Ambiente, Economia  |  dicembre 4, 2016

Biodiversità, castanicoltura, turismo: le grandi potenzialità dei nostri boschi

Non solo biomasse ma uno scrigno di risorse eterogenee da curare amorevolmente. Che deve essere difeso dalle varietà di piante invasive. E valorizzato in chiave turistica. L'importanza della riproposizione, moderna, dell'economia del castagno. Al “Progetto bosco” la responsabilità di rispondere alla domanda di fondo: cosa vogliamo fare del nostro patrimonio verde?

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Foto di Angelo Celsi

 

Il “Progetto bosco” è molto interessante e costituisce per la nostra montagna una novità dal punto di vista della maggiore razionalizzazione delle risorse del bosco, prevalentemente nel settore delle biomasse. Tuttavia mi sembra doveroso puntualizzare alcuni aspetti che possono apportare riflessioni forse utili al tema in questione.
I nostri monti hanno una risorsa verde inestimabile e sarebbe un grave errore considerarla solo come produttrice di biomasse. Indubbiamente il bisogno di energia locale e a basso costo è un fattore da tenere in grande considerazione. Ma ci sono almeno altri tre vantaggi che le nostre foreste possono offrirci.

La biodiversità

IMG_1455  Il bosco “aggredito”

Il primo è senz’altro la biodiversità, di cui si esalta l’importanza per lo più nei documenti ufficiali, nelle ricorrenze e nelle manifestazioni pubbliche. Di fatto il nostro Appennino, specie nel versante toscano di collina e di bassa montagna, si sta impoverendo di specie vegetali autoctone, a tutto vantaggio di due varietà invasive, la robinia pseudoacacia (la cascia) e l’ailanto che, con gli attuali ritmi e regolamenti di taglio, entro 30 anni domineranno incontrastati i nostri boschi. E’ questo un esempio drammatico di come una ceduazione indiscriminata e senza altre finalità se non il profitto crei alla lunga danni irreparabili.

La castanicoltura

castagne La castagna come risorsa

Il secondo vantaggio potrebbe essere costituito dalla riproposizione in chiave più moderna della castanicoltura, semplicemente incentivando le potature dei castagni ancora produttivi, il reinnesto dei polloni ormai selvatici o l’impianto di nuovi castagneti.
Forse non tutti sanno che l’Italia sta importando enormi quantità di castagne da paesi come l’Albania e la Spagna quando, fino alla prima metà del secolo scorso, ne era esportatrice. Tanto più che la domanda di farina dolce sta crescendo ed i prezzi che essa spunta sono sicuramente interessanti. Questo settore potrebbe essere un’opportunità di lavoro per giovani che volessero intraprendere nel settore agro-silvo-pastorale.

Il turismo

IMG_4829 IMG_2850 A piedi, in bici…

Il terzo vantaggio derivante da un’assennata gestione dei boschi è certamente la componente estetica, collegata a fini turistici. Il deficit di natura che l’uomo metropolitano avverte con sempre maggior sofferenza sospinge i cittadini a immergersi nel verde, ad esplorare le nostre foreste a piedi, in bici e a cavallo, utilizzando una rete sentieristica che potrebbe, se risistemata e curata, rappresentare un’importante risorsa economica.
Oggi è davvero deprimente percorrere ciò che resta dei nostri antichi sentieri: smottamenti, alberi di traverso e tutt’intorno un intrico di sterpi, di ceppe sbarbate dalla forza degli agenti atmosferici, di fusti ormai rinsecchiti, di robinieti inestricabili, sotto i quali nascono solo rovi, edere e qualche sparuto sambuco.

Il bosco bello e fruibile

IMG_1265

Il camminatore si aspetta invece boschi esteticamente belli, armoniosi, rilassanti e fruibili, quella componente non secondaria dell’offerta turistica che è anche segno di amore e di rispetto della tradizione nonché di ciò che ci hanno lasciato gli avi (se tornassero per un momento i nostri nonni e vedessero lo stato dei boschi, ci prenderebbero a calci nel culo dalla mattina alla sera, e avrebbero ragione !!!). Si tratta di un investimento economico per il futuro dei nostri figli, ma anche di una testimonianza educativa per le giovani generazioni sempre più “virtuali”.

Cosa fare di questo patrimonio

Allora al “Progetto bosco”, per il momento solo “pilota”, spetta la responsabilità di rispondere ad una domanda estremamente impegnativa: cosa ne vogliamo fare del nostro patrimonio verde? Un miope monouso oppure uno scrigno di eterogenee risorse da curare amorevolmente?
Al “Progetto bosco”, la risposta, augurandogli di essere un saggio apripista per una consapevole gestione futura di tutti i boschi del nostro Appennino.


Maurizio Ferrari

Maurizio Ferrari, sambucano di origine, ha insegnato Lettere per 38 anni nelle scuole superiori pistoiesi. Ora è impegnato nella promozione e nel rilancio del nostro territorio montano come presidente dell'associazione "Amo la montagna", che si è costituita due anni fa e che ha sede a Castello di Cireglio. Da 25 anni collabora con la rivista "Vita in campagna" del Gruppo "Informatore Agrario". Recentemente ha pubblicato il libro "Dieci racconti sambucani" ispirati alla vita quotidiana ed alla gente di Sambuca Pistoiese.