La ricerca, Pistoia  |  dicembre 10, 2018

La residenza pistoiese di Rudolf Borchardt, scrittore e filologo tedesco

Visse a lungo in Toscana, dal 1925 al '32 a Candeglia. Un “europeista”: legatissimo alla cultura tedesca, con l'Inghilterra come casa spirituale e l'Italia come paese adottivo. Autore di notevoli opere e romanzi scrisse un'impareggiabile traduzione in tedesco antico della Divina Commedia. Tante le visite di personaggi importanti nella sua villa di Pistoia. Il carteggio con Benedetto Croce

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PISTOIA – L’interesse degli scrittori e dei poeti stranieri per il nostro paese è una costante nel tempo. Basti pensare a Goethe, Keats, Cechov, Gogol che hanno condiviso i loro successi letterari con le città di Napoli, Roma, Venezia. Anche i “minori” hanno avuto un feeling particolare con l’Italia, con la Toscana in particolare e con il Pistoiese nello specifico.

Del soggiorno a Pracchia di W.S. Landor ho parlato recentemente. (I soggiorni a Pracchia di quel romantico e irascibile poeta inglese). Della residenza a Candeglia/Pistoia dello scrittore e filologo tedesco Rudolf Borchardt, parlerò in questo articolo.

Borchart,a la lunga residenza in Toscana

Rudolf Borchardt nasce il 9 giugno 1877 a Konigsberg, allora nella Prussia orientale oggi Kaliningrad nell’enclave russa tra Polonia e Lituania. Figlio di un commerciante di origini ebree era legatissimo al mondo tedesco e alla sua cultura ma finì per trascorrere oltre la metà della sua vita in Toscana fra Lucca, Pistoia, Forte dei Marmi, Volterra.

Il suo arrivo a Pistoia

All’età di 48 anni (siamo nel 1925) si traferisce in una villa a Pistoia, esattamente in Via di Bigiano e Castel Bovani. Si tratterrà qui fino al marzo del 1931 quando prenderà la residenza a villa Bernardini a Saltocchio nei pressi di Lucca.

R. Borchardt, che parla un’italiano perfetto e conosce benissimo l’italiano antico, non ha intenzione di tornare in Germania in modo definitivo anche se frequenti sono i viaggi in quel Paese già devastato nel 1923 da un’inflazione massacracante (486.000.00%).

Da una corrispondenza con Lord Vansittart (politico e diplomatico inglese) riportata da Markus Neumann in “Die Englische Komponente”, R. Borchardt, oltre ad avere parole di riguardo per gli inglesi, parla dell’Italia: “England my spiritual home, and, as that, Italy my adoptive country.

Già un pensiero europeista?

Legatissimo alla cultura tedesca, Inghilterra come casa spirituale e Italia come paese adottivo: semplici stati oggettivi ed emotivi o inizio di un pensiero europeista di più vasta portata?

Le sue opere

Autore di opere e romanzi del calibro di Rede uber Hofmansthal, Villa, Ewiger Vorat deutscher Poesie,, Volterra, Il giardiniere appassionato, L’amante indegno, Anabasis 1943 – 1945, Città italiane, scrisse inoltre un’impareggiabile traduzione in tedesco antico della Divina Commedia.

Gli amici tedeschi in visita alla villa di Bigiano

Martin Bodmer

Nel 1925 e nel 1927 R. Borchardt ospita nella villa di via di Bigiano Martin Bodmer (Zurigo 1899 – 1971). Erede di una immensa fortuna Bodmers è stato un notissimo collezionista d’arte e benefattore di rara bontà.

La sua rivista letteraria “Corona” (lanciata negli anni ’20) e la sua villa di Zurigo fanno l’una da calamita e l’altra da club ristretto per prestigiosi scrittori dell’epoca. E’ in questo periodo che prende piede il suo progetto di “biblioteca universale” che accolga tutti i capolavori dell’umanità.

Ospite insieme a Bodmers era la moglie Alice.

Werner Kraft

Werner Kraft fa visita a R. Borchardt nel 1927. Ma chi era costui? W. Kraft (1896 Braunschweig – 1991 Gerusalemme) è stato un noto bibliotecario e letterato. Ha vissuto ad Hannover fino all’età di 38 anni per poi trasferirsi per tutta la restante vita a Gerusalemme. Già da adolescente W. Kraft scriveva con entusiasmo di Borchardt. Dalle sue memorie si legge:”Ho divorato tutta la letteratura e la poesia e ho tirato fuori due figure di vitale importanza per la mia intera vita spirituale. Il primo è R. Borchardt che ho letto con vero entusiasmo e che considero un grandissimo poeta indipendente dalle idee di nazionalismo culturale tedesco. […..]

Marion Franchetti

Dal 1927 per alcuni anni inizia a svilupparsi un’amicizia con la baronessa Marion Franchetti. Reciproche sono le visite nelle loro ville. Marion Franchetti, nata nel 1870 a Monaco di Baviera e morta nel 1948 a Firenze, in realtà si chiamava Marion Hornstein Hohenstoffeln. Prese il cognome Franchetti dal matrimonio con il barone Giorgio Gioacchino Franchetti conosciuto a Dresda dove il barone prendeva lezioni di piano.

