CASTELLO DI CIREGLIO (PISTOIA) – La Montagna Pistoiese è conosciuta per i suoi paesaggi e per i suoi piccoli borghi, caratterizzati da una forte identità storica e culturale. Castello di Cireglio, con la sua posizione privilegiata, si inserisce pienamente in questo contesto; tuttavia, quando si fa riferimento al paese, emerge immediatamente la figura di Policarpo Petrocchi, filologo di fama che ha proiettato Castello nel panorama culturale italiano.
Nelle vicinanze di piazza Capivilla, cuore di Castello di Cireglio, dove nacque Policarpo, nacque anche un altro Petrocchi la cui storia avrebbe superato i confini della montagna: Luigi Petrocchi.
Per lungo tempo, la storia di Luigi è rimasta dispersa tra registri consolari, lettere e memorie familiari. È da questa ricostruzione documentaria che nasce il libro O Cônsul de Castello di Cireglio – A vida e a família de Luigi Petrocchi (traduzione: il console di Castello di Cireglio – la vita e la famiglia di Luigi Petrocchi), frutto di una lunga ricerca storica.
L’educazione come destino
Luigi Petrocchi nacque nel 1866, in un’epoca in cui la montagna conservava ancora viva la propria tradizione comunitaria, nella quale scuola, famiglia e vita collettiva svolgevano un ruolo centrale nella trasmissione dei valori della popolazione locale.
Cugino di Policarpo Petrocchi, Luigi seguì un percorso simile nei primi anni: apprese le prime lettere in casa, iniziò gli studi in montagna e proseguì la formazione a Pistoia sotto la guida dello zio, don Giuseppe Petrocchi. Da quel momento, tuttavia, le loro strade presero direzioni diverse.
Proseguì gli studi al Collegio Eugeniano di Pistoia, prestò servizio per cinque anni nell’esercito e trovò nell’insegnamento la sua vocazione definitiva, esercitando per otto anni come maestro nella Scuola comunale di Castello di Cireglio. Alla fine del 1900, fu incaricato dal governo italiano di organizzare e dirigere una scuola in Brasile destinata alle comunità italiane emigrate e ai loro discendenti.
Un’identità italiana fuori dall’Italia
Nelle ultime decadi del XIX secolo, il Brasile fu la principale destinazione dell’emigrazione italiana nel mondo. All’arrivo, molti emigrati venivano insediati in regioni isolate e prive di infrastrutture. Lontani dalla patria e immersi in realtà così diverse, rischiavano di perdere progressivamente le proprie radici.
In questo contesto, le scuole italiane svolgevano un ruolo fondamentale: non solo istruivano, ma preservavano l’identità culturale. Luigi fondò e diresse una scuola italiana a Bento Gonçalves, nel sud del Paese. Inizialmente accolta con diffidenza dalla popolazione locale, l’istituzione conquistò rapidamente riconoscimento.
Il successo dell’iniziativa lo portò a viaggiare in diverse regioni, promuovendo e orientando la creazione di nuove scuole. Il riconoscimento ottenuto presso le comunità italiane e le autorità locali brasiliane consolidò la sua posizione come figura di riferimento.
La credibilità pubblica acquisita lo condusse progressivamente ad assumere incarichi consolari, arrivando a operare come console italiano in tre stati brasiliani: Rio Grande do Sul, Santa Catarina ed Espírito Santo.
L’eredità in Brasile
Come educatore, introdusse metodi considerati moderni per l’epoca. Molte delle scuole italiane create sotto la sua guida furono successivamente integrate nel sistema pubblico di istruzione, lasciando tracce durature nell’organizzazione scolastica regionale.
Come funzionario consolare, si distinse per la dedizione nell’assistenza e nella tutela degli italiani stabiliti in Brasile.
Nel corso del XX secolo, comunità inizialmente formate da lavoratori poveri provenienti dall’Italia si integrarono con successo nella vita economica e pubblica del Paese. Questo percorso storico aiuta a comprendere l’impatto del lavoro svolto da educatori e figure di riferimento come Luigi Petrocchi nel periodo iniziale dell’immigrazione.
Oggi il Brasile conta oltre trenta milioni di discendenti di italiani e la presenza italiana nel Paese mantiene profondi legami affettivi con l’Italia.
Il ritorno alla montagna
Nel 1921, dopo la morte del padre e del fratello, Luigi tornò a Castello di Cireglio per prendersi cura delle terre di famiglia. Si dedicò alla creazione di una proprietà agricola, ristabilendo il proprio legame con il territorio d’origine.
Una volta stabilizzata la tenuta, riprese l’attività educativa, assumendo per quasi un decennio la direzione degli Istituti Raggruppati di Pistoia e dedicandosi nuovamente alla formazione dei giovani.
Luigi Petrocchi morì nel 1938.
Il libro restituisce alla Montagna Pistoiese la memoria di uno dei suoi figli che, pur avendo attraversato l’oceano, non si allontanò mai interiormente da Castello di Cireglio, formò giovani in due continenti e servì il governo italiano mosso da un autentico amore per l’Italia, convinto che l’educazione sia il fondamento primario dello sviluppo sociale.
Prevista per la fine di aprile, la pubblicazione brasiliana sarà presto affiancata da una versione italiana, anche in formato e-book, con il titolo Il Console di Castello di Cireglio: la vita e la famiglia di Luigi Petrocchi.
di Vieira Petrocchi (discendente diretto di Luigi Petrocchi)
Alcune foto contenute nel libro
Sopra da sinistra: ritratto a grandezza naturale di Luigi Petrocchi in abito consolare; Petrocchi in età matura durante il periodo in cui fu direttore degli Istituti Raggruppati di Pistoia; Augusta Chiavacci, la prima moglie
Sopra da sinistra: Luigi Petrocchi in giovane età, nel Rio Grande do Sul, Brasile; Luigi Petrocchi (a destra), accanto al cugino, il generale Metello Gianni, e allo zio Luigi Gianni (al centro), allora l’ultimo garibaldino pistoiese ancora in vita. Luigi indossa l’uniforme consolare completa, con le insegne di Cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia, conferitegli per la sua opera nelle scuole italiane in Brasile



