Cultura & Spettacoli, Pistoia  |  gennaio 25, 2018

Giorno della memoria: il libro che racconta gli anni fiorentini di Carlo Levi

Doppia presentazione del volume scritto da Nicola Coccia a Firenze (venerdì 26 gennaio agli Uffizi) e a Pistoia (giovedì 1 febbraio al Caffé “Parterre”). Il testo, vincitore del Premio letterario Carlo Levi 2016, narra il periodo della guerra e delle persecuzioni degli ebrei, nel quale scrisse la sua opera più nota, “Cristo si è fermato a Eboli”. Il rifugio in casa di Anna Maria Ichino, che salvò la vita a decine di persone

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La copertina del libro di Nicol Coccia

 

PISTOIA – “L’arse argille consolerai: Carlo Levi dal confino alla Liberazione di Firenze attraverso foto, testimonianze e documenti inediti” è il titolo del libro scritto dal giornalista Nicola Coccia che sarà presentato domani, venerdì 26, alle 9, a Firenze, nella biblioteca del museo degli Uffizi e giovedì 1 febbraio, a Pistoia, al Caffè Letterario “Il Parterre”, di piazza San Francesco. Entrambi gli incontri, ai quali sarà presente l’autore, agli Uffizi in compagnia del direttore Eike Schmidt, sono inseriti nel programma di eventi del “Giorno della memoria”. L’evento pistoiese è organizzato dalla Comunità ebraica, dal Comune e dalla Provincia di Pistoia e da Legambiente.

Un ebreo in un cimitero cattolico

«Nel mezzo del cimitero si apriva una fossa, profonda qualche metro, con le pareti ben tagliate nella terra secca pronta per il prossimo morto. Una scaletta a pioli mi permetteva di entrarci e di risalire senza difficoltà. In quei giorni di calura avevo preso l’abitudine di scendere nella fossa e di sdraiarmi sul fondo… In quella solitudine, in quella libertà passavo delle ore». Così scrive Carlo Levi nel “Cristo si è fermato a Eboli”. Il cimitero è quello di Aliano, in provincia di Matera, dove il fascismo confinò l’intellettuale torinese nel 1935. Il camposanto era anche il luogo che non doveva oltrepassare. E qui, in un angolo, si fermava a dipingere, sorvegliato da una guardia che non lo perdeva mai di vista. E il cimitero è stato il primo soggetto che dipinse in quella terra abbandonata da Cristo e dagli uomini. Ed è qui che Carlo Levi ha voluto essere sepolto nel gennaio 1975. Unico ebreo in un cimitero cattolico.

Levi a Firenze

Per otto anni Carlo Levi raccontò i giorni del confino. Ma solo a Firenze, fra l’inverno del 1943 e l’estate del 1944, raccogliendo la sfida di un amico, scrisse “Cristo si è fermato a Eboli”, definito da Vittore Branca “il libro più importante del nostro dopoguerra”. A Firenze Levi c’era già stato a vent’anni e c’era tornato poco dopo per fare il militare. Carlo Levi tornò una terza volta nel 1941 invitato dalla donna che amava, Paola Olivetti, fiorentina, moglie di Adriano, l’industriale delle macchine da scrivere. Paola e la zia Drusilla, compagna di Eugenio Montale, gli avevano trovato uno studio nel piazzale Donatello. Ci doveva stare un mese. Si fermò per quattro anni.

Carlo Levi fu costretto a cambiare molte volte alloggio. Nell’autunno del 1943 trovò rifugio in casa di Anna Maria Ichino, in piazza Pitti. In quell’appartamento Levi scrisse “Cristo si è fermato a Eboli”, mentre per le strade di Firenze si eseguivano retate di ebrei e si uccidevano renitenti alla leva. Dal cielo gli Alleati bombardavano gli scali ferroviari per impedire i rifornimenti ai tedeschi. Ogni giorno poteva essere l’ultimo.

Il ruolo di Anna Maria Ichino

Fra il 1938 e il 1944, Anna Maria Ichino salvò, oltre a Carlo Levi, decine e decine di persone: studenti, insegnanti, impiegati, ebrei e antifascisti. Anna Maria Ichino, anche se era nata a Firenze, aveva radici in Valdinievole. La mamma proveniva da una importante famiglia di Massa e Cozzile che in tempi lontanissimi si era imparentata con i Medici. Nella villa materna Anna Maria trascorreva le vacanze estive. E fu proprio, durante l’estate del 1925, che cominciò la sua educazione antifascista. Nel luglio di quell’anno l’albergo di Montecatini dove aveva appena preso alloggio Giovanni Amendola venne “assediato” da un migliaio di fascisti. Con la scusa di sottrarlo all’aggressione venne fatto salire su un’auto, attirato in una trappola e bastonato senza pietà. Amendola morì per le conseguenze di quelle ferite.

La casa dove scrisse “Cristo si è fermato a Eboli”

In casa di Anna Maria Ichino Carlo Levi ha scritto “Cristo si è fermato a Eboli”. Lo ha scritto con un lapis, senza ripensamenti. E Anna Maria lo ha battuto a macchina, pagina dopo pagina. Quasi tutti i giorni. Ma non sempre. A volte mancava la luce elettrica e a volte non avevano mangiato abbastanza. Quella casa diventò uno dei centri clandestini del Comitato di Liberazione. Lì si riuniva la Commissione Stampa. Ed è lì che venne ideata e preparata “La Nazione del Popolo”, organo del Comitato di Liberazione, diretto da Carlo Levi.

Questa vicenda umana e politica è ricostruita nel volume di Nicola Coccia. L’autore ne parlerà prima a Firenze e poi a Pistoia: una doppia occasione per saperne di più sul libro che ha vinto il premio nazionale Carlo Levi 2016.


La Redazione

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