grande lustro nazionale (Castres, Albi, Gaillac, Mazamet, Lavaur) raggiungendo traguardi importanti e ottenendo grandi soddisfazioni personali. Il mio ultimo sogno sarebbe stato quello di giocare per l’Italia, la “Squadra azzurra”, perché amo i valori italiani ma anche per rendere omaggio alle mie radici, di cui vado molto fiero”.

Quando è nata in te la voglia di ricercare queste radici?

“Come dicevo mia nonna Elsa, che noi fratelli chiamavamo “Mamé”, ci parlava di Pistoia e delle sue origini e ci mostrava sempre la foto di una piazzetta dove c’era una piccola scuola vicino ad una fontana. Mamé era una donna forte e combattiva, amava molto i nipotini e il suo sorriso, il suo accento italiano, la sua gentilezza sono sempre dentro di me e e mi accompagnano ogni giorno della mia vita.

Dopo la morte di mia madre (la figlia di Elsa), avvenuta nel 2018, mi sono deciso a ricercare i luoghi d’origine di mia nonna e, giunto a Pistoia, mi sono recato al Municipio, ho mostrato ad un’impiegata la foto della piazzetta e l’ho pregata con le lacrime agli occhi di indicarmi di quale luogo si trattasse.

Evidentemente quella signora gentile fu toccata dalla mia emozione e dopo breve ricerca anagrafica mi comunicò che Mamé era nata a Castello di Cireglio e che il luogo di quella foto si trovava là”.

E quando sei arrivato a Castello di Cireglio che cosa hai provato?

  

Alcune foto scattate da Lagasse nel corso della sua visita a Castel di Cireglio e postate sul suo profilo facebook

“Dopo le informazioni ricevute in Comune, ho preso la macchina e sono salito a Castello di Cireglio.

Il mio cuore batteva forte ed ero emozionatissimo. Il paese era diverso da come me l’ero immaginato e da come lo descriveva Mamé ma, passeggiando fra quelle stradette, mi sono sentito bene, quasi camminassi a braccetto di mia nonna, ma più che altro era come fossi a casa, anche se era la prima volta che mettevo piede in quei luoghi.

Purtroppo non ho trovato nessuno dei miei parenti; sono tutti partiti tanto tempo fa o per la Francia o per l’America e non ho trovato nemmeno la casa di mia nonna. Però ho avuto un’accoglienza fraterna dagli abitanti di Castello. Ho mangiato a casa di Ubaldo dei “veri spaghetti italiani” e tu, Maurizio, mi hai aperto la porta della chiesetta, dove mi sono raccolto in preghiera e dove un giorno forse mi sposerò.

Tornando a Pistoia ho preso contatto con la locale squadra di rugby, ‘Gli Orsi’, ed ho giocato con loro. Poi ho deciso di aiutarli a sviluppare il loro club ed ho fatto un appello a tutti quelli che conoscono e amano il rugby in Francia e in Italia e che sono fieri delle proprie radici a raccogliere fondi per permettere ai bambini pistoiesi che intraprendono questa disciplina di dotarsi di un vero campo in erba su cui allenarsi, giocare ed apprendere i grandi insegnamenti umani dello sport”.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

“Se vuoi sapere fino in fondo quali sono i miei progetti, vorrei acquistare una casa a Castello di Cireglio dove ho ritrovato me stesso e respirare l’aria che ha respirato Mamé quando era ancora piccola”.

 

Un po’ di immagini

 

 

    

 


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.