Ambiente, Economia  |  luglio 27, 2017

L’acqua, un problema dei nostri tempi. Ma le soluzioni contro la siccità ci sarebbero

Già gli antichi raccoglievano quella piovana. Negli anni recenti tante discussioni sugli invasi ma poche realizzazioni: sull'Appennino Tosco Emiliano ne esistono quattro dall'inizio del secolo scorso. E poi ci sono le tecnologie moderne: desalinizzazione dell'acqua del mare fino alla capacità di rendere produttivi perfino i deserti. I problemi delle conduttore. L'eccessivo ricorso alla clorazione

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La diga della Lima

Premessa: prodotto, una parola abusata

Se oggi c’è una parola usata e abusata, questa è “prodotto”. E’ una parola recente (di un paio di secoli), almeno nel significato di “ciò che viene fabbricato, che esce dalle mani dell’uomo”. Essa conserva in sé la fantastica potenzialità dell’ingegno umano, ma anche la sua arroganza senza limiti. Infatti si definiscono” prodotti” anche quelli che in realtà non lo sono affatto e che costituiscono solo beni che la natura ci offre spontaneamente, senza che ne abbiamo alcun merito; poi sta a noi uomini servirsene, trasformandoli e soggiogandoli alle nostre più svariate esigenze.

Premessa numero 2: l’acqua non è un “prodotto”

L’acqua non è un “prodotto” e ce ne accorgiamo in questo tempo di siccità. Tutti ne parlano, a proposito e a sproposito, ricercando vari colpevoli dell’attuale penuria idrica nel nostro Paese: c’è chi li individua nei cambiamenti climatici, chi attribuisce le colpe alla gestione superficiale di questo bene prezioso, chi alla miopia di politici e amministratori, litigiosi e incapaci di progettare il futuro.

C’é del vero in ognuna di queste ipotesi! Ma il male maggiore, come spesso succede, è di tipo etico-morale e deriva dalla supponenza, dalla irresponsabilità e dall’ignoranza di tutti noi. Eppure la Storia sarebbe pronta a illuminarci e ci sarebbe anche una tecnologia avanzatissima di cui potremmo disporre se ci fossero una volontà trasparente ed un senso etico-morale del vivere come ospiti temporanei di un pianeta e non come padroni incontrastati.

Le testimonianze del passato

In molte abitazioni della Roma antica c’era un sistema virtuoso di gestione idrica: il compluvium e l’impluvium permettevano di raccogliere l’acqua piovana evitandone lo spreco e quella stessa grande civiltà si era caratterizzata per la costruzione di acquedotti avveniristici, vere e proprie opere d’arte della lunghezza di migliaia di chilometri, di cui ancora oggi restano le vestigia e anche qualcosa di più.

Analogamente, nel Medioevo, l’acqua piovana veniva raccolta dai tetti delle case e convogliata in pozzi e cisterne comuni. La città di Venezia, ad esempio, si era dotata di un sistema di invasi sotterranei e di raccoglitori periferici. L’acqua piovana scendeva nei tombini della città, attraversava appositi strati filtranti e raggiungeva i pozzi di raccolta. Per molti secoli la città lagunare si è abbeverata in questo modo.

E poi ci sarebbe la tecnologia…

Il nostro tempo dispone di una tecnologia all’avanguardia. Si pensi che è possibile desalinizzare l’acqua del mare e che in alcuni paesi stranieri sono stati resi produttivi anche i deserti, con investimenti grandiosi che alla lunga si riveleranno indispensabili alla vita dell’uomo in quelle zone.

Allora è evidente che dar la colpa ad altro o ad altri è puerile. Se è vero che non si investe in infrastrutture per vari motivi, leciti e illeciti, nonostante il costo esorbitante delle bollette dell’acqua, che viviamo tutti in un oggi infinito, senza pensare alle generazioni future, è pur vero che anche in materia di consumi idrici non conosciamo la parola “risparmio”, molto nota ai nostri avi, perché usiamo acqua potabile per fini agricoli, perché facciamo almeno due o tre docce al giorno, perché laviamo le nostre auto con frequenza maniacale e via dicendo. Abitudini a cui non vogliamo rinunciare.

La scelta dei piccoli invasi

Tra il 1911 e il 1932 nella nostra montagna sono stati realizzati dalle Ferrovie dello Stato 4 invasi a fini idroelettrici per alimentare fra l’altro la rete ferroviaria Pistoia Bologna. In ordine cronologico di realizzazione sono i seguenti: il bacino di Brasimone, nel Comune di Camugnano, il Lago di S.Maria, nel Comune di Castiglion de Pepoli, il bacino di Pavana, nel Comune di Sambuca e il lago di Suviana, nei Comuni di Camugnano e di Castel di Casio. Si tratta di invasi, alcuni molto piccoli, che costituiscono anche riserve idriche, all’occorrenza utilissime, ma che tuttavia gravitano tutte sul versante bolognese. Nella montagna pistoiese c’è il bacino della Lima, con una diga realizzata nel paese omonimo.

Intorno alla piana pistoiese ogni tanto riaffiora il proposito di creare piccoli invasi, che poi si inabissa e si insabbia per lungo tempo. Quella della realizzazione di dighe è un’idea contestata dal mondo ambientalista, e in parte a ragione, ma lo stallo in cui ci troviamo è assolutamente nefasto e controproducente.

L’acqua nelle nostre case

Ciò che è veramente inconcepibile è che ci sia penuria d’acqua anche in molti paesi di montagna, dato che la montagna, per la sua natura orografica, crea le condizioni perché possa piovere. Inoltre accade che in inverno l’acqua dei rubinetti sia freddissima, mentre in estate smodatamente calda, segno che le condutture sono superficiali e non adeguatamente interrate.

Un ulteriore problema è la pesante clorazione effettuata nei mesi estivi, che rende l’acqua poco gradevole, quando esiste la tecnologia delle radiazioni ultraviolette germicide che svolge una disinfezione ad alto livello anche contro germi e batteri resistenti al cloro.

Insomma, tagliamo corto: i pianti di coccodrillo di questi giorni per la penuria d’acqua appaiono come rigurgiti di ipocrisia e di malcostume.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.