I consigli del medico  |  luglio 19, 2017

La Depressione, una patologia devastante e ancora poco riconosciuta

Secondo l'OMS il Disturbo Depressivo Maggiore diventerà la principale causa di carico globale di malattia entro il 2030. Lo stato d'animo diventa impermeabile agli avvenimenti esterni. Il paziente è stanco, triste, spento, non prova piacere. Il disturbo può essere trattato con una terapia farmacologica e/o una psicoterapia

di

Tempo di lettura: circa 3 minuti
depressione

 

Il disturbo depressivo maggiore (DDM) è una malattia comune che colpisce più di 120 milioni di persone in tutto il mondo e che, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità, diventerà la principale causa di carico globale di malattia entro il 2030. Tuttavia, il DDM è generalmente sotto-riconosciuto e sotto-trattato: solo un individuo su quattro con DDM, infatti, riceve un trattamento adeguato, anche in Paesi europei ad alto reddito. Si tratta di una malattia complessa, caratterizzata da sintomi fisici ed emotivi non sempre facili da riconoscere come malattia. Il disturbo ha una prevalenza di circa il 16,2%, si registra più frequentemente nelle donne pur essendo molto comune anche negli uomini.

Una malattia invalidante

Il DDM è una malattia invalidante, capace di devastare la vita familiare e lavorativa, lo studio, le abitudini alimentari, il sonno, la salute e la qualità di vita in generale delle persone affette. Spesso l’esordio dei sintomi è graduale con un iniziale peggioramento della durata e della qualità del sonno. I pazienti raccontano di “dormire male”, magari “crollando la sera e addormentandosi presto” ma risvegliandosi molto presto senza più riuscire ad addormentarsi: spesso la mattina è il momento peggiore della giornata. Le energie fisiche diminuiscono, “mi sento sempre stanca, senza energie” e spesso l‘ appetito diminuisce “non mi va niente, mangio con sforzo” con conseguente calo del peso. L’umore si presenta depresso e il paziente si sente triste, cupo, sfiduciato nel futuro, angosciato, disperato.

Il pensiero della morte

Caratteristica particolare è la fissità dello stato d’animo che risulta impermeabile agli eventi esterni. Anche un evento apparentemente positivo non aiuta il paziente a sentirsi meglio, anzi spesso porta il paziente a sentirsi in colpa per non riuscire più a gioire o a provare sentimenti positivi: “Sono una pessima persona (pensieri di autosvalutazione), mi sento tanto in colpa, faccio soffrire tutti, sarebbe meglio se morissi”. I pensieri di morte sono presenti in circa i due terzi dei pazienti e il rischio di suicidio deve sempre essere preso in considerazione soprattutto in quei pazienti che già in precedenza hanno effettuato dei tentativi o che hanno una storia familiare di suicidio.

La perdita del piacere

Si osserva il sintomo dell’Anedonia, cioè la perdita della capacità di provare piacere in situazioni di cui precedentemente il paziente gioiva: “Uscire con gli amici, giocare a calcio, andare dalla parrucchiera, ascoltare la musica, leggere ecc.”. Anche la libido è ridotta con una notevole riduzione o scomparsa del desiderio sessuale. Il rallentamento delle funzioni psichiche superiori determina disturbi della memoria e difficoltà di concentrazione, incertezza e indecisione per la difficoltà di ideazione.

Il depresso: stanco, triste, spento

È presente apatia e abulia, ovvero mancanza di volontà con riduzione dello slancio vitale, e anche la nozione del tempo è modificata: i giorni sembrano interminabili per il lento scorrere delle ore, tanto da sembrare impossibile giungere al giorno dopo. L’attività psicomotoria risulta, nella maggior parte dei casi, rallentata ed è evidente già all’aspetto esteriore del paziente, che si presenta trascurato, stanco, triste, invecchiato, senza la normale ricchezza e varietà di gesti. La mimica è ridotta, il volto è spesso atteggiato con una espressione di profondo dolore, lo sguardo è spento, gli angoli della bocca abbassati.

Come curare il disturbo

Il disturbo può essere trattato attraverso una terapia farmacologica e/o una psicoterapia e i due interventi sono spesso complementari e non alternativi. I trattamenti psicoterapici e farmacologici che nel tempo sono stati sviluppati hanno permesso di alleviare in modo significativo l’impatto della malattia e di riportare a una vita felice la maggior parte dei pazienti affetti riuscendo a risolvere completamente il corteo sintomatologico descritto in precedenza. Le terapie farmacologiche si avvalgono dell’utilizzo di farmaci il cui effetto, di solito, comincia a essere evidente dopo due/tre settimane di trattamento. Il trattamento farmacologico deve poi essere mantenuto per alcuni mesi dopo la risoluzione dell’episodio depressivo stesso per evitare il rischio di ricadute.

È fondamentale riconoscere e diagnosticare quanto prima l’insorgenza di un episodio depressivo per poter iniziare tempestivamente un trattamento efficace e alleviare così la profonda sofferenza del paziente depresso.

Professor Marco Ricca

Direttore Sanitario Koinos Pistoia
Via Jacopo Melani, 1 51100 Pistoia
Tel. 0573 994553 Fax 0573 1872149

Koinos Centro Sanitario Pistoiese

Specialista consigliato dottor Lorenzo Lelli, psichiatra e psicoterapeuta: http://www.koinos-pistoia.it/specialisti/lorenzo-lelli-psichiatra-psicoterapeuta-a-pistoia/

 


Marco Ricca

Laureato in Medicina e Chirurgia, è stato assistente ordinario in Patologia e in clinica medica all’Università di Firenze, successivamente Primario medico negli Ospedali di Cortona, Fiesole, Camerata e infine nell’Ospedale San Giovanni di Dio di Firenze. Libero docente in Semeiotica medica, è specialista in cardiologia, gerontologia e geriatria e pneumologia. E’ stato consulente cardiologo alla Fondazione Turati di Gavinana ed attualmente è Direttore sanitario del Centro Sanitario Pistoiese Koinos della stessa Fondazione, a Pistoia.