GAVINANA – Non sarà più solo una delle principali meta di appassionati astrofili e “amanti del cielo”. L’Osservatorio astronomico di Pratorsi, dall’8 agosto 2015, giorno dell’inaugurazione ufficiale del “Parco delle stelle” che gli sorge intorno, è diventato anche un luogo in cui arte e scienza formano un insolito connubio, nel quale rigore scientifico e fantasia si abbinano: “Un mix che sicuramente richiamerà l’attenzione di tanti visitatori”, ha detto Luciano Tesi, presidente del Gamp, il Gruppo astrofili montagna pistoiese. Ed è anche questa, soprattutto questa la scommessa per il futuro di una grande eccellenza della montagna pistoiese, oltre ai tanti significati che la realizzazione del Parco (resa possibile dai finanziamenti di Regione Toscana, Comune di San Marcello e Fondazione Caripit di Pistoia e Pescia) si porta con sé: la volontà del Comune proprietario dell’area di mettere in piedi un’opera assolutamente originale, attesa da anni e sempre rinviata; il lavoro del suo progettista, Marco Cei, agronomo forestale, e degli artisti che l’hanno tradotto in pratica, Silvio Viola e Andrea Dami; il coinvolgimento, infine, di tanti richiedenti asilo giunti sul territorio montano da diversi mesi e provenienti da Pakistan, Gambia, Guinea Bissau, Nigeria, Bangladesh.
Il bagno di folla dell’inaugurazione
La presentazione del sindaco di San Marcello, Silvia Cormio, e dell’assessore alla cultura Alice Sobrero, la presenza del Prefetto di Pistoia Angelo Ciuni e di tanti altri esponenti delle istituzioni, nel giorno del taglio del nastro, hanno confermato la portata dell’evento. Ma è stato il successo di pubblico, quelle centinaia di persone presenti alla “prima” – nel corso della quale è stato proiettato anche il filmato del video maker Carlo Degl’Innocenti, un condensato di tutto il lavoro, dalle fasi embrionali fino al suo completamento -, il primo concreto riscontro che le buone idee, anche in montagna, possono suscitare ancora interesse e magari pure un po’ di entusiasmo. Adesso si tratta di non disperdere questo piccolo patrimonio, di saperlo curare e mantenere, promuovere e valorizzare.
Cos’è il “Parco delle stelle”
Il “Parco” si raggiunge dopo aver superato Gavinana, lungo la strada di Pratorsi, diventata adesso anche un “trekking planetario” grazie ad una serie di pannelli dedicati ai pianeti (ognuno dotato di brevi descrizioni informative, dalla lontananza al diametro, dalla temperatura alla rotazione e così via). Percorsi i due chilometri e mezzo circa si raggiunge l’Osservatorio astronomico intorno al quale sorge il “Parco”, circondato da una palizzata protettiva, dove si trovano altri pianeti e la grande “piattaforma sole”, sette metri di diametro, un mosaico di cemento e ceramiche dai colori sgargianti. Da lì si può riprendere il percorso nel vialetto e scendere verso le “orbite”, otto tagli leggeri nel grande prato, delimitate dalle cosiddette “fioriere-pianeti”. Tutto ciò fa parte delle opere ribattezzate il “Giardino del Sole”: “I miei pianeti si ergono sopra le piantine delle fioriere metalliche, come fiori tra i milioni di fiori di questo artistico sistema solare di Pian dei Termini”, spiega il suo autore, Andrea Dami. Appena poco più in là, fuori dalla zona recintata, svettano le cosiddette “Portatrici di stelle”, frutto dell’opera dello scultore Silvio Viola – “Tutto al femminile per omaggiare la donna che in “primis” porta per nove mesi nel grembo materno la vita, che poi darà alla luce”, sottolinea l’autore – una ventina di alti tronchi castagni e larici della Foresta del Teso, sormontati da stelle e dipinti di bianco per richiamare la luminosità della Via Lattea.
