La ricerca, Pistoia  |  luglio 23, 2018

“L’accoglienza di chi è nel bisogno appartiene alla nostra tradizione cristiana e alla nostra civiltà”

Il messaggio del Vescovo Fausto Tardelli alla città di Pistoia in occasione di San Jacopo 2018. “Il tratto fondamentale della cultura jacopea è l’accoglienza dei pellegrini. Tutti i legittimi distinguo non possono condurci a reazioni irresponsabili e sguaiate". “La bellezza della testimonianza jacopea è un grande dono che dobbiamo alimentare ogni giorno”

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Il vescovo di Pistoia Fausto Tardelli

PISTOIA – «Nell’occasione di questa annuale ricorrenza, intendo rivolgere un breve messaggio alla diocesi e alla città per dire tre semplici cose. La prima è che dobbiamo imparare da San Jacopo il coraggio e la coerenza della fede. La fede nel Signore Gesù, morto e risorto per la quale egli ha dato la vita, è un grande dono che non solo va conservato ma che dobbiamo alimentare ogni giorno». Così il vescovo Fausto Tardelli si rivolge ai pistoiesi in occasione della festività San Jacopo.

Un messaggio tutto incentrato sull’attualità e la bellezza della testimonianza jacopea, che marchia Pistoia come città cardine delle testimonianza cristiana, dell’accoglienza, dell’apertura al dialogo e all’uomo.

«Dobbiamo imparare da San Jacopo il coraggio e la coerenza della fede – afferma il vescovo – e la fede nel Signore Gesù, morto e risorto per la quale egli ha dato la vita, è un grande dono che non solo va conservato ma che dobbiamo alimentare ogni giorno. La fede cristiana è la nostra identità, è il fondamento della nostra vita; purtroppo la si può perdere o si può affievolire a causa di compromessi e viltà. Non è un generico “credere in qualcosa” senza rapporto con la vita. E’ invece confidare in Gesù Cristo, riconosciuto come Figlio di Dio e unico salvatore del mondo».

L’accoglienza ai pellegrini

Il secondo punto del messaggio va a ricordare il tratto fondamentale della cultura jacopea, ovvero l’accoglienza dei pellegrini, che da sempre ha caratterizzato la “Santiago” d’Italia: «Dagli “xenodochia” dei primi secoli – ospizi che sotto l’autorità del vescovo erano allestiti lungo le grandi arterie di comunicazione – agli Hospitia e Hospitalia che soprattutto a partire dal IX secolo si edificarono lungo le vie di pellegrinaggio dedicandoli a San Jacopo, tutto ci dice che l’accoglienza di chi è nel bisogno e viaggia per mare o per terra in cerca di vita, appartiene alla nostra tradizione cristiana e alla nostra civiltà. I rischi che pure non vanno sottovalutati e la ragionevole necessità di affrontare i problemi eliminandone le cause, non ci possono mai, dico mai, spingere alla chiusura dei cuori, alla frapposizione di barriere, al rifiuto dell’altro. Guai a noi! Tutti i legittimi distinguo, non possono condurci a reazioni irresponsabili e sguaiate, nutrite di slogan a volte crudeli che riempiono la bocca ma non risolvono niente, anzi, aggravano di molto la situazione».

“La fede fa parte delle nostre radici”

Infine il vescovo ricorda che «La memoria dell’apostolo Jacopo e dei santi fioriti nei secoli tra noi […] non è una superstizione che aliena dalla storia. Essa è invece linfa vitale che ispira e feconda; forza di rinascita e di rinnovamento; sorgente di speranza e fonte di servizio disinteressato agli ultimi; non chiusura nei confronti di altre prospettive culturali o religiose, bensì apertura e dialogo, sostenuto dalla profonda convinzione che ogni uomo è perdutamente amato da Dio. La fede fa parte delle nostre radici, senza le quali le nostre città non sarebbero le stesse. E’ un dato di fatto, non un attentato alla laicità della società! Le nostre radici cristiane non sono un ostacolo, bensì una risorsa di energia che ci permette di migliorare il mondo e di affrontare con sapienza le sfide del futuro».

Il messaggio integrale

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La Redazione

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