After all is basketball  |  ottobre 3, 2018

Oriora, l’autunno è freddo e va alzata la temperatura

Nel pre campionato diversi segnali fanno temere un calo di interesse per il Pistoia Basket. Motivi fisiologici o cos'altro? Eppure i ricambi societari e la crescita dei piccoli sponsor dovrebbero incoraggiare. E c'è un patrimonio di passione che non può essere disperso. In attesa di vedere quelle che darà la squadra, che risposte si possono attendere dai tifosi?

di

Tempo di lettura: circa 4 minuti

Pistoia – Diciamo la verità, una vigilia così moscia non la vivevamo da tanti anni. Lo so, il bravo cronista, a poche ore dalla prima palla a due della nuova stagione, dovrebbe dispensare a piene mani ottimismo, buoni propositi e tutto l’entusiasmo del mondo per le luci che, finalmente, si riaccendono al PalaCarrara, ma la verità è che una temperatura così tiepida non la sentivamo da tanti anni.

C’è meno voglia di basket?

Attenzione, non sto parlando di ottimismo o pessimismo per la stagione che inizia, non è questione di fiducia nei nostri ragazzi, il punto sta nel misurare la voglia di basket che si percepisce intorno al parquet. Lasciamo perdere la conta degli abbonamenti, parlo di sensazioni a pelle.

Chi non ricorda il pienone sulla Sala per la presentazione di qualche stagione fa? Chi non ricorda i fumogeni – bellissimi! – in piazza Duomo? Chi non ricorda la curiosità intorno ai nuovi ragazzi che, anno dopo anno, si sono avvicendati in campo? Davvero qualcuno non si è accorto della differenza percepita in occasione del trofeo Bertolazzi o in occasione dello “Wild party” a firma OriOra di domenica scorsa? Davvero nessuno ha notato che il gruppo della Baraonda – pur encomiabile per sostegno, presenza e voglia – sembra meno folto di qualche tempo fa?

I motivi del calo di tensione

Davvero nessuno di voi ha avuto occasione di parlare con almeno un fedelissimo che quest’anno, per i più svariati motivi, non ha fatto l’abbonamento? Non credo sia capitato solo a me. Dunque, che succede? Quali sono i motivi?

Il principale credo sia riconducibile ad una questione fisiologica o, per dirla con Nicola Salerni, alla progressiva sparizione dei modaioli. La verità è che quest’inizio di parabola discendente l’abbiamo già vista – mi rivolgo agli almeno over 30 di età – a fine anni 90, quando anche prima della infausta stagione 98-99 si era percepito un nettissimo calo di interesse. Il basket era sempre al livello migliore possibile in Italia, eppure – nonostante scontri mai banali con Bologna, Milano, Varese, Treviso ed altre piazze storiche – non riuscivamo più a far traboccare di tifo il nostro palazzo. Era abbastanza assurdo, per certi versi, ma si percepiva chiaramente che per il tifoso medio dell’epoca era di gran lunga preferibile un campionato di A2, possibilmente di vertice e magari con un bel derby vecchia maniera con i termali, piuttosto che un onesto vivacchiare nella massima serie, dove i veri cultori della pallacanestro potevano godere almeno del calibro degli avversari, ma i meno appassionati sembravano essersi stufati del basso potenziale della nostra realtà.

Passione da non disperdere: ma come?

Ora, io sono tra quelli che preferisce vedere Milano e perdere nove volte su dieci, piuttosto che giocarmela tutte le domeniche su tutti i campi della LegaDue, però se devo essere sincero posso capire anche gli altri. Come fare, dunque, per non disperdere un patrimonio di energia, tifo e passione? Come non vanificare tutto quanto seminato in questi ultimi anni? Come essere nuovamente attrattivi verso lo zoccolo meno duro della piazza, pur sapendo di non poter promettere nemmeno la certezza della salvezza?

I segnali positivi

Sono sincero, non ne ho la più pallida idea. Sono tra quelli che ha salutato con favore i nuovi ingressi nella stanza dei bottoni e sono tuttora convinto che siano persone non solo di valore, ma che potranno favorire – col tempo – un cambio di passo al già encomiabile lavoro dei dirigenti di lungo corso. Sono tra quelli che, invitato alla serata del Consorzio, ha visto una bella comunità di piccoli sponsor, viva e vogliosa di pallacanestro. Tutti segnali, insomma, che fanno ben sperare, tante piccole cose che, tanto per essere estremamente chiari, mancarono completamente nell’annus horribilis 1999.

Cosa non fare

La sfida vera per dirigenza, addetti ai lavori e sponsor, comunque, resta quella di trovare il modo d ravvivare la fiamma della piazza. Mi sia concessa la mezza frecciata polemica – un istinto insopprimibile, questo mio, perdonatemi – l’idea di convocare la gente per le 19.30 ad un evento che inizia effettivamente alle 21.15 non è un grande spunto da cui ripartire ed è il manifesto, per certi aspetti, di tutto quello che, da ora in avanti, in termini di improvvisazione, mancanza di pianificazione ed assenza di coordinamento dovrà essere evitato.

Manca la squadra materasso

Quanto a noi sugli spalti, ci aspetta la prima grande prova di maturità. Certo, a palla ferma è sempre difficile fare previsioni esatte, ma forse per la prima volta sembra mancare la squadra materasso, quella Caserta che resta a zero punti per tutto il girone di andata piuttosto che quella Capo d’Orlando che si suicida in Europa. Sembra mancare, insomma, almeno un avversario che ti possa permettere il lusso di fare qualche passo falso senza che ti salga subito l’ansia.

L’esordio non sarà semplice, Pesaro è una piazza difficile e la partita vale già tantissimo in ottica salvezza. Dopo l’esordio, ci saranno Venezia in casa ed a seguire la trasferta di Milano.

In quanti saremo al Palacarrara?

Quanti saremo in questa stagione? Quanta voglia di pallacanestro c’è ancora a Pistoia? Quale tipo di segnale riusciremo a mandare, come tifoseria, a chi si fruga in tasca, dalla OriOra a tutti gli altri? Con altissima probabilità, la febbre della piazza la misureremo alla quarta di campionato contro Brindisi, che – così a naso – già oggi sembra poter avere il sapore di partita fondamentale per le sorti della stagione. Staremo a vedere.


La Redazione

Con il termine La Redazione si intende il lavoro più propriamente "tecnico" svolto per la revisione dei testi, la titolazione, la collocazione negli spazi definiti e con il rilievo dovuto, l'inserimento di immagini e video. I servizi pubblicati con questa dizione possono essere firmati da uno o più autori oppure non recare alcuna firma. In tutti i casi la loro pubblicazione avverrà dopo un attento lavoro redazionale.