Hugo von Hofmannsthal

Hugo von Hofmannsthal (Vienna 1874 – 1929) fa visita a R. Borchardt nella villa di via di Bigiano nel giugno del 1929. Morirà un mese dopo.

Hugo von Hofmannsthal è stato uno scrittore, poeta, drammaturgo e il librettista ufficiale di Richard Strauss dal 1906.

Ha un’intelligenza fuori dal comune, a soli 6 anni legge i classici in lingua originale e a 16 anni pubblica una raccolta di poesie.

Hofmannsthal, considerato a lungo il poeta dell’estetismo, fu molto amico di Borchardt. Nel 1902 avvenne il loro primo incontro e frequenti erano le lettere che si scrivevano. Frequenti pure sono le visite di Hofmannsthal a Borchardt in Toscana.

Molto impressionato dal paesaggio, l’arte e lo spirito italiano e dalla stessa personalità dell’amico Borchardt che ebbe a scrivergli: “E’ mio destino ora, negli anni della maturità, essere legato a te con mille fili, come tu lo fosti prima a me.”

Il 13 luglio del 1929 il figlio di Hofmansthal, Franz, muore suicida. Due giorni dopo al suo funerale Hugo von Hofmannsthal viene colto da emorragia cerebrale; muore dopo poche ore all’età di 55 anni.

La corrispondenza con Benedetto Croce

Il primo incontro personale, rimasto anche l’unico, fra Borchardt e Croce avvenne all’inizio del ‘900 in Umbria dove quest’ultimo trascorreva le vacanze estive.

Dopo quell’ incontro, caratterizzato come ha ricordato Croce da “vivacità di conversazione” si deve aspettare una ventina di anni prima che i due relazionassero di nuovo.

Nell’ottobre del 1923 Borchardt scrive a Croce per invitarlo a partecipare alla raccolta di scritti di Hugo von Hofmannsthal.

Nel 1925 Borchardt compone un saggio su Croce e lo invia a Zurigo perchè venisse stampato.

La lettera di Croce

Croce lo ringrazia con questa lettera: (Carteggio Croce – Borchardt a cura di E. Cutinelli – Rendina)

Napoli

18.11.1925

“Caro dr. Borchardt,

Di ritorno a Napoli, Le mando i miei saluti e le esprimo i miei ringraziamenti per lo scritto che trovai stampato a Zurigo e che fu per me una grata sorpresa. Troppo bello, a dir vero, e troppo magnifico per me; e nondimeno a me stesso istruttivo in molti punti, nei quali il reagente del suo originale ingegno mi ha condotto a vedere più chiaro nelle mie tendenze e nelle mie opere. Non verrà a Roma? Non capiterà qui a Napoli? Sarei ben lieto di rivederla.

Con una cordiale stretta di mano mi abbia

Suo aff.mo

B. Croce”

 

La risposta di Borchardt

Borchardt gli risponde. (Carteggio Croce – Borchardt a cura di E. Cutinelli – Rendina)

“Villa di Bigiano

Candeglia (Pistoia)

27 Februar 25

Verehrtester Herr Senator,

le sue cordiali parole sul mio saggio sono quanto di meglio mi fosse concesso di sperare nei confronti di questo infinito lavoro – un lavoro che, fino ad oggi, appena potevo decidermi a veder stampato e per il quale la mia unica scusa è che mi è stato chiesto all’ultimo momento, allorchè tra cento altri impegni non mi rimaneva che una notte per mettere in piedi e spedire qualcosa di stampabile. Se con calma e agio ci si possa trarre qualcosa che permetta di discolparsi, lo si vedrà.

Sicuramente ci sarà ancora occasione di incontrarci – e non ho bisogno di dire quanto piacere ne avrò – e magari proprio quando passeremo da Napoli diretti in Grecia, dove, per un lavoro già intrapreso, viaggeremo per sei mesi o un anno. Per il momento sto curando a mio gusto questa vecchia bella casa con giardini, piante e campi, e rimando ogni erudizione pensando, dopo gli anni del terrore ormai superati, solo al raccoglimento e alla poesia.

Cordialmente e come sempre devoto suo Borchardt”

L’ultima lettera del carteggio (agosto 1943), quando Borchardt si trovava a Forte dei Marmi, è un invito a proteggersi da eventuali persecuzioni che, caduto il fascismo, gli italiani avrebbero potuto compiere contro i tedeschi residenti in Italia.

Le cose, per lui, andarono diversamente ma questa è un’altra storia. Anche l’ispirazione che la città di Pistoia e i giardini delle sue ville gli hanno dato nel comporre il romanzo “Il giardiniere appassionato” è un altra storia degna di essere approfondita magari prossimamente.

Concludo con due frasi celebri dello scrittore tedesco:

“Il giardino dell’uomo è una grande democrazia: non ha bisogno di nessuno per diventare più popolare di quanto già non sia”.

“Il fiore allude agli esseri umani, per questo fiorisce solo per l’uomo. E per questo soltanto il «compendio dell’umanità», il poeta, è il perfetto giardiniere”.


La Redazione

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