David Le Breton, docente allʼUniversità di Strasburgo, antropologo e sociologo, è autore fra lʼaltro di Il mondo a piedi (Feltrinelli, 2001), La pelle e la traccia. Le ferite del sé (Meltemi, 2005) e Il sapore del mondo. Unʼantropologia dei sensi (Raffaello Cortina, 2007).
David Le Breton torna sullo stesso tema di Il mondo a piedi (Feltrinelli, 2001) “come un camminatore che, anni dopo, torna su un percorso che ha immensamente amato”. Uomo di grande sensibilità e cultura, illuminato interprete del suo tempo, Le Breton raccoglie in queste pagine schizzi paesaggistici, riflessioni e aneddoti sul camminare e sui camminatori, rievoca tradizioni e personaggi storici e ci offre un punto di vista inedito e ispirato su un aspetto insolito del viaggio. Percorrere sentieri e rotte insolite, sondare foreste e montagne, scalare colline solo per il piacere di ridiscenderle, poter contare solo sulle proprie forze fisiche, esposti di continuo agli stimoli del mondo fuori e dentro se stessi: questo è il camminare, un anacronismo in una contemporaneità che privilegia la velocità, il rendimento, lʼefficienza. Per Le Breton camminare è un lungo rito dʼiniziazione, una scuola universale, una filosofia dellʼesistenza che purifica lo spirito e lo riconduce allʼumiltà, un atto naturale e trasparente che restaura la dimensione fisica del rapporto con lʼambiente e ricorda il sentimento della nostra esistenza. (Dalla quarta di copertina)
Dieci anni dopo Il mondo a piedi, e non avendo mai smesso di camminare, ho voluto riprendere la strada della scrittura per dare testimonianza di altre esperienze, altri incontri, altre letture. Spero di non ripetermi troppo ma di essere come un camminatore che torna, anni dopo, su un percorso che ha immensamente amato. Questi non è più affatto la stessa persona, in quei luoghi vede altre cose. Del resto, è il paesaggio stesso a essere cambiato. Probabilmente il percorso sarà diverso, ma lo spirito di fondo de Il mondo a piedi resta. Ho voluto riprendere sentieri che un tempo ho percorso, rileggere opere che ho amato, essendo lo stesso uomo di allora e allo stesso tempo non essendolo affatto. In questi ultimi dieci anni, trascorsi in un soffio, la pratica del camminare ha acquisito sempre maggior rilievo e coinvolto una popolazione crescente. Ormai è cosa comune incrociare sui sentieri altri escursionisti, partiti per tutta la giornata o per una passeggiata di qualche ora. Il desiderio di riprendere la strada della scrittura per raccontare daccapo la gioia di camminare diventava imperioso. Anche la tendenza a divagare è sempre sovrana e la pagina bianca prolunga piacevolmente il sentiero sotto i passi. (Dallʼintroduzione dellʼautore)
CITAZIONE – La traccia sul suolo dipende dal numero di camminatori che sono passati da lì. Ogni uomo e ogni donna fin dallʼinfanzia, vi lascia il segno del suo respiro e dei suoi passi. Il cammino è una forma di comunicazione non solo nello spazio, ma anche nel tempo. Lʼinfinitesimale firma di ogni passante è lì, impercettibile. Perché tale è lʼumiltà del cammino mille volte percorso, che inscrive la traccia dissimulandola allo sguardo.
DETTAGLI TECNICI
EDITORE: Edizioni dei Cammini
LINGUA: Italiano (traduzione dal francese di Cristina Nicosia)
ANNO: 2015
PAGINE: 185
